Istruzione in Gran Bretagna: non un diritto ma un privilegio elitario

02/02/2012 di Redazione
Istruzione in Gran Bretagna: non un diritto ma un privilegio elitario

Il nostro viaggio nelle scuole pubbliche del mondo ci porta questa settimana nel Regno Unito. Dopo gli approfondimenti su Francia e Stati Uniti, proviamo questa volta a gettare luce su alcuni aspetti controversi del sistema d'istruzione britannico, anch'esso messo seriamente a rischio.

In Gran Bretagna si sta registrando un notevole aumento delle iscrizioni presso scuole private, dove sempre più genitori decidono di far studiare i propri figli nonostante le rette altissime. Come osserva The Economist, il successo di scuole e università private è un chiaro indicatore che le scuole pubbliche non stanno facendo un buon lavoro e che la loro offerta formativa è qualitativamente in calo. Un sistema così fortemente elitario danneggia, naturalmente, tutte quelle famiglie in condizioni di fragilità economica e sociale, che non possono permettersi di iscrivere i propri figli a costosi istituti privati, ma che devono necessariamente accontentarsi di quanto offre il sistema pubblico, sempre più trascurato. Una scuola pubblica così disegnata, quindi, non è più uno strumento che serve a garantire pari opportunità per tutti, rimozione delle disparità e possibilità di ascesa sociale, ma al contrario acuisce quelle differenze che già caratterizzano la società britannica.

Il settimanale inglese critica anche l'eccessiva semplificazione del sistema degli esami finali di scuola secondaria, da cui scaturisce un alto numero di diplomati, senza però un reale beneficio per la loro preparazione. Questo impoverimento dell'istruzione pubblica ha aperto un dibattito sull'opportunità di riformare il sistema scolastico e revisionare radicalmente i curricula nazionali. Il Segretario all'Educazione Michael Gove, ad esempio, ha espresso pubblicamente la sua idea di riformare il sistema scolastico facendo in modo che gli studenti studino materie accademiche di base come storia, geografia, matematica, scienze, arte e lingue straniere fino ai 16 anni, superando il sistema attuale che invece prevede che si specializzino troppo presto in funzione della loro entrata nel mercato del lavoro. L'intenzione del Segretario è quella di uniformare il sistema educativo britannico ai migliori del mondo, creando una sorta di "gold standard" che garantisca una migliore preparazione generale per i suoi studenti. Questa riforma, però, non sarà introdotta prima del 2014.

Nel frattempo, lo stato di salute del diritto all'istruzione non è propriamente ottimo. Non solo le scuole primarie e secondarie, ma anche le università britanniche, che hanno la fama di essere tra le più prestigiose al mondo, non offrono garanzie ai ragazzi socialmente più deboli. Basta citare alcuni elementi. Il primo è che le tasse di iscrizione e le rette sono molto alte, quindi fortemente selettive. Questo ha avuto ripercussioni sul numero di iscrizioni: presso le università del Regno Unito gli iscritti, secondo i dati ufficiali, sono scesi dell'8,7% nel 2011 e del 7,4% l'anno precedente. In particolare, le iscrizioni alle università di Inghilterra e Galles sono diminuite rispettivamente del 8,5% e 9,3%, mentre Irlanda del Nord e Scozia le hanno viste mantenersi stabili. Ma il dato più preoccupante è che le iscrizioni sono diminuite soprattutto per la fascia di popolazione più povera, che ha visto decrescere i propri studenti universitari di  2,5 punti percentuali. Bisogna considerare, poi, che questi dati non tengono conto di tutta quella fascia media di popolazione, colpita anch'essa dalle alte tasse e con l'aggravante di non ricevere alcun sostegno finanziario.

Secondo elemento, altrettanto grave, riguarda il sistema universitario britannico che non danneggia solamente chi non vive in una condizione di sicurezza economica, ma anche chi appartiene a minoranze etniche. Il dato è talmente evidente e allarmante che addirittura è stato il premier conservatore Cameron ad ammonire università prestigiose come Oxford e Cambridge per avere un numero troppo basso di studenti "di colore": nel 2010 solo 20 su un totale di 2.617 iscritti nella prima, e 16 su 2.624 nella seconda. Numeri inaccettabilmente irrisori. Questo disegna un quadro del Regno Unito come un Paese che non incoraggia i giovani appartenenti a minoranze etniche a frequentare le università di più alto livello, riservando invece per loro un'istruzione qualitativamente scarsa. 

Le tendenze e i fenomeni riscontarti in Gran Bretagna sono purtroppo in atto anche nel resto d'Europa, dove la crisi dell'indebitamento sta creando un alibi ai governi per investire sempre meno nel diritto all'istruzione e nella scuola pubblica, e quindi nel futuro delle giovani generazioni e della democrazia dei nostri Paesi.

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