Proiezioni e visioni per il dialogo interculturale

02/02/2012 di Redazione
Proiezioni e visioni per il dialogo interculturale

Ringraziamo la John Cabot University per aver ospitato il 27 e 28 gennaio la nostra iniziativa dal titolo "Primavera Mediterranea dei Diritti Umani 2012". Inoltre volevamo ringraziare gli studenti e gli insegnanti per la loro disponibilità e per aver portato il loro contributo ai dibattiti e alle tavole rotonde.
Il 27 gennaio scorso, nel primo dei due giorni dedicati alla "Primavera mediterranea dei diritti umani" pressola John Cabot University, e in particolare all'interno della sezione "Proiezioni e visioni per il dialogo interculturale", si sono susseguite proiezioni di film e documentari ed esposizioni fotografiche. La giornata, infatti, è iniziata con l'apertura al pubblico della mostra di foto allestita dai gruppi di intervento di FOCUS-Casa dei Diritti Sociali: il centro di accoglienza e orientamento Esquilino, la Scuola popolare di via Giolitti, il gruppo scolarizzazione ragazzi Rom, il laboratorio fotografico degli studenti della scuola di via Giolitti. Subito dopo l'inaugurazione della mostra e i saluti di Francesca Danese, Presidente del CESV Lazio, che ha presentato l'appello del collettivo Le venticinqueundici per i migranti tunisini scomparsi dopo aver lasciato il loro Paese, sono iniziate le proiezioni previste dal programma e i relativi dibattiti. Si è cominciato con il cortometraggio "River", girato da Tommaso Cammarano e Antonio De Matteo presso il camping River di via Tiberina nel corso di un laboratorio di cinema realizzato nell'ambito del progetto "Io Romano, tu Romeno, egli Rom". Il corto racconta la storia tra una ragazza italiana e un ragazzo che vive all'interno del campo senza ricorrere ai tradizionali cliché con cui si è soliti rappresentare le comunità Rom, i loro insediamenti e le dinamiche che si instaurano all'interno e fuori dal campo. Obiettivo del laboratorio, infatti, era quello di far avvicinare tra loro i ragazzi, facendo riconoscere e superare le differenze che dal mondo dei "grandi" vengono fatte vivere come costitutive e insuperabili. La visione del cortometraggio ha alimentato un ampio e partecipato dibattito tra il pubblico, che ha posto quesiti interessanti agli autori e ha stimolato una riflessione sui pregiudizi di cui sono facilmente vittime i Rom, ma anche su quegli aspetti di cultura e di costume poco conosciuti.È seguito poi il documentario "Cairo Downtown", girato nel 2009 da Carolina Popolani nell'Egitto che si preparava alla cacciata di Mubarak. Il documentario racconta l'inizio delle proteste e degli scioperi di cui sono stati protagonisti a partire dal 2008 centinaia di migliaia di giovani e che sono poi sfociati  nei moti rivoluzionari che hanno costretto Mubaraka lasciare ilpotere dopo oltre trent'anni. Protagonisti del documentario sono dunque giovani blogger che usano la rete per fare attivismo politico e civile ed esprimere il loro dissenso. Giovani coraggiosi, nati e cresciuti sotto un ininterrotto regime oppressivo, che hanno lottato prima di tutto contro le leggi di emergenza varate dall'ex Raìs, contro le forti restrizioni alla libertà di stampa e all'espressione del dissenso, contro gli arresti arbitrari e le torture perpetrate dalle forze di polizia e dall'esercito. Ad un grande impegno nella difesa dei diritti umani, si è aggiunta la lotta contro la corruzione diffusa e soprattutto la voglia di democrazia. Minacce, prigione, torture e talvolta la morte non sono bastati a fermarli. Questo documentario è dunque il racconto del mondo dei blogger egiziani e del loro grande contributo nel diffondere consapevolezza circa le nefandezze del regime antidemocratico di Mubarak e nel mobilitare giovani e attivisti da tutto il Paese, a cominciare dallo storico sciopero del 6 aprile2008 incui Il Cairo si è fermata. Ad un anno dai giorni di Piazza Tahrir, di nuovo invasa da migliaia di egiziani che vogliono difendere la rivoluzione di gennaio, resta ancora molta incertezza circa il futuro politico dell'Egitto. I processi di transizione verso la democrazia sono lenti e complessi, soprattutto in Paesi dove i partiti di opposizione, le libertà fondamentali e le istituzioni democratiche sono stati annullati e anestetizzati da anni di regime e di repressione. A questo si aggiunga la forte presenza del fondamentalismo islamico. Da verificare poi la vittoria dei Fratelli Musulmani alle consultazioni per eleggere i membri della Camera bassa. Di questo e del ruolo pericolosamente ambiguo giocato dalla giunta militare (Scaf), ma anche del grande ruolo della società civile nella rivoluzione egiziana si è parlato nel corso del dibattito moderato da Domenico Chirico di Un Ponte Per e che ha visto la partecipazione di Francesca Manfroni  e di Anthony Santilli di Osservatorio Iraq.La sezione dedicata alle proiezioni si è conclusa con il film "Inshallah", con cui il regista Antonio Laforgia racconta il drammatico viaggio dalla Tunisia sino alla Francia di Mohammed Alì, un ragazzo tunisino di 26 anni. Attraverso la sua personale odissea, si racconta la storia di un'intera generazione, protagonista della rivoluzione che ha dato avvio alle proteste nel resto del Nord Africa e nel Medio Oriente. Questi giovani studenti e attivisti sono tra coloro che sono arrivati e continuano ad arrivare sulle nostre coste, dopo aver attraversato il Mediterraneo nel corso di un faticoso e pericoloso viaggio su vere e proprie "carrette del mare", e poi approdati a Lampedusa, con il caos del suo centro d'accoglienza e la paura di un'imminente espulsione. L'approdo sull'isola italiana, infatti, non è il punto d'arrivo, ma l'inizio di un'altra odissea, quella nel nostro Paese, fatta di violazioni dei diritti nei centri di detenzione o in tendopoli d'emergenza come quella di Manduria, di fughe e nuovi viaggi attraverso il Paese, di proteste per la negazione del diritto ad entrare in Francia come quella che li ha visti fermi per diversi giorni a Ventimiglia, di tentativi di mediazione con le autorità italiane, di permessi di soggiorno per motivi umanitari di cui non si conoscono le modalità perla conversione. Ilviaggio di Alì, però, è fatto anche di momenti positivi: incontri e amicizie, prese di coscienza e condivisione di lotte, infine il tanto agognato arrivo in Francia, meta ultima di molti dei tunisini approdati in Italia.