Siria, i rastrellamenti non si fermano

23/02/2012 di Redazione
Siria, i rastrellamenti non si fermano

Il 22 febbraio in Siria sono stati uccisi due giornalisti: Marie Colvin del Sunday Times e il fotografo francese Remi Ochlik. La città dell'omicidio Homs, la città roccaforte dei ribelli, assediata da più di due settimane dall'esercito siriano. Secondo le testimonianze sarebbero stati uccisi da una bomba mentre si trovavano nel quartiere sunnita di Baba Amr. Marie Catherine Colvin, 44 anni, era una celebre giornalista del Sunday Times, testata per la quale è stata corrispondente dal Medio Oriente. Era specializzata nel giornalismo di guerra ed è stata corrispondente dalla ex Jugoslavia e dallo Sri Lanka. In Sri Lanka, durante la guerra civile nel 2001, Colvin aveva perso un occhio. Remi Ochilik invece era un fotografo francese di appena 29 anni. aveva documentato la caduta Jean-Bertrand Aristide ad Haiti e nel 2005 ha fondato una propria agenzia fotografica, la IP3 PRESS. Ochilik ha documentato la guerra in Congo nel 2008, l'epidemia di colera e le elezioni presidenziali ad Haiti nel 2010 e le rivolte in Libia, Tunisia ed Egitto nel 2011. Il regime siriano si giustifica dicendo "Non avevamo informazioni sul fatto che i due giornalisti fossero entrati in territorio siriano".  "Abbiamo già avuto un cameraman francese ucciso. Basta, quel regime deve andarsene. Non vi è nessuna ragione per cui i siriani non abbiano il diritto di vivere la loro vita", dichiara Sarkozy. "Presento le mie condoglianze alle famiglie", ha detto. "Questo dimostra come la libertà di informare sia importante, quanto il mestiere di giornalista possa essere difficile. Voglio rendere loro omaggio perché se non ci fossero i giornalisti laggiù non sapremmo cosa sta accadendo".  Intanto la Francia ha convocato l'ambasciatore siriano a Parigi e ha inoltre chiesto che sia consentito l'accesso umanitario a Homs, da settimane sotto l'assedio del regime, per il soccorso dei feriti. Il consiglio nazionale siriano ha dichiarato che l'intervento militare è la sola soluzione per la Siria. Intanto le forze fedeli al regime hanno condotto rastrellamenti anche nel quartiere Kfar Soussa di Damasco, arrestando all'incirca trenta persone. "Sono entrati nelle case, scatenando il panico tra i residenti - ha detto -. Oltre 30 persone sono state arrestate",  riferisce l'attivista locale Ghayath Abdullah all'agenzia Dpa. Mezzi pesanti carichi di miliziani filogovernativisono arrivati anche nel quartiere vicino di Mezzeh, dove hanno bloccato le strade e conducono controlli sui residenti. Secondo le informazioni contenute in rete le forze armate di Al Assad hanno giustiziato almeno 27 civili nella provincia settentrionale di Idlib. Lo riferiscono sui social network gli attivisti della Rete siriana per i diritti umani, secondo i quali le vittime sono state uccise con spari alla testa o al petto mentre erano nelle loro case o in strada nei villaggi di Idita, Iblin e Balshon, non lontani dal confine con la Turchia.