Mafia: più di 150 le donne uccise

22/03/2012 di Redazione
Mafia: più di 150 le donne uccise

I mafiosi uccidono le donne, a dispetto di tanti miti sui "codici d'onore". L'associazione DaSud ne ha contate 150, ammazzate, o indotte al suicidio, per faide, per vendette trasversali, per paura che parlassero, o solo perché passavano per strada nel luogo e nel momento sbagliato. Sono le cifre del dossier "Sdisonorate:  Le mafie uccidono le donne", curato da Irene Cortese, Sara Di Bella e Cinzia Paolillo, testimonia una lunga scia di sangue iniziata nel 1896 con Emanuela Sansone, uccisa a soli 17 anni a Palermo per ritorsione nei confronti della madre, una locandiera palermitana sospettata di aver denunciato alla polizia una banda di falsari. L'ultima tomba in ordine di tempo e' quella rosarnese di Maria Concetta Cacciola, morta suicida ingerendo acido muriatico il 22 agosto del2011, a soli 31 anni. I magistrati di Palmi hanno arrestato la madre, il padre e il fratello, appartenenti al clan dei Bellocco, con l'accusa di averla indotta al suicidio con continui atti di violenza fisica e psicologica. I tre figli affidati ai nonni materni erano l'arma del ricatto. La colpa di Maria Concetta e' stata decidere di collaborare con i magistrati tre mesi prima della morte, probabilmente seguendo l'esempio di sua cugina Giuseppina Pesce.

Bere acido è una modalità per togliersi la vita che continua a ripetersi in Calabria negli ultimi mesi. Donne che sotto la violenza del giogo mafioso affogano con l'acido il disonore di avere fatto rivelazioni sulle 'ndrine e rotto l'omertà.

La ricerca delle storie, disposte in ordine cronologico e condensate ognuna in poche righe, si e' basata sull'elenco di Libera, sul libro premio Montanelli "Dimenticati" dei giornalisti Danilo Chirico e Alessio Magro e sugli archivi dei giornali. "Il dossier serve innanzitutto a sfatare un'assurda credenza", si legge nella nota introduttiva. "Che i clan in virtù di un presunto codice d'onore non uccidono le donne. La storia dimostra il contrario: le donne - innocenti o dissidenti o senza la forza di uscire dal giogo mafioso - uccise dalle mafie sono più di 150". Morte "per l'impegno politico", per "delitti d'onore". Oppure che "sono state suicidate, sono state oggetto di vendette trasversali, sono morte per un accidente, sono rimaste incastrate dentro una situazione familiare e mafiosa da cui non sono riuscite a uscire". Storie molto diverse tra loro, ma accomunate dall'essere finite vittime "del sistema criminale e socio-culturale delle mafie".

Nel lungo elenco ci sono nomi noti alla memoria collettiva, come le vittime delle stragi di Mafia a Palermo: Emanuela Loi, Emanuela Setti Carraro, Francesca Morvillo, o la giornalista Ilaria Alpi, sul cui omicidio in Somalia non è stata fatta giustizia mentre molte tracce parlano ormai della 'ndrangheta coinvolta in un traffico di armi e rifiuti pericolosi con l'Africa.

Ma sono presenti anche tante vicende quasi sconosciute che meritano di essere ricordate. Come quella di Maria Rosa Bellocco uccisa dai familiari insieme al marito Mario Alessio Conte e al loro bimbo di 9 anni Francesco. Una famiglia sterminata il primo settembre del 1977 perché  Maria Rosa era stata infedele e il marito si era rifiutato di ucciderla.  Annunziata Pesce, 30 anni, aveva tradito il marito con un carabiniere, ma era la nipote del boss Giuseppe Pesce.  Il marito ne denunciò la scomparsa il 20 marzo del 1981 e il suo ricordo fu "cancellato con il terrore, vietato anche pronunciarne il nome".  Nel 2010