Ungheria: attacco ai diritti nel cuore dell'Europa

22/03/2012 di Redazione
Ungheria: attacco ai diritti nel cuore dell'Europa

Diverse associazioni per i diritti umani e Ong si stanno mobilitando contro il governo Orbàn che sta mettendo in atto una serie di provvedimenti che riducono di fatto gli spazi di democrazia nel paese magiaro e anchela Commissione Europeae il Consiglio d'Europa sono scesi in campo.

L'Ungheria è ad oggi un paese pieno di contraddizioni, come viene bene delineato in un dossier di Repubblica. Membro dell'Unione europea e della Nato nella mani di un partito, la Fidesz, di cui fa parte il premier Viktor Orbàn, al potere dall'aprile 2010, sta stravolgendo lo Stato di diritto. "Non saremo mai una colonia, non ci lasceremo dettare da altri le nostre leggi", tuona Orbàn mentre mendica un credito di 15-20 miliardi di dollari da UE e Fmi per evitare un default.

Molti i provvedimenti adottati negli ultimi mesi dal governo ungherese contestati dalle organizzazioni internazionali. Innanzituttola nuova Costituzioneche è stata accolta con gravi riserve dalla Commissione europea: il testo appare autoritario, nazionalista, discriminante rispetto alle minoranze e alle altre religioni. La Costituzione, infatti, definisce il paese "Ungheria" e non più "Repubblica ungherese", si ispira a un'idea di nazione quale entità etnica e non quale entità di valori, definisce il cristianesimo quale valore costitutivo della nazione, discriminando di fatto la comunità ebraica e le altre religioni. Una legge ha dato poteri speciali alla Nmhh, l'Autorità nazionale di controllo sui media e l'informazione, per vietare o punire informazioni mediatiche che violano presunte regole morali. Manifestazioni o iniziative parlamentari dell'opposizione sono passate sotto silenzio o quasi e un migliaio di giornalisti sono stati licenziati.

Altro tema caldo quello della Giustizia:  il governo Orbàn ha disposto il pensionamento forzato anticipato dei giudici oltre i 62 anni, sostituendo in tal modo i magistrati scomodi con altri docili e ha creato un'autorità governativa di controllo della giustizia, la cui responsabile è un'amica di famiglia del premier. Aspramente criticate dal Parlamento europeo e da membri della Commissione anche le continue misure d'emergenza adottata dall'Ungheria volte a far passare ogni legge definita importante dalla maggioranza governativa, che ha due terzi dei seggi in pugno dopo le elezioni dell'aprile 2010. Inoltre il governo Orbàn sta preparando una legge retroattiva in base alla quale solo i partiti che si erano presentati alle politiche del 2010 avrebbero il diritto di costituirsi come gruppo parlamentare. I deputati non iscritti a un gruppo parlamentare perderebbero finanziamenti pubblici ai partiti e diritto automatico a prendere la parola nelle sessioni inaugurali. Il bersaglio della legge è Ferenc Gyurcsany, il più popolare e carismatico leader progressista, ex premier socialista, uscito dal Ps per fondare un nuovo gruppo, "Coalizione per la democrazia" e rilanciare un processo di unità e convergenze nel centrosinistra. Proteste contro il governo ungherese provengono anche dai sindacati europei.  Infatti, mentre ha introdotto un'imposizione fiscale, la cosiddetta flat tax che ha disastrato le finanze pubbliche, il governo Orbàn ha drasticamente facilitato i licenziamenti, di fatto a danno di attivisti politici e sindacali e di donne incinte.

Un altro punto su cui Bruxelles critica Orbàn è quello della protezione dei dati personali. Il governo è accusato dalla Commissione di voler abolire, di fatto, l'autonomia dell'autorità per la protezione dei dati personali.

Infine, appare critica la situazione circa le discriminazioni: i rom, che sono circa 700mila, sono ogni giorno vittime delle angherie del partito d'ultradestra Jobbik, ad oggi all'opposizione ma le cui idee e slogan sono spesso copiati dal governo. In ampie zone del paese, come Gyoengyoespata, i rom sono stati costretti ad andarsene perché non difesi dalla polizia e in molte scuole vige una apartheid di fatto. Secondo Erzsébet Mohacsi, leader della Ong Chance for Children Foundation , "in almeno un terzo delle scuole elementari esiste di fatto la separazione razziale in Ungheria".