
Organismi geneticamente modificati
Con il termine OGM s’intende un essere vivente il cui patrimonio genetico originario e’ stato modificato mediante il ricorso all’ingegneria genetica, con l’inserimento di geni estranei, spesso appartenenti a specie diverse, allo scopo di aggirare i normali processi di selezione naturale, per ottenere organismi, detti transgenici, con le caratteristiche desiderate. I sostenitori delle biotecnologie affermano che l’utilizzo degli OGM permetterà, nel lungo periodo, di sconfiggere la fame nel mondo. Tuttavia, da più parti, si obietta a questa tesi che il problema della fame nel mondo e’ un problema complesso, che non e’ causato unicamente dalla carenza di cibo e di tecnologie appropriate, ma soprattutto da un’ingiusta e sbilanciata distribuzione delle risorse tra il “Nord” e il “Sud” del mondo.
Inoltre, ci si interroga sull’impatto ambientale di queste biotecnologie, sulle ripercussioni che possono avere in termini di perdita di biodiversita’ (secondo la FAO per l’introduzione massiccia delle monocolture, utilizzate dall’ingegneria genetica, il 75% delle varietà agricole presenti all’inizio del secolo sono già state perse) e sui rischi per la salute umana che sono, a tutt’oggi, ancora difficili da prevedere.
La tecnica dell’incrocio è da sempre utilizzata dagli agricoltori, che in questo modo sono riusciti a creare qualità alimentari con caratteristiche migliori, ma questo e’ sempre avvenuto tra specie tra loro compatibili. L’alterazione genetica opera invece manipolazioni tra specie che di per sé non hanno nulla in comune e che, senza il laboratorio, in natura non si sarebbero mai incontrate.
Insomma, si pone un serio problema di sostenibilità ambientale.
Appare necessario arginare la diffusione degli OGM per molteplici motivi: evitare di compromettere l'equilibrio biologico e l'ecosistema; prevenire danni alla salute dei consumatori; valorizzare le produzioni locali; non impedire alle aziende adiacenti ai produttori di OGM di effettuare la conversione ad agricoltura biologica.
Attualmente, la maggioranza degli organismi transgenici in commercio sono vegetali resistenti ai pesticidi o agli insetti, sviluppati da multinazionali come la Monsanto, nel tentativo di ridurre l’uso di anticrittogamici in agricoltura. Si tratta di riso, grano o soia, il cui patrimonio genetico è stato trasformato per permettere loro di sopravvivere ad un determinato pesticida. Generalmente è la ditta che produce il prodotto chimico ad “inventare” anche la nuova pianta, che viene resa sterile (in modo che l’azienda possa mantenere il controllo sui semi) e brevettata. Se un contadino vuole usare quei semi, deve pertanto comprarli insieme al pesticida dalla ditta produttrice, che ne stabilisce il prezzo. Le sementi geneticamente modificate, sono protette da un brevetto mondiale detenuto dalla multinazionale americana Monsanto.
Il PAM (Programma Alimentare Mondiale) all’inizio del XX secolo aveva cominciato a distribuire alle popolazioni dell’Africa Australe, dove sono milioni le persone ad affrontare il problema quotidiano della fame, migliaia di tonnellate di cereali, in particolare mais geneticamente modificato, che per l’80% proveniva da eccedenze americane; il presidente dello Zambia, non conoscendo gli effetti che questi producono sull’organismo umano, fece richiesta di rifiutare le derrate perché definite “avvelenate” (dietro questa distribuzione c’era il tentativo della Monsanto d’introdursi nel mercato dello Zambia).
C’è infatti il rischio di quello che i biologi chiamano “trasferimento orizzontale” del Dna: normalmente il patrimonio genetico si trasferisce verticalmente, dai genitori ai figli. Nel caso di organismi particolarmente semplici, però, è possibile che alcuni “individui” assorbano il Dna degli altri. Anche se finora i promotori dell’ingegneria genetica hanno sempre negato che questo possa costituire un rischio per l’uomo.
