Pena di morte: nel 2011 esecuzioni ancora in 20 paesi

29/03/2012 di Redazione
Pena di morte: nel 2011 esecuzioni ancora in 20 paesi

Afghanistan, Arabia Saudita,  Bangladesh, Bielorussia, Cina, Corea del Nord, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Malesia, Siria, Somalia, Striscia di Gaza, Stati Uniti d'America, Sud Sudan, Sudan, Taiwan, Vietnam, Yemen. Questi paesi in cui vige ancora la pena di morte: un "club" fortunatamente in via di estinzione che comprende ormai "solo" il 10% dei paesi del mondo.

Secondo il Rapporto di Amnesty International sulla pena di morte nel 2011, i luoghi del mondo dove l'anno scorso vi sono state esecuzioni capitali sono 20, oltre un terzo in meno rispetto a 10 anni fa. Nonostante ciò i paesi che hanno eseguito condanne a morte nel 2011 lo hanno fatto a un livello allarmante.

Nel corso del 2011 sono state messe a morte almeno 676 persone mentre erano almeno 18.750, alla fine dell'anno, i prigionieri in attesa dell'esecuzione. I dati, tuttavia, non includono le migliaia di esecuzioni che Amnesty International ritiene abbiano avuto luogo in Cina e in Iran, dove queste informazioni non sono rese completamente pubbliche o vengono divulgate in maniera strumentale.

Sentenze capitali sono state emesse o eseguite per tutta una serie di reati, tra cui adulterio e sodomia in Iran, blasfemia in Pakistan, stregoneria in Arabia Saudita, traffico di resti umani nella Repubblica del Congo e in oltre 10 paesi per reati di droga.  I metodi d'esecuzione hanno compreso la decapitazione, l'impiccagione, l'iniezione letale e la fucilazione.

Nella maggior parte dei paesi dove sono state emesse o eseguite condanne a morte, i procedimenti giudiziari non hanno rispettato gli standard internazionali sui processi equi. In alcuni casi, si sono basati su "confessioni" estorte con la tortura o altre forme di coercizione, come in Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Iran e Iraq.

In Medio Oriente c'è stato un profondo aumento delle esecuzioni ufficiali, almeno il 50 per cento in più del 2010, determinato da quattro paesi: Arabia Saudita (almeno 82 esecuzioni), Iran (almeno 360), Iraq (almeno 68) e Yemen (almeno 41). Inoltre in Iran, in violazione del diritto internazionale, sono stati messi a morte almeno tre prigionieri condannati per reati commessi quando avevano meno di 18 anni; una quarta, non confermata, esecuzione di un minorenne al momento del reato sarebbe avvenuta sempre in Iran e ancora un'altra avrebbe avuto luogo in Arabia Saudita, dove non sono mancate anche esecuzioni pubbliche.

Gli Stati Uniti sono stati ancora una volta l'unico paese delle Americhe e, nel2011, l'unico stato membro del G8, a eseguire condanne a morte,43 intotale. L'Europa e lo spazio ex sovietico sono risultati liberi dalle esecuzioni con l'eccezione della Bielorussia, dove sono stati messi a morte due prigionieri. Il Pacifico invece è risultato una regione libera dalla pena di morte con l'eccezione di Papua Nuova Guinea, dove sono state emesse cinque condanne a morte.

 "La vasta maggioranza dei paesi ha deciso di non usare più la pena di morte- ha dichiarato Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International-  Il nostro messaggio ai leader di quella isolata minoranza di paesi che continua a ricorrervi è chiaro: non siete al passo col resto del mondo su questo argomento ed è tempo che prendiate iniziative per porre fine alla più crudele, disumana e degradante delle punizioni" .

Il rapporto di Amnesty, infatti, registra diversi segnali positivi: nel 2011  vi sono stati provvedimenti di grazia o commutazioni nei confronti dei condannati a morte in 33 paesi; Benin e Mongolia hanno fatto un passo avanti per aggiungersi ai paesi abolizionisti per legge; Sierra Leone e Nigeria hanno rispettivamente dichiarato e confermato la moratoria sulle esecuzioni e non ci sono state esecuzioni a Singapore e, per la prima volta dopo 19 anni, in Giappone. Inoltre in Cina, il governo ha eliminato la pena di morte per 13 reati, prevalentemente di natura economica, e sono state presentate al Congresso nazionale del popolo una serie di misure per ridurre il numero dei casi di tortura durantela detenzione.  Negli StatiUniti d'America, infine, il numero delle esecuzioni e delle nuove condanne a morte è notevolmente diminuito rispetto a 10 anni fa: l'Illinois è diventato il 16° stato abolizionista e l'Oregon ha annunciato una moratoria.

"Anche all'interno del piccolo gruppo di paesi che hanno eseguito condanne a morte nel 2011, assistiamo a progressi graduali. - afferma Shetty- Sono piccoli passi avanti, ma misure di questo genere hanno ultimamente dimostrato di poter condurre alla fine della pena capitale. Non succederà improvvisamente, ma siamo convinti che arriverà il giorno in cui la pena di morte sarà stata consegnata alla storia" .