Riflessioni di agosto 2011

05/08/2011 di Redazione
Riflessioni di agosto 2011

Nel mese di luglio appena finito gruppi significativi di cittadini napoletani si sono incontrati e messi a pulire le piazze a Plebiscito, S. Maria La Nova, Matteotti, Fuorigrotta. In alcuni vicoli e strade del centro storico i residenti autoorganizzati si impegnano a non lasciare rifiuti per strada, dentro o intorno ai cassonetti, e scendono con le buste all'arrivo dei mezzi di raccolta.


Dopo 16 anni di fallimentari regimi commissariali dell'emergenza rifiuti e mentre il governo centrale e alcune regioni amministrate dal centrodestra boicottano gli sforzi del nuovo sindaco di Napoli, De Magistris, i cittadini napoletani e gli attivisti volontari della società civile provano ad attivare e praticare la strada maestra della partecipazione popolare verso l'obiettivo rifiuti zero.
Proprio questa stessa strategia è stata illustrata in un affollato e riuscito convegno, promosso dal Comitato rifiuti zero di Fiumicino tenuto venerdi 29 luglio alla Corte di Arenaro a Torrimpietra. I cittadini dell'area nord di Fiumicino, quella interessata dall'insediamento di una discarica e di un inceneritore a Pizzo del Prete, voluti dal governatore Polverini per sostituire Malagrotta che continua intanto ad essere la discarica dell'indifferenziata, da 16 anni illegale e dopo 16 anni ancora prorogata. Nel convegno di Torrimpietra centinaia di persone hanno cosi potuto conoscere la fattibilità e l'economicità della raccolta differenziata porta a porta. Le esperienze consolidate dei 3800 abitanti di Oriolo Romano (VT) e dei 46.000 abitanti del Comune di Capannori (LU) e quelle in avvio dei 100.000 abitanti dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri, confinanti con Fiumicino, e che nel 2012 si ripromettono di raggiungere il 65% di differenziata porta a porta. Anche i Sindaci di questi Comuni, come l'Assessore all'ambiente di Capannori, sede dell'Associazione dei Comuni virtuosi, hanno sottolineato la centralità della partecipazione dei cittadini nella strategia della trasformazione dei rifiuti in risorsa. Un strategia realistica e già a costi sostenibili, anche quando non sostenuta da Regioni e Province, come è il caso di Campania e Lazio. Gli interessi speculativi, quelli della malapolitica e quelli dell'economia criminale sono tuttora pesanti e forti nell'imporre discariche e incenerimento in tutto il paese e in particolare nelle attardate regioni del sud.


Sono importanti queste storie sociali e le reti che evocano, come gli abitanti dei 100 comuni campani ricicloni mai valorizzati da chi ha speculato sul ciclo dei rifiuti in Campania in questi lustri, come gli abitanti di Ciampino, Castelnuovo di Porto, Sermoneta, Rocca Gorga, Lenola e Campo di Mele che insieme ad Oriolo Romano nel Lazio già superano il 60% di differenziata e quelli di Albano tenaci da anni nella  lotta per fermare il raddoppio della discarica.
Sono importanti queste storie perché ci dicono che la timida primavera italiana che si è manifestata con la vittoria dei referendum sull'acqua pubblica, oltre che nella conquista di sindaci democratici, e su tutti quelli di Milano e Napoli,  non è fatta solo dal voto referendario. Né va sottovalutato che i mille comitati locali per l'acqua pubblica il referendum lo hanno costruito proprio negli anni di maggior successo del Berlusconismo e di più sofferte criticità della partecipazione popolare. Sarebbero sufficienti già questi soli due temi (acqua e rifiuti) che siamo riusciti a far divenire discorso pubblico per indicare il mondo che vogliamo. Ma la società italiana è ben più matura, ampia, articolata. Ed infatti l'offerta programmatica è ben più avanti e già indica con lo stesso voto referendario il rifiuto del nucleare e il rifiuto di riforme  della giustizia che rendono i cittadini non appartenenti alla "casta" meno uguali di fronte alla legge. E la società italiana può già contribuire all'avvio di una nuova fase politica, nel ventre della crisi e delle speculazioni dei mercati. Sono certamente necessari il "ricambio" del presidente del Consiglio e "strumenti per la crescita" ma sono indispensabili e vitali gli sforzi per diventare umani. Sequestrare 18 mesi nei CIE i giovani partiti dal nordafrica, sopravvissuti ai regimi da cui sono stati costretti a fuggire e alle morti in mare è proprio una brutta cosa. E' un indicatore chiaro di quanto impegno sarà necessario per conquistare, anche in Italia, i diritti umani fondamentali, la costituzione, la dignità di ogni persona. E nonostante tutte le pasticciate semplificazioni del sistema politico e di gestione della finanza pubblica che tendono adimporre una democrazia populista in un sistema paese costretto a rimpicciolirsi, impoverirsi e ripetersi, la società italiana è anche molto più consapevole e responsabile del bene comune. Alle "mucillagini di interessi" (Censis) opachi e corporativi che  spingono alla frammentazione e disarticolano le comunità  rispondono le Organizzazioni della società civile che accolgono ad unità e, con i loro attivisti volontari, mettono al centro la dignità della persona umana e l'intangibilità dei diritti fondamentali.


Ed infatti in questa timida primavera italiana, dopo 4 anni di crisi che perdura,  sono altresì affiorati al discorso pubblico altri temi che pesano sulle nostre vite quotidiane e decisivi per il nostro sviluppo futuro (sanità, istruzione, servizi e prestazioni sociali)
La società italiana non è una moltitudine atomizzata.
Ha le sue molecole. I suoi corpi intermedi e le sue buone pratiche.