Convegno CDS
Giornata seminariale “Scuole di italiano e volontariato: esperienze a confronto”
Roma 20 giugno 2007
CDS-Focus, tramite il Gruppo Alfabetizzazione, ha organizzato il 20 giugno scorso una giornata di incontro e di scambio di opinioni tra Associazioni di volontariato che effettuano corsi di italiano per stranieri nella città di Roma. All’iniziativa sono state invitate anche rappresentanze delle scuole pubbliche, esponenti del Comitato Locale EDA dei Municipi I e IX e rappresentanti istituzionali degli stessi, l’Area Intercultura dell’Assessorato alle politiche educative del comune di Roma, rappresentanze delle comunità straniere. Numerose le Associazioni del III settore presenti: Caritas, Centro Astalli, ACSE Comboniani, FCEI Chiese Evangeliche, Forum Comunità straniere, CEIS, Asinitas, Insensinverso, Cotrad, Agenzia Diritti, Ex SNIA.
Lo spunto è nato certamente dall’attività del citato Comitato Locale EDA, che ha consentito di avviare un lavoro di rete e ha quindi aperto spazi di trasversalità tra soggetti diversi che operano nel campo dell’Educazione degli Adulti, e in particolare in quello dell’insegnamento dell’italiano L2, ma anche a seguito del progressivo incremento di studenti stranieri registrato presso la Scuola della CDS in Via Giolitti nell’ultimo anno; un dato che ha evocato alcuni interrogativi. E’ sufficiente e adeguata l’offerta formativa dei corsi di italiano nella città di Roma? Quanti sono i soggetti operanti tra circuito pubblico e terzo settore? C’è complementarietà tra l’azione di queste due aree? E l’offerta in campo riesce ad essere efficace, a rispondere alle esigenze dei migranti?
Una verifica effettuata in occasione del convegno, ha mostrato che l’offerta formativa di corsi di italiano L2 per stranieri è composta per oltre il 40% dal III settore: un contributo dunque non marginale ma strutturale, sia pure a fronte di una domanda di corsi che è notevolmente più alta; l’incremento di migranti nella capitale è infatti stimabile per oltre 20.000 persone in più ogni anno (e questo da dieci anni), con un’offerta formativa globale che ne riesce a intercettare soltanto la metà.
L’iniziativa del 20 giugno ha voluto essere un primo approccio a questi temi, l’avvio di una disamina congiunta utile a dimensionare il problema nei vari aspetti, traguardato all’azione del circuito pubblico; ma vuole anche aprire la possibile prospettiva di rapporti di rete e lo sviluppo di sinergie per ampliare e qualificare l’offerta formativa dei corsi di italiano. Un occasione anche per ribadire che l’apprendimento della lingua, per il migrante, non è soltanto un’esigenza primaria sulla via dell’integrazione sociale, ma anche lo strumento indispensabile per l’esercizio dei diritti fondamentali della persona.
Riportiamo di seguito il resoconto dell’iniziativa
Sintesi dei lavori
L’iniziativa si è svolta presso la sede del CESV, in Via dei Mille 6, ed è è stata curata dal Gruppo Alfabetizzazione della CDS, nelle persone di: Paola Gigli, Massimo Mammarella, Manuela Mariotti, Cristiano Paolini, Augusto Venanzetti.
A tale occasione sono stati invitati esponenti delle istituzioni, del circuito pubblico scolastico, delle Associazioni del III settore che operano nel campo dei corsi di italiano L2 per migranti sul territorio della capitale.
Il tema trattato – l’offerta formativa di corsi di italiano – ha posto all’attenzione il carattere primario, indispensabile, di questa tipologia di formazione nel quadro del processo di integrazione dei migranti. Il dibattito è stato particolarmente interessante e ha evidenziato – tra i vari aspetti che sono emersi - la grande capacità della società civile, nelle sue multiformi espressioni, di intercettare l’evolversi dei fenomeni sociali e di mettere in campo, sia pure con mezzi scarsi, azioni in grado di cogliere l’essenza e la pluralità dei bisogni; nel contempo il sistema formativo pubblico, pure preponderante e sorretto dall’impegno di esponenti e operatori che con sensibilità agiscono sul territorio, fatica a tenere il passo anche perché condizionato – come è nel caso del fenomeno migratorio - da normative nazionali e da una logica che ne deriva certamente inadeguate.