In Italia sono stati effettuati o sono in atto numerosi esperimenti di Organismi Geneticamente Modificati in campo aperto. Tra le aziende interessate citiamo: Monsanto Italiana S.p.A., Novartis Seeds S.p.A., Pioneer Hi-Bred Italia S.p.A., Dekalb Italia S.p.A., Hoechst Schering AgrEvo Italia S.p.A., KWS Italia S.p.A., Advanta Italia S.p.A.. Dal 1997 le regioni italiane che sono state maggiormente interessate sono state: Lombardia con le coltivazioni di barbabietola da zucchero, riso e soia; Emilia Romagna con predominanza di coltivazioni di barbabietola, mais e pomodoro; Veneto con mais, barbabietola e soia; Piemonte con mais e soia; Marche con barbabietola, melone, melanzana e pomodoro; Liguria con Osteospermum e pomodoro; Friuli Venezia Giulia con mais e soia; Toscana con barbabietola.
Seguono con un minor numero di siti per coltivazioni sperimentali: Molise (barbabietola); Lazio (barbabietola, melone, pomodoro); Campania (melanzana e pomodoro); Basilicata (melanzana); Puglia (Barbabietola); Sicilia (melanzana).
Sembrano essere esenti da coltivazioni transgeniche la Valle d’Aosta, il Trentino, l’Umbria, l’Abruzzo, la Calabria e la Sardegna.
La normativa
Regolamento (CE) n. 65/2004: stabilisce un sistema per la determinazione e l'assegnazione di identificatori unici per gli organismi geneticamente modificati
Regolamento (CE) n. 1831/2003 sugli additivi destinati all'alimentazione animale
Regolamento (CE) n. 1830/2003 concernente la tracciabilità e l'etichettatura di organismi geneticamente modificati e la tracciabilità di alimenti e mangimi ottenuti da organismi geneticamente modificati, nonché recante modifica della direttiva 2001/18/CE
Regolamento (CE) n. 1829/2003 relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati
Regolamento (CE) n. 1946/2003 sui movimenti transfrontalieri degli organismi geneticamente modificati
DLgs. n. 224/2003 – Attuazione della Direttiva 2001/18/CE concernente l’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati
Posizione comune (CE) n. 21/2003, del 17 marzo 2003, in vista dell'adozione di un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la tracciabilità e l'etichettatura di organismi geneticamente modificati e la tracciabilità di alimenti e mangimi ottenuti da organismi geneticamente modificati, nonché recante modifica della direttiva 2001/18/CE
Direttiva 2001/18/CE sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CE
Regolamento (CE) n. 49/2000 che modifica il regolamento n. 1139/98(CE) concernente l'obbligo di indicare nell'etichettatura di alcuni prodotti alimentari derivati da organismi geneticamente modificati caratteristiche diverse da quelle di cui alla direttiva 79/112/CE
Le buone pratiche
Finché non saranno chiariti i rischi e le possibili ripercussioni ambientali e sulla salute umana dei prodotti transgenici, è necessario, quantomeno, che il consumatore abbia tutte le informazioni necessarie per poter scegliere coscientemente se acquistare o meno un prodotto contenente OGM.
In quest’ottica, dal primo di aprile 2000 l’Unione Europea ha stabilito che i prodotti con più dell’1% di ingredienti OGM debbano riportarlo sull’etichetta. In particolare i prodotti che provengono da USA e Canada (ad esempio i cereali per la prima colazione ed i prodotti a base di margarina), hanno molte probabilità di contenere ingredienti OGM. Perciò e bene prestare molta attenzione.
Fortunatamente nel nostro Paese si sta registrando, negli ultimi anni, un’inversione di tendenza, grazie anche alle numerose campagne di sensibilizzazione dirette a coltivatori e consumatori, alla sempre più larga diffusione dei prodotti di agricoltura biologica ed a una maggiore cautela, richiesta fortemente da più parti, nella ricerca scientifica.
E’ fondamentale, quindi, promuovere un modello di agricoltura caratterizzata dal massimo rispetto ambientale e sensibilizzare i consumatori alla scelta di prodotti di tipo biologico attraverso una adeguata informazione sulle distorsioni che possono essere generate da una agricoltura industrializzata.
Riferimenti utili
www.greenpeace.it ( all’interno si può consultare una guida ai prodotti che potrebbero contenere derivati da OGM).
www.ministerosalute.it (contiene la normativa e le informazioni relative all'emissione deliberata nell'ambiente di OGM)
www.rfb.it ( Banca Dati "EUROPEAN UPDATE": contiene un'analisi professionale dei cambiamenti politici e legislativi all'interno della UE)
www.ambientediritto.it