Villa Torlonia, rifiuti non tossici ma l’indagine rimane aperta

01/03/2012 di Redazione
Villa Torlonia, rifiuti non tossici ma l’indagine rimane aperta

Nelle scorse settimane a Villa Torlonia è scattato un nuovo allarme ambientale. Mentre gli operavi procedevano agli scavi per la costruzione del Museo della Shoa sono stati scoperti dei bidoni che contenenti rifiuti non qualificati. 20 fusti sepolti nel terreno adiacente alla casina della Civette. Una terribile scoperta che non ha avuto eco, passata in silenzio nonostante sia stato disposto giustamente un sequestro cautelativo dell'area. "L'area in questione, dal 2008 di proprietà del Campidoglio, apparteneva in precedenza alla Sic (Società immobiliare centrale Srl) che l'aveva a sua volta acquistata nel 1972 dall'Istituto delle Religiose adoratrici ancelle del S.S. Sacramento e della carità. Nel 1973 erano stati avviati su quel terreno dei lavori di scavo e palificazione, continuati a più riprese fino al2004, invista dell'edificazione di un immobile residenziale poi non realizzato", dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. Del 28 febbraio il risultato delle analisi "Si tratta di materiale tipo resina, non pericoloso e non contaminante",  è questa la risposta degli esperti che hanno analizzato il contenuto dei bidoni rinvenuti. Le risposte positive sono arrivate ma rimane «I risultati sui primi campioni prelevati parlano di resine ormai cristallizzate e quindi non pericolose e ci tranquillizzando per i rischi attuali per la salute pubblica, rimane certo lo scandalo di una vera e propria discarica di rifiuti chimici seppelliti in quell'area così centrale e pregiata. Il Dipartimento XII ha fatto bene a rendere noti subito i risultati, garantendo la necessaria trasparenza. Ora rimangono aperte varie questioni sulle quali dovrà decidere la Procura, che sta indagando e ha posto sotto sequestro preventivo l'area». Afferma Parlati, presidente di Legambiente Lazio. 

L'indagine rimane aperta per capire quanto estesa sia la discarica, se ci siano altri fusti sepolti "e se questi contengano le stesse sostanze dei primi campioni prelevati". Legambiente auspica si coinvolga Arpa Lazio per le prossime analisi "in qualità di agenzia pubblica deputata a questi incarichi". Rimangono comunque i dubbi sul come i bidoni di rifiuti siano finiti nell'area e infine l'urgenza della bonifica, "che dovrà essere progettata ed effettuata al più presto e di certo a spese di chi ha compiuto il reato di abbandono di quei rifiuti"