Iran: internet bloccato

01/03/2012 di Redazione
Iran: internet bloccato

Ennesimo giro di vite contro l'informazione nell'Iran che si avvia alle elezioni parlamentari del 2 marzo. Google, Gmail, Google Video e Youtube da qualche giorno sono inaccessibili nel paese. La notizia è stata confermata  ufficialmente il 13 febbraio da Google, che ha precisato che il blocco è iniziato il 10 febbraio, da allora più di 30 milioni di iraniani non sono stati più in grado di accedere ai loro indirizzi email e sembra che anche il servizio di Yahoo e quello di Hotmail siano stati bloccati. L'ente governativo iraniano responsabile per le telecomunicazioni ha dichiarato all'agenzia di stampa nazionale di non essere a conoscenza di alcun problema e che questi eventualmente non ricadrebbero sotto la sua responsabilità. Il suo capo, Saeed Mahdioun, ha aggiunto inoltre che lui non usa servizi email di proprietà di società straniere. La mossa si deve probabilmente anche all'avvicinarsi dell'inizio delle celebrazioni dell'anniversario della Rivoluzione islamica del 1979 e all'intenzione delle autorità di stroncare qualsiasi tentativo di protesta e impedire ai movimenti della cosiddetta "onda verde" di organizzare manifestazioni e contestazioni pubbliche. Nemmeno i software usati dagli attivisti iraniani per accedere anonimamente a Internet e aggirare i blocchi sembrano funzionare. Da giorni si moltiplicano anche le segnalazioni di rallentamenti e blocchi di tutto il traffico web.

Thomas Erdbrink, corrispondente in Iran del Washington Post, segnala che anche il sito della sua testata e Facebook sono stati bloccati: chi cerca di raggiungere questi siti viene raggiunto da un messaggio di errore che spiega: "In nome delle leggi sui reati informatici l'accesso a questo sito è negato". In molti temono che questi fatti indichino l'avvio del temuto progetto governativo sulla "Internet nazionale", volto a permettere l'accesso solo a siti Internet i cui server sono collocati in Iran, quindi alla portata delle censure e degli interventi del governo. Alla notizia dei blocchi fa seguito la denuncia di Amnesty International attraverso un rapporto intitolato 'Abbiamo l'ordine di distruggervi', diffuso il 28 febbraio, nel quale l'organizzazione per i diritti umani descrive come, a partire dalle proteste convocate nel febbraio 2011 le autorità iraniane abbiano inasprito la repressione contro il dissenso. Secondo l'analisi di Ann Harrison, direttrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International: "In Iran oggi chiunque è a rischio se fa qualsiasi cosa che possa situarsi al di fuori dei ristretti confini di ciò che le autorità considerano accettabile dal punto di vista sociale o politico". Nel dettaglio: "Formare un gruppo sui social media, costituire un'organizzazione non governativa o aderirvi, esprimere opposizione rispetto allo status quo". Tutti reati punibili con la dura galera iraniana. Sotto particolare osservazione i media elettronici. A gennaio, un alto funzionario di polizia aveva dichiarato che Google non era un motore di ricerca bensì "uno strumento per lo spionaggio". Conseguentemente nel corso dello stesso mese, la Ciberpolizia ha ordinato a tutti i proprietari di internet cafè di installare telecamere a circuito chiuso e di registrare l'identità di tutti gli utenti prima di farli accedere a una postazione.

Tra le vittime più note dell'ondata di arresti degli ultimi mesi, il blogger Mehdi Khazali, condannato a quattro anni e mezzo di carcere, seguiti da 10 anni di esilio interno per una serie di accuse come "diffusione propaganda contro il sistema", "riunione e collusione contro la sicurezza nazionale" e "insulti a pubblici ufficiali" e Abdolfattah Soltani, fondatore del Centro per i difensori dei diritti umani, che rischia una condanna a 20 anni di carcere per aver, tra l'altro, accettato un premio internazionale sui diritti umani.