Libia, nuovi scontri

27/01/2012 di Redazione
Libia, nuovi scontri

Nuovi attentati in Libia da parte dei fedeli di Gheddafi. Lo scorso 23 gennaio un centinaio di uomini hanno assaltato e conquistato la città di Bani Walid, in Libia. Nell'attacco cinque ribelli anti Gheddafi hanno perso la vita e i feriti sarebbero decine. Sull'accaduto circolano però versioni contrastanti. Il ministro degli Interni libico Fawzi Abdelali ha smentito l'attacco, parlando invece di "lotte interne" (c'è anche chi parla di una vendetta di matrice tribale). Altri esponenti locali come Mubarak al Fatamni, a capo del Consiglio locale di transizione di Bani Walid, hanno smentito il ministro. La città di Bani Walid è sempre stata una roccaforte di Gheddafi, già a novembre, ribelli e fedeli al vecchio regime avevano sostenuto duri scontri. Le ultime settimane sono state molto dure per il Consiglio nazionale di Transizione e diversi governi europei dubitano della sua autorità. Le proteste contro il governo di transizione, nelle ultime settimane sono cresciute sempre di più. Considerato lento, poco trasparente e restio nel mettere da parte le figure governative e militari legate a Gheddafi. Le proteste degli ultimi tempi, si sono verificate soprattutto a Bengasi, la città da cui sono cominciate le rivolte contro Gheddafi, ma anche in altre città e a Tripoli e Misurata. Sabato scorso l'attacco più grave e violento, un gruppo di ribelli armati ha assaltato la sede del Consiglio nazionale di transizione. In seguito all'assalto si è dimesso il vicepresidente del CNT, Abdel Hafidh Ghoga, uno degli esponenti del governo ad interim più contestati dai ribelli. La causa dell'attacco, la pubblicazione online di una bozza di legge elettorale perla futura Assemblea costituente. Questo sistema danneggerebbe le nuove formazioni politiche a favore di figure locali e tribali ben radicate nelle singole zone. Già lo scorso 2 gennaio un'altra bozza della stessa legge era stata ritirata, perché escludeva dalle candidature i libici con doppia nazionalità e così i cittadini fuggiti in esilio durante il regime di Gheddafi non avrebbero potuto candidarsi. L'elezione dell'Assemblea costituente è prevista a giugno e, come già visto in Tunisia, Marocco ed Egitto, il partito che fa riferimento ai Fratelli musulmani, sembra favorito.