Francia, continuano le misure repressive nei confronti dei migranti

12/01/2012 di Redazione
Francia, continuano le misure repressive nei confronti dei migranti

Claude Gueant, Ministro dell'Interno francese,  ha presentato nei giorni passati il rapporto statistico sull'immigrazione relativo all'anno 2011. Gueant ha dichiarato che nell'anno passato, sono stati quasi 33.000 gli stranieri espulsi e l'obiettivo per il 2012 è di raggiungere quota 35.000.

Non tardano a mancare le polemiche, e Gerard Sadik, Responsabile della Commissione Asilo alla Cimade, parla di non correttezza dei dati diffusi dal Ministero e sulla negazione del diritto di uguaglianza relativo ai dati del 2012.

Infatti Gerard Sadik afferma che i dati per il 2011 sono stati gonfiati visto che nel primo semestre dell'anno le espulsioni risultavano essere ridotte rispetto all'anno precedente, questo significherebbe che per raggiungere quota 33.00, tutte le espulsioni siano state fatte nell'ultimo semestre dell'anno. Probabilmente c'è stata una confusione sui dati: sono stati aggiunti in questa cifra anche i rimpatri volontari, e i Tunisini, contati più volte perché più volte sono stati rinviati al confine italiano.

Ma le espulsioni non sono l'unica misura repressiva presa dalla Francia. Lo scorso maggio il Ministro dell'Interno e quello del Lavoro hanno firmato congiuntamente una circolare che regola i flussi migratori per motivi di lavoro, in direzione di un drastico irrigidimento delle procedure che permettono agli studenti stranieri di modificare il motivo del loro soggiorno in Francia e convertirlo in un permesso per lavoro. Di fronte alle pressioni che chiedevano il ritiro della circolare, però, il governo ha risposto emanando il 6 settembre un decreto che irrigidisce ancora di più le condizioni per ottenere un visto per studio. Se prima occorreva dimostrare un reddito mensile di 460 €, ora occorrerà avere un reddito di 620 €, vale a dire il30% in più, oltre 15 volte il salario minimo in Camerun. Tra l'altro, gli studenti non europei provenienti da università o scuole superiori sono circa 30.000, rappresentando solo lo 0,15% dei più di 2,2 milioni di studenti della Francia. Se, quindi, lo scopo del governo francese è quello di ridurre i flussi migratori - "chi può credere che il taglio di poche centinaia di studenti iscritti ai corsi post-laurea abbia alcun impatto sui flussi migratori? "- si chiede Liberation.
Sul quotidiano francese è apparso un articolo in cui si sviscerano la questione degli studenti stranieri in Francia, i provvedimenti repressivi del governo francese e l'errore culturale, politico ed economico di questa scelta. Il quotidiano, infatti, sottolinea come questi tipi di politiche rappresentino un assoluto non senso, in quanto non considerano l'enorme danno economico che deriva dal mancato investimento nel capitale umano di tutti quegli studenti stranieri  che arrivano in Francia per proseguire gli studi e specializzarsi. Le strategie di quei Paesi che hanno puntato sulla ricerca, lo sviluppo e l'innovazione, ricorrendo anche al prezioso apporto di studenti e ricercatori di origine straniera, si sono rivelate vincenti. Se la crescita delle nostre società è garantita, tra le altre cose, dal progresso delle scienze e della tecnologia, allora questo è un motivo in più per investire nella conoscenza e, quindi, nella formazione specialistica di ingegneri, dottori, fisici, etc. Tutte le menti brillanti che arrivano in Francia per perfezionare i loro studi contribuiscono in maniera straordinaria allo sviluppo scientifico e alla crescita delle imprese.

Ma questi sono solo i motivi economici. Ci sono, poi, ragioni ancora più importanti, culturali e politiche, per cui tale circolare e tutte le misure che vanno in questa stessa direzione risultano per nulla condivisibili. Culturali perché non considera l'arricchimento che può derivare alla lingua e alla cultura francese dal confronto e dallo scambio con altre culture e dall'accoglienza nelle università, nelle scuole superiori e nei laboratori di ricerca di studenti provenienti da 160 Paesi diversi. Politiche perché tutte le misure di chiusura risultano sempre controproducenti nel lungo periodo. Il governo Jospin, per esempio, aveva puntato, al contrario, sulla semplificazione delle procedure amministrative, sulla concessione di borse di studio e sulla possibilità di ottenere permessi temporanei con più facilità.

In un momento di grave crisi economica e di incertezze profonde sul futuro come quelle che stiamo affrontando, le politiche di chiusura e di esclusione non possono che fare male alla nostra società e alle nostre democrazie. Nessuna ripresa economica potrà esserci se non si punterà anche sullo sviluppo umano, su una effettiva cooperazione e sul confronto valorizzante con persone e culture differenti. È da atteggiamenti come quello della Francia che inizia il declino delle grandi nazioni, afferma Liberation.

Anticipiamo che nella prossima settimana approfondiremo altri temi che iniziano a far scricchiolare il sistema francese, come il diritto all'istruzione,  che lo Stato non sempre garantisce. Infatti è di questi giorni l'appello diffuso AFEV, l'associazione che lotta contro la dispersione scolastica nei quartieri popolari. L'associazione attraverso Liberation, chiede a tutti i candidati alle presidenziali, di iniziare una discussione in merito al modello scolastico-educativo, di far diventare questi temi prioritari al fine di combattere la dispersione scolastica.