Egitto: 25 gennaio un anno dalla rivoluzione

27/01/2012 di Redazione
Egitto: 25 gennaio un anno dalla rivoluzione

Era un anno fa quando una nuova pagina di storia iniziava. Con i giovani di piazza Tahrir. Tutti i Paesi del mediterraneo non sono più gli stessi.

L'epicentro della protesta era partito in Tunisia, a Sidi Bouzid, e velocemente si estende e arriva li, a Piazza Tahrir. Un anno dopo quei ragazzi che hanno avviato il cambiamento, sono tornati a Tahrir. Sono i ragazzi che in pochi mesi hanno costretto il governo di Mubarak, al potere da oltre 30 anni a dimettersi. Sono coloro che hanno preteso le elezioni libere in Egitto ed hanno contestato il governo transitorio della giunta militare. Proprio la giunta ha organizzato, le celebrazioni "ufficiali". Una parata navale ad Alessandria e spettacoli aerei al Cairo e spettacoli pirotecnici in tutte le città. L'emittente televisiva Al Jazeera dice "La giunta militare sta stampando monete commemorative per l'occasione e distribuirà onorificenze ai funzionari. Ha chiesto agli egiziani di "preservare lo spirito del 25 gennaio, il giorno che ha unito il popolo egiziano, giovani e anziani, musulmani e cristiani". I giovani invece "La rivoluzione è stata dirottata da Hussein Tantawi, che per due decadi è stato il ministro della difesa di Mubarak e ora guida la giunta. "Dobbiamo scendere in strada mercoledì, non per celebrare una rivoluzione compiuta, ma per dimostrare pacificamente la nostra determinazione, la nostra volontà di raggiungere gli obiettivi della rivoluzione", ha scritto Alaa al-Aswani, uno dei più noti attivisti pro-democrazia. Un anno dopo la Rivoluzione il Parlamento, guidato dal partito dei Fratelli Musulmani, perseguitati e banditi sotto Mubarak, dovrebbe tenere la sua prima seduta lunedi prossimo, giorno in cui  il Consiglio militare dovrebbe cedere il potere in favore proprio del parlamento. Molte le sfide che il parlamento egiziano dovrà affrontare: disoccupazione, che negli ultimi tredici mesi, a causa dell'instabilità e delle rivolte, è andata aggravandosi raggiungendo le proporzioni di una vera e propria piaga sociale. Il turismo, diminuito per la paura di attentati. E le proteste, contro i generali dell'esercito, visto che molti di loro hanno servito anche sotto Mubarak, e che oggi, anche se momentaneamente, detengono il potere. Intanto, l'esercito continua a promettere che si farà da parte quando verrà eletto il nuovo presidente a giugno. Ma i dubbi sono tanti, e molti manifestanti rimangono perplessi. Secondo questi infatti, i generali che hanno mantenuto il potere in Egitto negli ultimi sei decenni, non si limiteranno a farsi da parte.