I valori più importanti per gli Italiani: Famiglia, Italia e Dio

15/03/2012 di Redazione
I valori più importanti per gli Italiani: Famiglia, Italia e Dio

Nella ricerca realizzata dal Censis nell'ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, si sono analizzati i valori più importanti per gli italiani: il primo gradino è occupato dal nucleo familiare, (indicato dal 65% dei cittadini) anche se con 'format' diversi dal matrimonio, al secondo posto il gusto per la qualità della vita (25%) e al terzo la tradizione religiosa (21%).  Ma la grande sorpresa è quella che il Censis ha definito "la caduta dell'individualismo". Infatti, mentre la voglia di essere padroni della propria vita, lo slancio delle ambizioni personali,il bisognodi inventare il proprio destino e di soddisfare i propri desideri, sono stati i valori che hanno caratterizzato la nostra storia recente e su cui si è costruito lo sviluppo del Paese dagli anni '50 in poi, oggi non sembra più essere così. Il rallentamento dello sviluppo economico e la moltiplicazione dei soggetti ha portato a uno sfarinamento delle capacità decisionali nelle questioni di interesse collettivo, lasciando l'individuo in balia di se stesso e desideroso di trovare nuovi punti di riferimento. Perno della comunità nazionale è la famiglia, anzi i diversi «format familiari», visto che nel periodo 2000-2010 sono diminuite le coppie coniugate con figli (-739mila), mentre sono aumentate le coppie non sposate con figli (+274mila) e le famiglie con un solo genitore (+345mila).

Nel periodo 1998-2009 sono poi aumentate le unioni libere (+541mila, arrivando in totale a 881mila) che, inclusi i figli, coinvolgono oltre 2,5 milioni di persone. E sono complessivamente 5,9 milioni gli italiani che hanno sperimentato nella loro vita una forma di convivenza libera.

Più del 90% degli italiani si dichiara soddisfatto delle relazioni familiari. Anche se ci si sposa meno (tra il 2000 e il 2010 i matrimoni sono diminuiti del 23,7%:67.334 inmeno), all'unione matrimoniale è ancora riconosciuto un valore importante: il 76% degli italiani è convinto che sia una regola da rispettare e il 54% ritiene che garantisca maggiore solidità alla coppia. La rivalutazione delle regole è un'altra novità del rapporto Censis e si esprime anche nell'ambito religioso: l'ateismo si è compresso e chi crede si affida sempre meno a un Dio dai da te riconoscendosi maggiormente nell'istituzione religiosa. Il 66% degli italiani, infatti, si dichiara credente e osservante (nel 1988 la percentuale era del 45%) e il 16% pensa che esista una sfera trascendente o spirituale che va oltre la realtà materiale. In realtà altri dati sulla pratica religiosa ridimensionano il fenomeno: due terzi degli italiani di fatto non entrano mai nei luoghi di culto, e solo un terzo vi si reca una o più volte alla settimana per partecipare alle funzioni religiose. Altra forza che genera la coesione dell'individualismo italiano e che rende i cittadini più legati alle loro radici è l'orgoglio di appartenere al Paese del buon vivere. Il 56% dei cittadini è convinto che l'Italia sia il Paese al mondo dove si vive complessivamente meglio. Molto staccati gli altri Paesi europei, gli Stati Uniti e l'Australia. Anche se in futuro avessero la possibilità di andarsene dall'Italia, infatti, due terzi dei cittadini (66%) non lo farebbero in nessun caso. Anche le conseguenze economiche e psicologiche della crisi fanno capolino nella ricerca del Censis: il consumismo, infatti, sembra attrarre meno gli italiani, visto che il 57% pensa che, al di là dei concreti problemi di reddito, nella propria famiglia il desiderio di consumare è meno intenso rispetto a qualche anno fa. Il 51% crede che, anche in questa fase di crisi, nella propria famiglia si potrebbe consumare di meno tagliando eccessi e sprechi. In maggioranza gli italiani (45%) pensano di dover conservare quello che hanno, piuttosto che puntare ad avere di più (29%). Stanchi delle forme più estreme e sregolate di individualismo e trasgressione, negli italiani è scattato il riflesso «law and order». L'89% dei cittadini vorrebbe misure più severe contro le droghe pesanti, l'87% le ritiene auspicabili per contrastare i fenomeni legati alla guida pericolosa, il 76% nei confronti dell'abuso di alcol, il 74% verso le droghe leggere, il 71,5% nei confronti della prostituzione. La deriva restrittiva è meno intensa, ma comunque presente, nei confronti dei fumatori (il 52% vorrebbe provvedimenti più stringenti) e di chi mangia cibi ipercalorici che causano l'obesità (47%). La crisi del soggettivismo ha generato dunque diverse pulsioni. Da una parte è un emotivo approccio restrittivo verso le passate sregolatezze, dall'altra un'apertura all'altro, la riscoperta del valore delle relazioni e la convinzione che ci possiamo salvare solo tutti insieme. Infatti moralità e onestà (55,5%), rispetto per gli altri (53,5%) e solidarietà (33,5%) sono i valori considerati necessari per migliorare la convivenza sociale in Italia. "Per il futuro", afferma il Censis "i valori che faranno l'Italia e gli italiani sembrano poggiare sempre meno sulla rivendicazione dell'autonomia personale e sempre più sulla riscoperta dell'altro, sulla relazione ela responsabilità. Sonovalori che in questa fase fanno emergere scintille di speranza che vanno però alimentate e potenziate, affinché possano diventare un nuovo motore di crescita socio-economica e civile del Paese".