Tavola rotonda: "Diventiamo umani"

02/02/2012 di Redazione
Tavola rotonda: "Diventiamo umani"

La prima tavola rotonda svoltasi all'interno della due giorni "Primavera mediterranea dei Diritti Umani 2012" organizzata da FOCUS-Casa dei Diritti Sociali è stata "Diventiamo Umani".

Oggi, nell'era della crisi finanziaria globale, interrogarsi sui diritti e sulle aspirazioni alla democrazia dei popoli della sponda sud del Mediterraneo significa anche interrogarsi sullo stato della vita democratica in Europa e in Italia. Gli interlocutori sono stati Fabrizio Preziosi  (Avvocati democratici europei),Stefano Greco(Ufficio Giuridico FOCUS-Casa dei Diritti Sociali), Maria Quinto  (Comunità di Sant'Egidio), Jurgen Humburg(UNHCR). Ad aprire la tavola rotonda è statoStefano Greco, facendo riferimento ai fatti straordinari che abbiamo osservato e vissuto nel 2011: i fermenti e le rivoluzioni nel Mediterraneo ma anche le difficoltà dell'Italia nell'accogliere il flusso dei migranti provenienti dal Nord Africa. Abbiamo visto il nostro Paese in panne nel concedere permessi di soggiorno e contemporaneamente alzare le reti dei centri in cui erano "rinchiusi" i Tunisini. Abbiamo visto queste persone recarsi in Francia e tornare in dietro. L'Italia non ha saputo offrire possibilità a queste persone, ha gestito il tutto come una emergenza conla Protezione Civile. E' stato così messo in piedi  un sistema con luci e ombre. Ha prodotto un sistema che non prevedeva un periodo adeguato di almeno un anno e di qualità. La popolazione di Lampedusa e l'impegno della società civile e degli attivisti umanitari è stato prezioso. La crisi economica in Italia di certo non aiuta a mantenere questo sistema insufficiente ed anche costoso. Resta evidente che il nostro Pese deve ancora dotarsi di una  politica pubblica adeguata alle migliori tradizioni, alle migrazioni globali e ai trattati internazionali. tra un disegno di cosa fare e dire a tutti i giovani migranti che sono arrivati qui. ContinuaStefano Grecofacendo riferimento alla Costa Concordia, dicendo che l'accaduto ci ha insegnato che ci sono naufraghi e naufraghi: alcuni passano sotto silenzio e altri fanno tanto clamore. Si calcola che i migranti che hanno perso la vita facendo il "viaggio della speranza" sono tra i 1600 o 1800. Esseri umani che attraversando il mare sono morti. Stiamo aspettando ancora risposte, in quel periodo, i paesi europei e gli USA,  avevano le loro flotte nel canale di Sicilia per difendere i civili in Libia e per tenere sotto controllo le reazioni bellicose di Gheddafi. Le flotte erano troppo impegnate nella difesa e si sono completamente disinteressate di quello che succedeva in mare. Attualmentela Commissione Europeasta indagando e sta scrivendo un rapporto che sarà pubblicato a maggio. Molte sono le difficoltà nel reperire informazioni circa i migranti dispersi, morti in mare. L'avvocato Greco, ha fatto riferimento anche alla Giornata della Memoria in coincidenza con l'apertura dell'anno giudiziario. Entrambi gli argomenti hanno come riferimento la Tutela dei diritti della persona. Peccato che adesso si parli solo delle carceri e non si parla di quello che sono i c.i.e.,  lato oscuro di cui nessuno vuole parlare ma la cui ferita è molto forte. Le tendopoli sono come campi di concentramento che ricordiamo con la giornata della memoria. C'è bisogno di riaffermare la tutela e i diritti della persona, chiunque essi siano, italiani, stranieri, rom e anche chi attraversa il mare scappando dalla guerra. E' poi intervenuta Maria Quinto della Comunità di Sant'Egidio che ha iniziato il suo intervento facendo dei riferimenti a Lampedusa e alle gestione ideologica dell'immigrazione degli ultimi mesi. Lampedusa è stata tra il 2008 e il 2010 un'isola modello. Il modello Lampedusa, punto di gestione in cui l'arrivo dei richiedenti era riconosciuto e costruito da un sistema piuttosto dignitoso, grazie alle associazioni che collaboravano assieme, come  Medici Senza Frontiere, Save the Children e Unhcr, che garantivano una gestione delle domande di