Infibulazione, migliaia di casi anche in Italia

09/02/2012 di Redazione
Infibulazione, migliaia di casi anche in Italia

Il 6 febbraio si è celebrata la giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili.  Nel mondo sono circa 140 milioni, le donne sottoposte a questa tortura non prescritta da nessuna religione e blandamente illegale negli stessi paesi di tradizione. L'infibulazione è tanto più diffusa negli stessi paesi occidentali quanto più nelle comunità di migranti, le donne sono poco sostenute nel loro processo di integrazione. L'albero della Vita ha presentato il suo dossier ed il quadro è angosciante: nel nostro paese sono a rischio 93.000 donne e fra loro più di 7.700 bambine. Nel mondo sono circa 140 milioni, le donne sottoposte a questa tortura. Il rapporto "Il diritto di essere bambine", realizzato dall'Albero della Vita, in collaborazione con l'Associazione interculturale Nostras 2, pone di nuovo l'attenzione sull'argomento. I ricercatori hanno preso in esame 25.203 bambine, provenienti da paesi a rischio, che vivono in Italia. Si scopre che l'usanza, diffusa soprattutto nel Corno d'Africa, è presente anche nel nostro Paese. In Italia la legge vieta questa pratica (legge n.7 del 2006) ma continua ad essere una pratica effettuata e tenuta nascosta. Nel nostro Paese ci sono ancora medici e anziane delle comunità che, a pagamento, praticano l'infibulazione. Medici e infermieri se ne accorgono solo quando le donne si recano negli ambulatori per farsi medicare.

Spesso queste drammatiche operazioni vengono fatte senza anestesia, con coltelli, lame di rasoio, vetri rotti o forbici. Situazioni a rischio che possono portare anche alla morte. L'emorragia che ne consegue viene arrestata tamponando la ferita con garze e bendaggi o, nei casi migliori, con punti di sutura. Le conseguenze sono infezioni, cheloidi, tetano e addirittura infertilità, oltre a problemi nei rapporti sessuali e durante il parto.