A Roma Capitale si continua a morire di freddo

12/01/2012 di Redazione
A Roma Capitale si continua a morire di freddo

Il 6 gennaio alle22,30 invia Luigi Schiavonetti, nei pressi della Romanina, a Tor Vergata, un uomo, dall'identità ancora sconosciuta, è morto carbonizzato. Non era un uomo qualsiasi, era uno di quei tanti uomini invisibili, che vive per strada e si ripara con oggetti di fortuna. I primi accertamenti dicono che la vittima il 6 gennaio stava cercando di riscaldarsi  ed ha accesso un fuoco che gli è stato letale. I vigili del fuoco, che hanno spento l'incendio, lo hanno rinvenuto carbonizzato.

"Abbiamo appreso con estremo dispiacere la notizia della persona senza fissa dimora trovata carbonizzata nel suo riparo di fortuna, creato per proteggersi dal freddo. L'uomo non era conosciuto dagli operatori della nostra Sala Operativa Sociale che giorno e notte effettuano sopralluoghi nei posti maggiormente frequentati dai clochard per convincerli ad accettare l'accoglienza in uno dei centri comunali preposti", dichiara il vicesindaco di Roma, Sveva Belviso. Prosegue. "Nonostante Roma, attraverso le strutture del Piano freddo e quelle aperte tutto l'anno, offra aiuto a oltre 1300 persone ogni notte, con un'assistenza particolare per persone con gravi compromissioni di salute e disabili", prosegue il vicesindaco.

Intanto però si continua a morire di freddo. La sola novità è che si muore  non più nelle aree centrali della città o davanti alle stazioni ma molto più lontano, più nascosti e nei pressi di altri  "attrattori"  metropolitani.

L'attenzione agli "invisibili", la ricerca di rapporto con "i poveri", la rottura del loro isolamento e l'emersione delle persone diventano sempre più la strategia da percorrere in una rinnovata collaborazione tra cittadini, unità di strada ed altri interventi concreti di lotta alle povertà.