Egitto: assolto il medico accusato di fare “test della verginità”

15/03/2012 di Redazione
Egitto: assolto il medico accusato di fare “test della verginità”

Il tribunale militare de Il Cairo ha assolto, lo scorso 11 marzo,  Ahmed Adel, un medico egiziano che era stato accusato da 8 donne di averle sottoposte al test della verginità nei commissariati della polizia, dopo che queste erano state fermate durante gli scontri    tra attivisti e polizia avvenuti nel marzo e aprile 2011. Adel è stato assolto perché, secondo la corte, le testimonianze sul suo caso sono state contrastanti e quindi quei test "non possono essere provati".

Fuori dall'aula la sentenza è stata duramente contestata dalle donne e dagli altri attivisti che protestano contro il Consiglio Supremo delle Forze Armate, che di fatto governa il paese dalla caduta di Mubarak. Samira Ibrahim, una delle donne che ha denunciato il medico, ha affermato che questa sentenza "non infanga il mio onore, ma quello dell'Egitto".

Negli scorsi mesi almeno 17 donne avevano denunciato di avere subito questi cosiddetti "test della verginità" dopo essere state arrestate dalle forze di sicurezza. Ibrahim e le altre donne avevano dichiarato anche di essere state picchiate, colpite con scariche elettriche e costrette a denudarsi, per poi subire un "test di verginità" di fronte a soldati armati di telefonino e pronti a filmare la scena, e di esser state minacciate di un'incriminazione per il reato di prostituzione.

Prima di essere rilasciate, le donne erano state portate di fronte a una corte marziale e condannate a un anno di carcere con la condizionale per un serie di accuse pretestuose. In seguito una di loro, appunto la 25enne Samira Ibrahim, ha denunciato un medico militare.

Ufficialmente i militari hanno sempre negato di praticare i "test" ma lo scorso maggio un generale egiziano  aveva detto alla CNN che i "test della verginità" erano un mezzo "per dimostrare che i militari non avevano violentato queste donne" durante la loro detenzione.

Il disappunto delle donne e degli attivisti è dovuto anche dal fatto che la sentenza di ieri non può essere contestata in appello dal momento che è stata emessa da una corte militare.

Ma la condanna per questo procedimento arriva anche dalla organizzazioni internazionali, prima fra tutto Amnesty International, secondo la quale questa sentenza "è un'ulteriore prova dell'incapacità della giustizia militare di occuparsi di casi di violazione dei diritti umani".

"Ancora una volta, i militari egiziani hanno voltato le spalle alle donne che, come Samira Ibrahim, hanno mostrato un enorme coraggio sfidando le istituzioni militari del Paese", ha dichiarato Hassina Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. "La sentenza dell'11 marzo 2012 - ha aggiunto - non è solo una parodia della giustizia ma è anche un'ulteriore conferma di quanto sia necessario trasferire ai tribunali civili i casi di violazione dei diritti umani".

All'indomani della sentenza, Amnesty International chiede quindi ai militari egiziani di rispettare la decisione presa nel dicembre 2011 da un tribunale amministrativo egiziano che ha proibito i "test di verginità" e di garantire giustizia e riparazione alle donne che vi sono state sottoposte.