Diritto all’istruzione seriamente a rischio negli Stati Uniti

19/01/2012 di Redazione
Diritto all’istruzione seriamente a rischio negli Stati Uniti

Viviamo un momento storico in cui i diritti fondamentali della persona sono seriamente minacciati, e tra questi quello all'istruzione. In tutta Europa, e non solo, il sistema della scuola pubblica è in piena crisi, messo a rischio dalla scarsa attenzione da parte dei governi e dai continui tagli all'educazione e alla formazione dei giovani e cittadini del domani.

Alcuni Paesi come Francia e Stati Uniti sono alla vigilia delle elezioni presidenziali, e questo sta comportando una intensificazione nell'approvazione di riforme emanate sostanzialmente a scopo propagandistico. Non si ha, infatti, una chiara visione dell'indirizzo da dare alle politiche statali e si fa ricorso ad approcci spesso controproducenti.

La grave crisi economica che stiamo attraversando non giustifica una così sconsiderata disattenzione per il diritto all'istruzione. Non tutelare e non investire in un diritto così fondamentale significa relegare chi è più fragile e ai margini della società in una condizione di ancora maggiore esclusione e povertà di diritti. La crisi e l'indebitamento degli Stati non giustificano una così grave non curanza. La radice del problema affonda in un sistema liberista che dà preminenza ai poteri economici e finanziari, a discapito dello stato sociale. Questo significa acuire la già profonda inequità sociale, aggravare la povertà economica e di diritti e lasciare sempre più indietro chi non ha gli strumenti  per far sentire la propria voce.  Il quadro che abbiamo davanti è molto preoccupante, e avrà delle ricadute pesanti sul futuro dei diritti, e quindi delle nostre democrazie.

Cominciamo il nostro viaggio dagli Stati Uniti, dove il Senato sta per approvare  una riforma dell'istruzione ("Elementary and Secondary Education Act") che va sempre più nella direzione di aumentare la distanza tra quelle cosiddette scuole a basse prestazioni che accolgono i ragazzi con maggiori difficoltà (studenti indigenti, immigrati, etc.) e il resto delle scuole americane.

Il disegno di legge che il Senato vorrebbe approvare  indebolirebbe sempre di più quelle scuole frequentate dai minori in condizione di maggiore vulnerabilità e radicherebbe ancora di più povertà, segregazione, mancanza di risorse economiche e umane. La riforma, infatti, mira ad individuare quelle scuole che offrono prestazioni molto basse (circa il 5%) e ad invertire la tendenza attraverso il licenziamento di parte del personale oppure attraverso la loro chiusura. Il sistema prevede essenzialmente di sottoporre i docenti ad una valutazione molto rigida e a sanzioni molto severe. Un sistema punitivo-sanzionatorio di questo tipo, però, non fa altro che rendere sempre meno appetibile lavorare nelle scuole situate nei quartieri più difficili.

Il nuovo disegno di legge, così come le politiche federali in generale, lasciano irrisolti i problemi più seri di questi studenti e delle loro scuole. Il piano già in atto e quello proposto non contengono nessuna strategia per risolvere la profonda ineguaglianza nella distribuzione di fondi sia statali che federali alla scuola, per migliorare la qualità dell'insegnamento, per reclutare e preparare insegnanti esperti e competenti, in grado di risollevare le sorti di queste scuole più emarginate o rispondere alle esigenze di studenti  in particolari difficoltà. Non ci sono neanche investimenti nelle attività extra-scolastiche o in tutti quei servizi di sostegno, dalla salute all'assistenza sociale. Ci sono stati, invece, enormi tagli che hanno colpito molte comunità già indigenti: le spese per l'istruzione sono state ridotte di più di 7,5 miliardi di dollari, tagli che si vanno ad aggiungere ai 3 miliardi dello lo scorso anno. Nel 2010, addirittura, la spesa per singolo alunno è risultata di 700 dollari inferiore a quella del 2001.

È un peccato, perché queste politiche vanificano i progressi avviati a partire dagli anni '60, quando le differenze nel rendimento scolastico tra studenti di diverse etnie si sono appianate e il numero di diplomati o laureati di colore è più che raddoppiato , grazie a leggi che finanziavano borse di studio per studenti e docenti e incitavano ad insegnare nelle scuole "più difficili" garantendo salari più alti della media. Politiche, queste, terminate negli anni '80 con l'era di Reagan e che, a parte qualche piccolo sforzo da parte di Clinton, hanno condotto verso una sempre maggiore e irreversibile condizione di ineguaglianza ed emarginazione. Quello a cui ora si assiste sono una serie di riduzioni che riguardano i fondi federali per l'educazione, le risorse per le scuole e il sostegno agli insegnanti. Piuttosto che aumentare supporto e incentivi all'insegnamento nelle scuole in condizioni di maggiore bisogno, si riduce ulteriormente la qualità dell'offerta formativa poiché non si attraggono i docenti e gli educatori più qualificati. La riforma proposta al Senato non prevede investimenti di lungo termine e, anzi, isola ancora di più quelle scuole pubbliche già deboli e le utilizza per sperimentare riforme altamente rischiose. Il tutto con ripercussioni sul rendimento dei suoi studenti.

Lo scenario degli Stati Uniti oggi vede uno studente su quattro che vive in condizioni di povertà  e uno su cinquanta senza fissa dimora. Numeri, questi, che aumentano a dismisura nei distretti più poveri.

Il dato più grave, infatti, è che la povertà e l'esclusione restano concentrate in determinate comunità e scuole,  incide negativamente sul rendimento scolastico e sui risultati degli studenti. . C'è una profonda inequità nella distribuzione delle risorse: invece di finanziare le scuole con meno risorse e in condizioni di bisogno, si indirizzano i fondi verso quelle scuole già ricche. Alcuni Stati, addirittura, spendono tre volte di più per le scuole e i distretti più abbienti. Un paradosso. Le famiglie più povere appartenenti a quello che viene definito sottoproletariato frequentano, invece, le scuole dove si investe sempre di meno, a cui vengono destinati sempre meno fondi, e in cui non si invogliano i docenti ad insegnare, allontanandoli con sistemi di controllo e valutazione  punitivi e per niente efficaci. Meno fondi, infatti, significano salari più bassi, e dunque una vera e propria emorragia di personale qualificato e preparato.

Un approccio assolutamente in linea con un intero sistema di mercato che lascia le persone più vulnerabili sempre più indietro, piuttosto che fornire loro le stesse possibilità di concludere con successo il proprio percorso scolastico.  Serve, invece, un nuovo approccio che incida su povertà, disoccupazione e disparità di reddito puntando sul diritto all'istruzione. Un approccio che ponga fine alla profonda disparità che caratterizza gli investimenti nella scuola pubblica, che punti a migliorare l'offerta formativa scolastica ed extra scolastica, che investa nella qualità della preparazione degli insegnati, che punti a colmare le differenze sociali e l'ineguaglianza di opportunità, e non ad acuirla.

Tutelare il diritto all'istruzione e investirvi tramite politiche lungimiranti significa investire sullo stato dei diritti delle persone, sulla qualità delle nostre democrazie e sullo sviluppo umano delle nostre società.