Palestina, Love under Apartheid
16/02/2012 di RedazioneSi chiama "Love under Apartheid" il sito attraverso il quale tanti, grazie alla webcam, raccontano la loro storia fatta di amori vissuti attraverso il telefono e skype. Non sono pochi gli stranieri, anche occidentali, che incontrano forti difficoltà a vivere assieme ai loro partner palestinesi. "In un posto dove anche l'amore diventa impossibile, le storie personali che inseriamo servono a rendere nota al mondo la condizione di individui che sono schiacciati dall'oppressione anche nella vita privata, nell'amore e l'affetto che provano per un'altra persona", spiega Tanya Keilani, la coordinatrice di "Love under Apartheid". Ci sono ad esempio Maher e Randa, divorziati entrambi, lui taxista di Gerusalemme, lei insegnate di Gaza, si sono conosciuti, innamorati e successivamente sposati. Poi Randa è dovuta rientrare nella Striscia e da allora non si sono più incontrati. "Le autorità israeliane non mi permettono di andare a Gaza e l'esercito nega a mia moglie il permesso di entrare a Gerusalemme", spiega Maher. La Legge sulla cittadinanza dal 2003 nega agli sposi palestinesi di cittadini israeliani il diritto a diventare cittadini o di risiedere in Israele. Maher, pur non essendo un cittadino israeliano, ha lo status di "residente permanente" a Gerusalemme e ciò non gli consente di andare a Gaza (i permessi «per ragioni di sicurezza» vengono rilasciati solo in casi eccezionali). "E' un giorno buio per la protezione dei diritti umani e per la Corte suprema israeliana che non è riuscita a difendere un diritto fondamentale. Si colpisce la vita di tante famiglie il cui unico peccato è di avere nelle vene sangue palestinese". Questo il commento degli avvocati dell'Associazione per i diritti civili in Israele (Acri), Dan Yakir e Oded Feller, alla decisione presa il mese scorso della Corte di respingere i ricorsi presentati contro della Legge sulla cittadinanza. I palestinesi ora hanno deciso di non rimanere in silenzio e alcuni giorni fa è partita la campagna in rete "Love under Apartheid" per dare spazio alle vicende di queste coppie spezzate. Per Israele invece è solo una questione di "incrementi demografici" indesiderati. Secondo i giudici della Corte suprema accordare la cittadinanza o anche la semplice residenza in Israele e a Gerusalemme ai palestinesi dei Territori occupati, mette a "rischio" la maggioranza ebraica del paese. "I diritti umani non sono una ricetta per un suicidio nazionale", ha scritto nella sentenza del mese scorso il giudice Asher Grunis.


