UE: Matrimoni gay, “no a definizioni restrittive di famiglia”

15/03/2012 di Redazione
UE: Matrimoni gay, “no a definizioni restrittive di famiglia”

Il Parlamento europeo si esprime a favore dei matrimoni gay. Sono stati però solo venti i voti che non hanno permesso al fronte popolare e ai partiti di destra di cancellare il punto a favore dei matrimoni gay, contenuto nella risoluzione su "Parità dei diritti fra uomo e donna" approvata il 13 marzo scorso a Strasburgo. I governi europei, quindi, secondo il Parlamento europeo, non devono dare ''definizioni restrittive di famiglia'' allo scopo di negare protezione alle coppie gay e ai loro figli. Questa la posizione espressa dalla risoluzione che il Pe voleva bloccare con un emendamento, a sua volta bocciato in aula con 322 sì e 342 no.

Infuriati i popolari, col capogruppo del Pdl Mario Mauro che denuncia: «Si è cercata con un approccio strumentale l'occasione per uno scontro di natura ideologica al quale ci siamo opposti compatti». Irritatala leghista Bizzotto, per la quale «la famiglia omosessuale non esiste e non esisterà mai». Divisioni a sinistra, dove Silvia Costa si è astenuta sul punto 7 perché «l'unione fra persone dello stesso non può essere equiparata a una famiglia, ma si possono riconoscere dei diritti legato alla convivenza». Mentre Debora Serracchiani l'ha votata: «Il Parlamento sa guardare lontano, delineando una definizione di famiglia che prospetta il futuro e che ritrae molte situazioni esistenti». Sono stati inoltre approvati, nonostante l'opposizione dei popolari, i passaggi del rapporto in cui si chiede alla Commissione Ue di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni omosessuali tra gli stati membri che già le ammettono e al Consiglio europeo di ''riaffermare il principio di uguale trattamento senza distinzione di religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale''. Non è un atto vincolante, ma è destinato a fare scalpore in un momento in cui il confronto sul ruolo della famiglia si sta facendo particolarmente acceso. I Radicali chiedono che l'Italia segua le direttive europee e non quelle del Vaticano. E si riaccende il dibattito anche in Italia dopo che pochi giorni fa il segretario del Pdl Angelino Alfano aveva affermato: "se vince la sinistra si faranno i matrimoni gay".  A intervenire prontamente è stata la parlamentare del Pd Anna Paola Concia che ha affermato: "Dopo le inutili polemiche, tutte italiane, è Strasburgo a darci una grande lezione di civiltà. Adesso ci aspettiamo dal governo che guardi a Bruxelles non solo quando si affrontano i temi dell'agenda economica ma anche quando si tratta di discutere delle leggi di civiltà che mancano, ormai da troppo tempo, al nostro Paese". Imma Battaglia, storica attivista della comunità gay, che in merito alla questione ha dichiarato: "E' un vento nuovo che spira sull'Europa, il vento di una sinistra che rinasce e porta cambiamenti". Dello stesso avviso anche il responsabile Idv per i diritti civili, Franco Grillini, secondo cui il voto del Parlamento europeo dimostra che "l'Italia nei fatti è fuori dall'Europa dei diritti e delle libertà, e la destra italiana rappresenta il vero ostacolo alla modernizzazione del Paese". Immancabile la reazione di Carlo Giovanardi (Pdl) che afferma "L'unità europea rischia di frantumarsi nella coscienza dei popoli per iniziative come quella della radicale olandese In't Veld che vuole imporre, contro quanto stabilito chiaramente dai trattati, il riconoscimento dei matrimoni gay. Sudditanza al mercato e deriva relativista sembrano essere ormai gli unici idoli a cui sacrificare questo grande ideale, che rischia di essere sempre più lontano dai valori più radicati di decine di milioni di europei". Il giorno dopo la votazione il Giornale ha messo in copertina un titolo eloquente: "L'Europa è loro. Hanno vinto i gay" e ancora sul sito web della testata si legge "L'Europa vuole imporci i matrimoni tra gay,  in riferimento al voto nel parlamento di Strasburgo che "chiede il riconoscimento delle nozze omosessuali in tutti i Paesi, dopo aver perso la centralità economica, ora rischiamo di farci imporre anche l'etica" si legge nel catenaccio dell'articolo. Una delle prime reazioni è giunta dalle versione online de 'LUnità', che definisce "ridicolo" il comportamento del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, in quanto si fa riferimento alla parola "etica", che è stata "schernita" nei "giorni del bunga bunga".