asilo, del riconoscimenti e del trasbordo sul territorio italiano. Con la Primavera il modello già era saltato e con la Libia, con il blocco dei confini e con la politica dei  respingimenti, il sistema è entrato in crisi. Infatti abbiamo assistito ad un calo degli ingressi dei richiedenti asilo provenienti dall'Africa. L'80% degli ingressi in Italia non  avviene  via mare. Questa lotta forsennata nei confronti di coloro che arrivavano dal mare è stata molto ideologica. Abbiamo visto l'ingresso di 22.000 persone provenienti dalla Libia, Eritrei e Somali ma anche Bengalesi e Pachistani, ed altri profughi provenienti  dal'Africa subsahariana e dal Medio Oriente. In Italia c'è stata una grossa discussione e Sant'Egidio ha espresso simpatia per i giovani tunisini che arrivavano in Italia dopo la rivoluzione, per il loro grande desiderio di gustare la libertà e il desiderio esaudito di arrivare finalmente in Europa. La loro curiosità e la voglia di conoscenza purtroppo non hanno trovato un riscontro e così molti sono tornati in dietro, per scelte personali ma soprattutto perla delusione. Altrisono andati in Francia o in altri paesi. Altri ancora sono rimasti in Italia con un permesso di soggiorno per motivi umanitari di 6 mesi. Molti già sono tornati in Tunisia, altri invece si sono persi. Non neghiamo che Lampedusa e la fase di accoglienza ha vissuto fasi con aperture ma anche problemi (gestione istituzionale negativa, la conduzione negativa, centro per i minori obbrobrioso). E' stata un'esperienza aperta e va salvata la fase della convivenza con le persone dell'isola. Ma anche con quelle persone che sono arrivate sull'isola per vivere con i profughi e con i richiedenti asilo. Mentre in Italia si diceva che non era possibile vivere e gestire l'emergenza molti altri hanno detto si può  fare. E così la rete di accoglienza del privato sociale ha ospitato i richiedenti. L'Arci e la Caritas, hanno compiuto uno sforzo di gestione ma poi i comuni si sono ricreduti sull'accoglienza e il muro si è sfaldato. La rivoluzione dei giovani tunisini ha creato simpatia, abbiamo conosciuto nel 2011 l'esperienza di giovani popoli nati alla democrazia. Abbiamo vissuto una esperienza e saputo realizzare iniziative che dobbiamo salvaguardare e sviluppare dal punto di vista culturale. Si è imposta l' ideologia della chiusura e del disprezzo verso le persone, un' idea radicata che non sempre dà spazio ad un'accoglienza piena. Se noi vogliamo avanzare dobbiamo lavorare su questo terreno e valorizzare quanto c'è di positivo nel tessuto sociale italiano. Fabrizio Preziosi, ha fatto riferimento alle immagini di Ventimiglia, dove i Tunisini venivano respinti dal confine francese. Una violazione di una pluralità di norme e di  trattati con la totale assenza dell'Europa. Lampedusa è stato il prodotto finale delle applicazioni di quello che il Governo pensava e di come operava. Resta ora aperto il problema dei permessi di soggiorno umanitari che creano una condizione di vita precaria, perché dopo la loro scadenza resta un'incognita su se e come rinnovarli e sulla possibilità o meno di convertirli. Vanno, dunque, cercate soluzioni durature, e non semplicemente d'emergenza. Se non si vuole mantenere questa situazione di precarietà bisogna chiedere altre cose a questo Governo. Garantire a chi arriva nel nostro Paese condizioni di accoglienza dignitose e la possibilità di scegliere dove costruire il proprio futuro. Ultimo intervento è stato quello di Jurgen Humburg dell'UNHCR, che si è soffermato sulla necessità di fare distinzione tra rifugiati e migranti, una cosciente distinzione che di sicuro non è facile. Chiunque deve essere trattato secondo le leggi. La protezione internazionale è una grande conquista e ogni paese può anche definirla con delle quote. E' legittimo dire e decidere sui visti, gli ingressi, in base a questo si ha il controllo delle frontiere. L'articolo 13 della Dichiarazione dei dritti dell'uomo afferma che "Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese" ma non dichiara che  si ha la