Collina Fleming, i residenti: "Niente cemento, vogliamo il parco"

15/03/2012 di Redazione
Collina Fleming, i residenti: "Niente cemento, vogliamo il parco"

Una settantina di residenti di Collina Fleming si sono riuniti nella mattina di sabato 10 marzo in via Città di Castello per manifestare contro l'avvenuta recinzione dell'unica area verde dell'intero quartiere. Una recinzione che pare propedeutica all'avvio del progetto che prevede la costruzione di quattro palazzine, un teatro ed un parcheggio per circa 39mila metri cubi di cemento.

La manifestazione - promossa dal comitato cittadino per il XX municipio, dall'Associazione Vivere Collina Fleming e con l'adesione di Imago XX - è stata l'occasione per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla mancanza di spazi verdi per i cittadini di questo quartiere residenziale di Roma Nord: il più cementificato della città.

Come sottolinea Mario Attorre, presidente del comitato cittadino per il XX municipio "Questo  è l'unico quartiere di Roma a non avere un parco, anche i più periferici e degradati ce l'hanno" e rincara "questa sarebbe l'unica area verde della zona".

I cittadini che vogliono uscire di casa e passeggiare nel verde devono allontanarsi di molto dal quartiere "Per far giocare i nostri bambini all'aria aperta dobbiamo andare a Villa Ada o a Villa Glori" spiega Stefano Belardini, vicepresidente dell'Associazione Vivere Collina Fleming "anche le persone anziane della zona non hanno un giardinetto per incontrarsi". Per non parlare dei cani, relegati sui marciapiedi e senza un prato per correre.

Secondo Vincenzo Leli, coordinatore di Imago XX, la costruzione di nuove case sull'area verde destinata al parco va impedita a tutti i costi: "Questo è l'unico fazzoletto di verde pubblico rimasto e dobbiamo difenderlo: la cementificazione dell'area arrecherebbe un danno incalcolabile all'ambiente con il peggioramento del traffico, dello smog e della vivibilità del nostro quartiere".

I  comitati e le associazioni dei residenti stanno portando avanti un'azione giudiziaria presso il Tar del Lazio fin dal 2003. Ci sarebbero, infatti, delle incongruenze nella procedura di concessione dell'edificabilità dell'area in questione, destinata a verde pubblico dal Piano Regolatore del 1961 e sottoposta e vincolo paesaggistico e paesistico.

Un'attivista presente al sit-in di protesta sottolinea la possibilità che al di sotto dell'area ci sia una falda acquifera: "Ho consultato un geologo: sul terreno ci sono delle canne alte tre metri che crescono solo in presenza di abbondante acqua".

Intanto la proprietà ha iniziato a sondare il terreno attraverso carotaggi, per rilevare l'eventuale presenza di reperti archeologici e analizzare il suolo prima di procedere con i lavori.