I profughi di Fukushima

08/03/2012 di Redazione
 I profughi di Fukushima

Sono due milioni i giapponesi che aspettano un risarcimento post Fukushima e di questo passo anche l'annunciato aumento degli addetti ad esaminare le pratiche da 3.000 a10.000 non aiuterà molto. Molti sono i profughi dalla zona contaminata, ma circa un milione e mezzo sono quelli che vivono nelle sue vicinanze e hanno visto comunque le loro abitazioni e i loro terreni inquinati dalle radiazioni e quelli che potrebbero tornare a casa dopo lo svolgimento delle previste bonifiche ambientali che però nessuno ha ancora visto. Non sanno quando ritorneranno a casa, chi e quando pagherà i danni subiti alle case, ai terreni, frutto e contenitori della loro vita. Solo tredici  delle oltre mille richieste di risarcimento inoltrate nel mese di settembre a TEPCO sono state esaminate e risolte. L'azienda richiede ai beneficiati di firmare un documento nel quale rinunciano ad ulteriori pretese. Una richiesta orribile, visto che le radiazioni possono procurare lesioni e malattie anche a distanza di anni, se non di decenni. TEPCO ha offerto come risarcimento 1.500 dollari al mese per i danni morali, peccato che i "profughi" debbano rinnovare la domanda ogni tre mesi,  attraverso una procedura inutilmente lunga e complessa. Il problema fondamentale di TEPCO è che non ha risorse per risarcire tutti. Non aveva nemmeno i mezzi economici per far fronte al disastro e alle spese per affrontare l'emergenza nucleare immediatamente dopo il terremoto che ha fatto saltare le sue centrali, spese a cui ha provveduto il governo giapponese, un tipo d'incidente per il quale nessuna assicurazione offre la copertura proprio per la sua natura di catastrofe alla quale nulla sfugge.