libertà di essere ammessi nel paese in cui si vuole. Non c'è scritto che si può avere asilo dappertutto. Il dato di fatto e il punto di partenza è che l'asilo è una grande conquista, nonostante i problemi che ci sono. Il progresso sta nel fatto che si può affermare che il  governo ha diritto di rispettare le frontiere ed è legittimo che possa decidere sui respingimenti. Ma la cosa più importante è che non possono esserci respingimenti senza che prima il governo si accerti se ci siano richiedenti asilo o rifugiati. Gli stati sono limitati da norme internazionali ed europee. Nel 2004 da Lampedusa sono state respinte in 5 giorni all'incirca 1200 persone provenienti dalla Libia. Ma in 5 giorni come hanno fatto a decidere per tutti? Come hanno fatto ad accertare che quelle persone non avessero diritto ad essere accolte in Italia? Ancor più grave la situazione dei barconi respinti verso la Libia, con Somali ed Eritrei che in altri tentativi sono tornati in Italia ed hanno ottenuto lo status. Don Luigi di Liegro affermava che l'emergenza esiste quando non sei preparato. Nel 2010 i numeri degli ingressi erano bassi. Si pensi che nel 2009 ci sono stati 36.000 arrivi. Bisogna espandere il sistema di accoglienza in maniera non solo quantitativa ma soprattutto qualitativa. La Protezione civile non è stata creata per assistere i rifugiati ma del resto hanno garantito vitto e alloggio. L'Europa ha lasciato sola l'Italia. Altre nazioni non sono state  impressionate dalle nostre cifre. In Germania negli anni 90 ci sono stati 400.000 richiedenti asilo, in una dimensione profondamente diversa. E l'Italia non ha chiesto ripartizioni come pretendeva per questa "emergenza".  Adesso la Germania non ha più frontiere esterne, con Dublino non ha creato un cordone. L'Italia come del resto Cipro, per la posizione geografica, sono paesi più esposti alle migrazioni di massa. Le ripartizione e gli oneri degli stati dovrebbero essere definiti su basi diverse. La cosa indegna, continua Humburg, è piuttosto la mancanza di soccorso da parte delle grandi o piccole navi, prestare soccorso è un obbligo che dovrebbe venire da dentro e non avere delle convenzioni o delle leggi che ci obbligano al salvataggio. La situazione adesso nel Mediterraneo risulta molto controllata. Per le imbarcazioni che sono affondatela Commissione Europeadeve trovare le cifre, i numeri delle vittime, e riconoscere le persone. Ma l'errore più grande è quello di partire con queste barche che non offrono sicurezza e che hanno problemi. Bisogna elaborare delle proposte alternative, ingressi protetti e bisogna dare a queste persone la possibilità di partire. Successivi agli interventi dei relatori sono state proposte domande ed osservazioni che vertevano soprattutto sul fatto che il nostro diritto, le nostre leggi, non colgono e non tutelano le diversità. Stefano Grecoinfatti, ha affermato che la legge c'è e quella è, ma bisogna dare un'interpretazione evolutiva alle norme. La via d'uscita è ripartire dalle persone. Trovare soluzioni all'interno del diritto. Ci sono asilanti, profughi, varie categorie e ognuno ha i suoi diritti e bisogna tutelarli. E' importante fare distinzioni che partano dall'uomo. Ad esempio i C.I.E.  recludono le persone,  per 18 mesi, persone che non sono criminali, perché non hanno commesso nessun reato. Dovremmo essere la punta di diamante del diritto in Europa e invece ancora non riusciamo a garantire la libertà per tutti.  Maria Quinto ha approfondito il tema dei  flussi misti che sono oggi  il cuore delle maggiori problematiche. Si doveva difendere meglio la convenzione di Ginevra e l'approdo delle navi provenienti dalla Libia e cariche di somali e di eritrei. La  Primavera araba ha  portato un vento di cambiamento allargato. L'Europa non può eludere la necessità di dotarsi di un sistema di accoglienza coordinato e condiviso tra i vari paesi. La popolazione di Lampedusa ha vissuto momenti di entusiasmo con l'accoglienza, poi è restato sotto il peso dell'abbandono dello stato. L'Isola deve vivere di turismo ed accoglienza.