Riportiamo di seguito - in estrema sintesi - gli interventi che si sono succeduti.
- Il Presidente della CDS Giulio Russo ha aperto i lavori con un breve saluto ai partecipanti.
- La Relazione introduttiva è stata tenuta da Augusto Venanzetti che ha chiarito gli spunti dell’iniziativa, finalizzata a dimensionare le caratteristiche dell’offerta formativa di corsi di italiano per migranti nella realtà di Roma, e nel contempo a prendere contatti tra i diversi soggetti – del circuito del volontariato e di quello pubblico – che operano in questo campo. I dati mostrano che il III settore concorre al 40% all’offerta formativa globale di corsi L2, che intercetta complessivamente ogni anno circa 10.000 migranti; la domanda è però almeno doppia, calcolando che i soggiornanti a qualunque titolo aumentano al ritmo annuale di 21.000 unità all’anno, da almeno 10 anni. In questo quadro di inadeguatezza, si genera una situazione di complementarietà naturale tra l’azione del circuito pubblico e quella del terzo settore – certamente specchio di una ricchezza progettuale - che dovrebbe però essere in qualche modo coordinata per risultare più efficace, nel pieno rispetto dell’autonomia d‘azione dei diversi soggetti.
C’è probabilmente una visione generale dell’offerta che non considera l’importanza per il migrante dell’apprendimento della lingua italiana, in termini di integrazione sociale e di esercizio dei diritti fondamentali della persona. Questa iniziativa è una prima occasione per riflettere collettivamente su questi temi, conoscersi e avviare uno scambio sulle metodologie e le diverse esperienze, promuovere un sistema di contatti stabili per realizzare sinergie.
- Subito dopo Massimo Mammarella ha illustrato l’elaborazione statistica sui 942 studenti che si sono iscritti, negli ultimi 12 mesi, presso la scuola di italiano della CDS. Uno spaccato dell’utenza, analizzato in termini di provenienza, età, titoli di studio, lingue madri e veicolari, status legale, occupazione, abitazione ecc. Questi i dati più significativi: Bangladesi 28% Eritrei 22% Afghanistan 6% Etiopia 5% Cina 4%; irregolari al 34%; il 29 % è risultato soggiornante da meno di 4 mesi; il 17% da meno di un mese; occupazione al 12% tra gli uomini e al 23% tra le donne; il 38% è in possesso di un diploma di studi superiore, il 27% degli uomini e il 34% delle donne ha proseguito gli studi con diplomi universitari o lauree.
- Alfonso Perrotta, Referente EDA per il I Municipio, ha portato il saluto e l’attenzione delle istituzioni territoriali per questo settore di attività, citando il quadro generale di interventi e programmi.
- Eva Ramirez, della Federazione Chiese Evangeliche, ha informato che i corsi si tengono in due realtà, Ponte S. Angelo e Borgo S. Spirito; si svolgono su tre livelli e la durata è trimestrale. Gli insegnanti coinvolti annualmente sono circa 20; gli studenti iscritti sono circa 230. Per la didattica non ci si avvale di testi prestabiliti. Ha convenuto sul problema della continuità nella frequenza che caratterizza gli studenti. Si è espressa positivamente per la realizzazione di un sistema di rete.
- Piera Doneddu e Patrizia Poggio, della Caritas, hanno chiarito che l’attività di insegnamento dell’italiano si svolge nel quadro di impegno del servizio migranti, e in collaborazione con lo sportello di ascolto. I corsi sono articolati su 7-8 livelli per 10 mesi l’anno. Nel 2006-2007 gli studenti sono stati circa 450, con una presenza giornaliera di circa 70. Gli insegnanti sono tutti volontari e tirocinanti, circa 20, e vengono formati nella Caritas Diocesana con circa due mesi di affiancamento ai più esperti.
