Il neomelodico, specchio di un paese

16/02/2012 di Redazione
Il neomelodico, specchio di un paese

Iniziata la settimana del festival più amato dagli italiani, il festival che fa più share in assoluto, i cui spazi pubblicitari valgono milioni di milioni di euro. Mentre Gianni Morandi scaldava i motori del Festival di San Remo che ha poi  dominato l'informazione nazionale con il forte attacco di Celentano, la prima serata, Roberto Saviano ha pubblicato domenica 12 febbraio su "Repubblica" un articolo sulla canzone neomelodica. "Non solo i contatti su YouTube, ma anche i fatturati delle vendite sono alti. Chi produce e distribuisce la musica dei neomelodici sa come sfruttare il mercato. Il cd originale a volte non esiste neppure. Lo fanno direttamente falso. Così guadagnano una percentuale direttamente alla vendita. Meccanismo semplice e vincente. Se il falso è il tuo, guadagni sul falso e, avendo inondato il mercato, altri falsari dovranno aspettare che si esauriscano le prime tirature false per poter piazzare le proprie. L'unico modo per combattere il falso è gestirsi il falso. Nessuna mediazione. È un mercato che non conosce crisi, questo. Ed è un mercato che non interessa solo Napoli o la Campania, ma l'intero Sud. Un bacino d'ascolto vastissimo. Perché il siciliano e il pugliese, il calabrese e il lucano, pur avendo le proprie canzoni tradizionali in dialetto, cantano le canzoni moderne in napoletano." Lo scrittore continua "Sentimenti, amore e tradimenti, sono questi i temi dei neomelodici, temi universali, come quelli cantati dalla musica pop. Le loro canzoni raccontano il quotidiano. Ma in queste terre il quotidiano è anche affiliazione, morte, carcere, potere. E gestione del potere con le sue declinazioni: consenso e violenza. Il racconto è incentrato sulla scelta inevitabile della camorra (parola quasi mai pronunciata nelle canzoni), una scelta dettata dal destino, dalla vita misera, dalle condizioni sociali di un intero territorio. E sulle sue conseguenze: l'onore e il silenzio. Non è una celebrazione totale. È una sorta di racconto eroico con al centro persone che facendo la scelta della camorra entrano in una società chiusa: non importa quello che il mondo pensa di te, non importa se il mondo ti è ostile, la famiglia è con te, la famiglia ti ama." Saviano  continua la sua analisi "I testi sono in napoletano ma con grafìa spesso sbagliata. Scrivo qui i versi così come circolano sul web nei siti dei loro fan. Queste canzoni sono la prova che esiste una quotidianità di guerra, che i neomelodici riescono a interpretare. La interpretano rendendola epica, dandole un senso eroico. Tutte queste canzoni rientrerebbero nell'apologia di reato. Ma c'è in loro qualcosa di più complesso. Questa quotidianità non è soltanto un arruolamento militare, è anche un'educazione sentimentale: ti punto in faccia una pistola, ti permetto di arruolarti, ti do uno stipendio, ma ti educo anche a essere in un certo modo. Ne Il mio amico camorrista Lisa Castaldi canta le virtù di un boss suo amico, "n'omm chin e qualità" ("un uomo pieno di qualità") che "cà paura e cù coraggio a braccetto se ne và" ("che cammina a braccetto con la paura e con il coraggio", il coraggio suo e la paura che incute, ovviamente); mentre in Femmina d'onore, la Castaldi parla del ruolo delle donne nella camorra. Una donna che prende il posto del marito, e che promette vendetta contro il pentito che ha passato le informazioni: "Pentito che maritem' hai tradito ra legge e miez a via si cundannat'" ("Pentito, che mio marito hai tradito, dalla legge della camorra sei condannato"). I pentiti. Negli ultimi anni ne sono nate molte di canzoni contro i pentiti, descritti come il male assoluto, come degli sfascia famiglie. Una delle più feroci è di Mirko Primo, Pe colpa è nu pentito, dove nel ritornello si dice: "Prima mi era amico, ora è un pentito e mi ha condannato per tuttala vita. Macome possono credere a questa gente che fa solo infamità?". Contro i pentiti ha scritto e cantato anche Michele Magliocco. Il ritornello di A colpa è dei pentiti dice: "La colpa è dei pentiti, gente senza onore che quando stanno fuori si sentono re ma quando entrano dentro sono peggio dei cantanti che cantano a squarciagola". Roberto Saviano nel suo articolo continua "La canzone di malavita è un classico non solo napoletano ma calabrese, romano, siciliano. Guapparia è la canzone di camorra del repertorio antico più famosa, considerata ormai un classico e cantata anche dai grandi maestri come Murolo. Racconta la storia di un boss che fa una serenata alla sua bella e, proprio perché si è innamorato, non può più essere guappo. È diventato un molle e invita l'onorata società a cacciarlo dall'organizzazione. Poi venne Mario Merola con Serenata calibro 9, il racconto di un vecchio guappo di camorra che aveva deciso di farsi da parte e che, quando i criminali entrano in casa della figlia, decide di vendicarsi. Ma il vero padre della canzone neomelodica che racconta gesta di camorra è Tommy Riccio. Il suo Nù latitante del 1993 - considerato il primo video musicale che racconta una vicenda di camorra - è la storia della sofferenza di un latitante, che smette di esistere e scappa da tutto e tutti; non può fidarsi che di un amico per portare un regalo ai figli. E in questa canzone centinaia di persone (non solo i boss noti alle cronache vivono la difficoltà della latitanza, ma centinaia di piccoli affiliati e le loro famiglie) si riconoscono. Ancora oggi è mandata diffusamente nelle radio locali di tutto il mezzogiorno italiano." Conclude "Ora i neomelodici vengono ascoltati anche da ragazzi romani e milanesi che non hanno origini meridionali, e che chiamano il genere "Napoli". Sembrano lontani e marginali, ma lontano e marginale è chi considera feccia tutto questo. Guardarli e ascoltarli significa guardare e ascoltare il proprio paese. E per quanto possa sconvolgerci non possiamo più ignorarlo."