Accordo integrazione, al via la raccolta punti

15/03/2012 di Redazione
Accordo integrazione, al via la raccolta punti

E' entrato in vigore il 10 marzo, l'accordo integrazione, il "contratto" che i cittadini stranieri firmano con lo stato italiano nel momento in cui fanno richiesta del permesso di soggiorno. E' nient'altro che il permesso di soggiorno a punti. I cittadini stranieri che entrano in Italia per la prima volta avranno un limite temporale di due anni (prorogabile di un altro anno) per raggiungere un certo numero di punti (30); se non ci riusciranno, al termine del terzo anno potrebbe essere emesso contro di loro un decreto di espulsione. Il sistema entrato in vigore, già sperimentato Germania, Svizzera, Canada e Australia, era stato previsto da una legge approvata dal governo Berlusconi nel luglio del 2009, la stessa che aveva innalzato a sei mesi il limite massimo di reclusione nei Centri di permanenza temporanea italiani, limite portato ora a 18 mesi e che aveva introdotto il reato di clandestinità.

Si legge nel preambolo dell'Accordo integrazione, che  lo scopo del provvedimento sarebbe quello di promuovere l'integrazione "intesa come processo finalizzato a promuovere la convivenza dei cittadini italiani e di quelli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio nazionale, nel rispetto dei valori sanciti dalla Costituzione italiana".  Affermato  il "reciproco impegno ( come fosse una partita, un contratto a due) a partecipare alla vita economica, sociale e culturale della società". Cnclude che "per i cittadini stranieri integrarsi in Italia presuppone l'apprendimento della lingua italiana e richiede il rispetto, l'adesione e la promozione dei valori democratici di libertà, di eguaglianza e di solidarietà posti a fondamento della Repubblica italiana." L'accordo di integrazione è rivolto agli stranieri che al momento dell'ingresso in Italia abbiano più di sedici anni, viene firmato in prefettura o in questura nel momento in cui viene fatta richiesta del permesso di soggiorno. L'accordo dura due anni ed è prolungabile di un anno, ma soltanto una volta, secondo l'articolo 3 dell'Accordo.

All'accordo è collegato il sistema a punti, in partenza 16, che rappresentano l'ipotetica conoscenza a livello base della lingua e della cultura italiana e vengono assegnati d'ufficio al momento della firma. Nel materiale diffuso dal Ministero dell'Interno si legge che entro tre mesi dalla domenda "lo straniero viene convocato per partecipare ad una sessione di formazione civica e di informazione sulla vita in Italia. La mancata partecipazione comporta la perdita di 15 crediti". L'obiettivo per rimanere sul territorio italiano è quello di raggiungere i 30 punti, calcolati in base: al livello reale di conoscenza della lingua italiana, al percorso di studi o di formazione professionale svolto in Italia, ma anche allo svolgimento di attività imprenditoriali, alla scelta di un medico di base, alla partecipazione ad attività di volontariato o all'attivazione di un mutuo per l'acquisto di una casa. Ma attenzione ai punti, infatti questi potrebbero diminuire a causa di condanne, per eventuali reati commessi sul territorio italiano, anche non definitive. Ma contano anche i provvedimenti di sicurezza o per sanzioni amministrative definitive non inferiori ai 10 mila euro. Nel caso in cui, alla fine del periodo di due anni, non siano stati raggiunti i 30 crediti è prevista la possibilità di richiedere un prolungamento dell'accordo della durata di dodici mesi, ma solo se i crediti dell'interessato sono superiori allo zero. In caso contrario, come nel caso in cui dopo gli ulteriori dodici mesi la quota dei 30 punti non sia stata ancora raggiunta, il cittadino straniero perderà il diritto di restare in Italia e riceverà un decreto di espulsione.

Anna Maria Cancellieri e Andrea Riccardi hanno inviato, negli scorsi giorni, a tutte le prefetture italiane una circolare che precisa le linee guida dell'applicazione di questo nuovo accordo di integrazione, precisando che l'eventuale decreto di espulsione non è applicabile ai «titolari di permesso di soggiorno per asilo, per richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari o per motivi familiari, dei titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o di carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell'Unione europea, e degli stranieri titolari di altro permesso di soggiorno che abbia esercitato il diritto al ricongiungimento familiare». Torneremo sull'argomento e sulle attenzioni che hanno richiamato questi "punti" necessari ai migranti che entreranno in Italia nei prossimi mesi.