- Elisa Calabrò dell’ex SNIA, ha riportato l’esperienza di un gruppo – circa 9 persone – che agisce nell’area del Centro sociale ex SNIA VISCOSA in Via Prenestina. La scuola di italiano esiste da oltre 7 anni, articolata su 5 livelli e coinvolge annualmente circa 150 studenti, al 90% irregolari, per lo più bangladesi e senegalesi. Gli studenti partecipano all’organizzazione e valutazione dell’attività della scuola. Vengono promossi incontri con avvocati e traduttori su temi specifici come le pratiche di regolarizzazione, la conoscenza di normative di legge ecc. Ha manifestato interesse per lo sviluppo di un sistema di rete.
- Franca Borghi del Centro Astalli, ha chiarito che l’attività di insegnamento dell’italiano è rivolta principalmente ai rifugiati; i corsi hanno cadenza annuale e sono articolati su moduli. La media annuale dei partecipanti è di circa 300 studenti, tra i quali anche minori afgani. I corsi sono strutturati in modo da consentire l’inserimento continuo di nuovi studenti. Vengono svolti anche corsi collaterali, ad esempio per l’ottenimento della patente di guida. Ha dichiarato l’interesse del Centro per un sistema di rete con le altre associazioni.
- Maria Vittoria Serru, docente del CTP Cagliero, ha portato al dibattito l’esperienza del circuito pubblico. Le iscrizioni dell’ultimo anno sono state 167, con alcuni abbandoni soprattutto fra gli uomini; al riguardo si registrano ritorni nell’anno successivo. Il centro di formazione permanente cura in modo particolare la fase di accoglienza e opera un test di livello. Nella didattica si cerca di non incentrare l’insegnamento sulle regole formali, ma di perseguire un approccio comunicativo, sviluppando simulazioni discorsive. Ha chiarito che il materiale didattico non è rigidamente definito, e ha accennato ad interessanti spunti su quale debba essere la lingua italiana da insegnare.
- Loretta Caponi del Forum delle Comunità Straniere, ha preferito analizzare la questione dell’insegnamento della lingua ai migranti trasversalmente rispetto ad alcune altre esperienze europee, improntate ad una maggiore rigidità fino a contemplare l’obbligo dell’apprendimento. Ritiene invece che in Italia tale aspetto sia rimasto indefinito. Il Forum fa corsi modulari, e coinvolge annualmente circa 50 studenti.
- Milagros Loyola della Consulta Migranti, e Yvonnette Cesar della Comunità Mauriziana di Roma, come rappresentanti delle comunità straniere, hanno evidenziato l’importanza fondamentale dell’apprendimento dell’italiano per i migranti, sia per quanto riguarda il processo di integrazione, sia per la parificazione per l’esercizio dei diritti.
- Marco Carsetti, di Asinitas, ha specificato che l’azione della scuola si svolge in realtà del VI e XV municipio. La metodologia di insegnamento ricalca le tecniche didattiche di Celestin Freinet, pedagogo francese fautore della pedagogia democratica, incentrate sul metodo cooperativo tra tutti i componenti la classe, e su un sistema che sollecita gli aspetti motivazionali.
Nel metodo adottato si cerca di uscire dagli schemi usuali, sia didatticamente (lo studente protagonista attivo che costruisce la lezione con l’insegnante), sia concettualmente: l’apprendimento della lingua è trattato non solo come strumento “utile” di integrazione, ma come veicolo di socializzazione della propria identità e della propria storia, come mezzo per narrarsi.
- Corrado Fornaciari del CeIS, ha chiarito che il Centro Italiano di Solidarietà si occupa fin dagli anni ’60 di prevenzione di comportamenti a rischio e di riabilitazione sociale per persone tossicodipendenti. Soltanto da un anno è iniziata l’attività di insegnamento dell’italiano per i migranti: la partecipazione al convegno è utile soprattutto per entrare in contatto con le esperienze di in questo campo delle altre associazioni.
- Valentina Conti di INsensINverso, ha citato l’azione di Promozione Sociale svolta dall’Associazione, nata nell'ottobre del 2006 da un gruppo di volontari che insegnano la lingua italiana a cittadini stranieri. Il corso di italiano vuole essere anche un centro di aggregazione in cui le differenti culture hanno la possibilità di conoscersi e farsi conoscere. Quest’anno gli studenti iscritti sono stati circa 60.
