Bertolaso, L’Aquila e le ultime intercettazioni

27/01/2012 di Redazione
Bertolaso, L’Aquila e le ultime intercettazioni

La storia del tragico terremoto dell'Aquila si è arricchita di un'altra pagina drammatica, anche se chiarificatrice di tanti dubbi e sospetti: le indegne parole di Bertolaso contenute nelle ultime intercettazioni riguardanti la Commissione grandi rischi, quella che dichiarò di stare tranquilli che una scossa devastante non ci sarebbe stata. Questo il testo:

 "Bisogna zittire qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni. Ti mando i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura... Decidete voi, a me non me ne frega niente... In modo che è più un'operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale... sono fenomeni che si verificano... meglio che ci siano cento scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio, perché cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male... e che non è perché siamo spaventati o preoccupati, ma è anche perché vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te … facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia".

Tre giorni dopo il terremoto Bertolaso, parlando con Letta, si preoccupa di come fare a dare più visibilità a Berlusconi durante i funerali delle vittime:

Letta: "Ma così Berlusconi diventa il quinto, il sesto".

Bertolaso:"No, io ti stavo per chiamare, infatti, per dirti che non è affatto detto. Non sono dei funerali di Stato. Sono funerali solenni. Ritengo di poter immaginare che, se facciamo capire al presidente di Camera e Senato che è bene che mantengano gli impegni che hanno, dovrebbero riuscire a farlo, no? Ci penso io, fammi lavorare".

Queste intercettazioni hanno sgomberato il campo dal come sono andate realmente le cose, evidenziando menzogne e cinismo di un modo di fare attento sopratutto, tra lutti e macerie, a sfruttare una tragedia nazionale in un indecente spettacolo mediatico a uso e consumo del "grande illusionista". 

Credo che però ora Guido Bertolaso non potrà più eludere le domande sulle sue responsabilità in tutta la vicenda del prima del terremoto e della  Commissione grandi rischi. Le ha sempre sfuggite.  Quando, con ancora addosso la polvere di quella notte, gli aquilani hanno cominciato a porle sentendosi rispondere che aveva altro da fare,  doveva gestire l'esodo, realizzare il progetto Case. E poi si trattava di domande provocatorie, diceva, anche se a farle erano concittadini che sotto le macerie avevano lasciato le persone più care e volevano capire un po' di più su quanto era  accaduto prima del terremoto. Le ha sfuggite, vigliaccamente, quando al video forum organizzato dail Centroil 14 agosto 2009, gliele ha poste Giustino Parisse con grande chiarezza e il cuore in mano. Non rispose stizzito o accampando impegni, non poteva farlo, Parisse non era un personaggio qualsiasi; l'allora uomo più amato d'Italia disse che a quei morti ci pensava ventiquattro ore su ventiquattro, ma che non poteva rispondere perché il ruolo che ricopriva non glielo permetteva. Ma avrebbe parlato, sì, avrebbe detto la sua verità il 31 dicembre 2009, il giorno in cui sarebbe andato via dall'Aquila. Nulla di tutto questo è avvenuto. Non ha risposto all'accorata lettera che due professionisti aquilani che nel terremoto hanno perso le persone più care, gli hanno fatto pervenire sulle pagine deil Centro. Stranamente ciarliero, per un tecnico apparentemente sobrio e misurato (vedi il polemico intervento sul terremoto di Haiti e l'ultimo sul disastro della Concordia, passando per l'attacco alle carriole), non ha mai trovato il tempo di rispondere. Alla lettera del genitore di uno studente morto sotto le macerie non ha saputo fare altro che dare una risposta piena di ambiguità. Sembrava che all'udienza del 12 gennaio del processo alla CGR, fosse arrivato il tempo. E' arrivata invece una comunicazione della moglie indirizzata al Tribunale nella quale scriveva che il marito non poteva essere presente in aula perché all'estero fino alla seconda metà di gennaio.  Ancora un rinvio. Il timore di molti è che si trincerasse dietro tanti "non ricordo".

Oggi credo che la sua testimonianza sia quasi inutile, quel che non voleva dire lo abbiamo sentito tutti, suo malgrado, nelle ultime intercettazioni telefoniche. Sono di una violenza inaudita sia nella parte in cui parla di tutta la vicenda degli scienziati all'Aquila come di una operazione mediatica, sia, e ancor di più quando, di fronte a una città atterrita che piangeva i suoi morti e a duecentocinque bare disposte nel piazzale della Guardia di Finanza, la sua preoccupazione maggiore, e di Gianni Letta, sembra essere stata quella di trovare a Berlusconi un posto in prima fila che lo rendesse ben visibile nella diretta televisiva il giorno dei "funerali solenni". Siamo al macabro, alla realtà che super la fantasia. Ma che uomini sono questi? Che uomo è l'uomo che gli italiani hanno amato, ponendolo tra il presidente Napolitano e Benedetto XVI? Anche la politica più cinica non può essere una risposta.
D. B.