UE: irregolarità in 102 discariche italiane UE: irregolarità in 102 discariche italiane

01/03/2012 di Redazione
 UE: irregolarità in 102 discariche italiane  UE: irregolarità in 102 discariche italiane

L'Unione Europea ha aperto, nei confronti dell'Italia, una procedura d'infrazione per "almeno 102 discariche, di cui tre di rifiuti pericolosi, non conformi alla direttiva Ue del 1999" presenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna e Umbria. La Commissione europea ha inviato all'Italia una lettera di costituzione in mora, in seguito al mancato rispetto di parte della direttiva europea del 1999 sulle discariche di rifiuti. L'Italia, infatti, non si è conformata all'articolo 14 di quella norma, secondo cui gli stati membri avrebbero preso delle misure per assicurare che le discariche esistenti, non avrebbero continuato ad operare dopo il 16 luglio 2009, qualora non fossero ancora conformi con la direttiva europea. I dialoghi fra Bruxelles e le autorità italiane sono partiti nel luglio 2009,  quando la Commissione ha riscontrato irregolarità in 187 discariche esistenti al momento della trasposizione nell'ordinamento della direttiva del 1999, che o non erano state chiuse, o non erano ancora conformi alla direttiva europea. La situazione è stata chiarita dall'Italia il 16 maggio 2011 e, precisala Commissione Ue, sulla base di quelle informazioni, a cui si sono aggiunte altre relative alla regione Piemonte, è emerso che, ad oggi, ancora in 14 Regioni sono presenti almeno 102 discariche non a norma. Come dichiarato dal ministro dell'ambiente Clini: "Ci sono troppe discariche in Italia, che non sono da anni identificate come una soluzione per la gestione dei rifiuti. L'infrazione è quindi uno stimolo ad aumentare e rafforzare la raccolta differenziata e anche ad aumentare la quota di recupero energetico dai rifiuti. Bisogna lavorare in questa direzione. Bisogna uscire da una situazione che, soprattutto in alcune Regioni italiane, è caratterizzata dal fatto che le scelte importanti, quelle strutturali per la gestione intelligente e coefficiente, siano state rinviate". L'Italia ha ora 2 mesi di tempo per rispondere alla Commissione europea. L'invio di una lettera di costituzione in mora, infatti, rappresenta la prima tappa della procedura di infrazione al Trattato Ue. La seconda è il "parere motivato" a cui, in caso di ulteriore inadempienza, fa seguito il ricorso alla Corte di giustizia europea.La stessa Corteche, nel2010, hagià condannato l'Italia per il disastro rifiuti in Campania. In quell'occasione il nostro paese, secondo i giudici, non aveva "adottato tutte le misure necessarie" ad evitare la crisi mettendo "in pericolo la salute umana e recato pregiudizio all'ambiente". Le motivazioni della sentenza all'epoca sottolineavano poi che "né l'opposizione della popolazione né gli inadempimenti contrattuali e neppure l'esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti". Si discosta dalla posizione del ministro Clini Erminia Mazzoni, presidente della commissione petizione del Parlamento europeo, che dichiara: "Nell'Ue non c'è solo l'Italia a incontrare difficoltà: nel 90% dei Paesi Ue il Parlamento europeo ha riscontrato una grande difficoltà ad attuare la direttiva sulla gestione dei rifiuti e ha chiesto di modificarla o riformarla". Il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, trova, invece, nella lettera della Commissione europea una consolazione indiretta: il passo di Bruxelles dimostrerebbe "come purtroppo l'emergenza ambientale sui rifiuti non è un problema solo napoletano. Anzi, forse oggi nella provincia di Napoli e in Campania, su questo fronte siamo un passo avanti rispetto a molte zone del Paese". E ancora per il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano: la procedura di infrazione sarebbe "uno stimolo per accelerare su raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti. Le discariche non sono una soluzione, ma solo la parte finale del ciclo. L'Italia deve capirlo".