- Renata Tomei, Coordinatrice del Comitato Locale EDA dei Municipi I e IX, ha citato le caratteristiche del sistema dei Comitati locali, che persegue una visione di intervento decentrato, finalizzato a rendere più efficace il sistema permanente di formazione degli adulti. Il convegno ha confermato l’esistenza di terminali sensibili sul territorio, in grado di interagire con realtà che non riescono ad essere intercettate dal circuito pubblico: creare occasioni per far emergere tutto questo è di fondamentale importanza. Il confronto sulle metodologie di insegnamento dell’italiano dimostra la ricchezza di visioni e interventi che compongono l’offerta formativa: conoscersi e fare rete consente di aprire interessanti prospettive. Ora occorre trovare il modo per mantenere i contatti in modo ricorrente. Ha offerto quindi la propria disponibilità per far progredire l’analisi e il dialogo tra tutti i soggetti operanti.
- Adele Blasi della Cooperativa sociale COTRAD, ha portato l’interessante esperienza del corso di Didattica Teatro, rivolto a studenti stranieri, che unisce in classe le lezioni di lingua italiana alle pratiche teatrali. Gli studenti hanno l'opportunità di studiare la lingua italiana con un corso attento alle esigenze d'apprendimento, e di far seguire le lezioni da piccoli laboratori teatrali in cui insegnanti e studenti mettono in scena i contenuti appresi durante la lezione.
- Paola Gabbrielli, Responsabile dell’Area Intercultura dell’Assessorato alle Pol. Scol. del Comune di Roma, ha evidenziato l’attenzione dell’Assessorato su due temi di interesse: la questione delle seconde generazioni e l’apprendimento della lingua italiana per gli adulti. Per quest’ultima ha riproposto l’esigenza di acquisire una visione che metta in risalto l’apprendimento dell’italiano come fattore di integrazione e di esercizio di diritti. L’offerta formativa è variegata e, per quanto ampia, è insufficiente; la pluralità delle proposte che costituiscono l’offerta è certamente una ricchezza e realizza una complementarietà tra circuito pubblico e terzo settore che deve essere in qualche misura coordinata. C’è di fondo l’esigenza di un salto qualitativo anche degli strumenti pubblici e ha citato il caso delle carenze sulle raccolte statistiche, ma anche la sfera degli interventi può essere ampliata, ad esempio ipotizzando momenti formativi per gli insegnanti del volontariato. Ha auspicato quindi un lavoro più coordinato e collaborativo tra associazioni e circuito pubblico – manifestando la propria disponibilità al riguardo - anche per realizzare istanze di pressione e dare più vasta eco alle iniziative di questo settore di attività.
Prima delle conclusioni, dai presenti in sala sono state poste alcune domande di chiarimento, soprattutto ai rappresentanti del circuito pubblico; ed è stato anche citato il paradosso che per i migranti irregolari c’è il (giusto) riconoscimento del diritto alla sanità, ma non quello all’apprendimento della lingua italiana quale elemento per l’esercizio dei diritti fondamentali.
- Giulio Russo, Presidente della CDS-Focus, ha concluso i lavori partendo dai dati che caratterizzano l’offerta formativa di corsi di italiano, e che mostrano un apporto consistente del III settore al dato complessivo; ma ha ripreso anche il tema della complementarietà tra il circuito pubblico e quello del volontariato, evidenziandone la ricchezza di idee e di progetti. Ma l’offerta nel suo complesso resta notevolmente inadeguata rispetto alla domanda reale e inespressa. Da qui l’auspicio di una analisi più approfondita – da parte istituzionale e di tutti i soggetti che operano nel quadro del fenomeno migratorio – degli elementi strutturali dell’offerta formativa, avviando azioni programmatiche e sinergiche finalizzate a migliorarne l’efficacia sul piano qualitativo e quantitativo, considerando forme di sostegno e temi come il sistema delle certificazioni. Ha poi auspicato tra tutte le Associazioni che hanno aderito all’incontro, una ripresa di contatti dopo l’estate per far progredire un sistema stabile di rapporti, e progettare insieme altre iniziative .
Ha quindi ringraziato tutti i partecipanti.