“Vite perdute nel Mediterraneo: chi è responsabile?”

05/04/2012 di Redazione
“Vite perdute nel Mediterraneo: chi è responsabile?”

E' stato approvato il 29 marzo all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa il rapporto del comitato di immigrazione, rifugiati e sfollati a cura della senatrice olandese Tineke Strik con il titolo "Vite perdute nel Mediterraneo: chi è responsabile?". Il testo contiene l'indagine riguardante una delle tante tragedie consumante nel Mediterraneo un anno fa.

L'indagine è stata avviata in piena estate. A seguito della presentazione dell'esposto di FOCUS-Casa dei DirittiSociali il26 giugno 2011 e all'interessamento del CIR e con un ruolo attivo e responsabile dell'UNHCR sono state accertate le responsabilità riferite ad un caso preciso e comincia ad evidenziarsi il come di una tragedia che ha portato alla morte in mare di oltre 1800 persone. Mentre i giovani arabi lottavano per la democraziala fortezza Europanegava soccorso ai barconi dei profughi e così ai 72 migranti e rifugiati che erano partiti dalla Libia su un gommone. Ben 63 di loro hanno perso la vita per mancanza di soccorso. Non sono morti a causa di naufragio bensì di stenti, di sete e di fame durante i 15 giorni nelle acque del Canale di Sicilia. Sono stati abbandonati a loro stessi nonostante i numerosi appelli di soccorso lanciati. Navi ed elicotteri sotto il comando della NATO, due navi commerciali li avevano avvistati ma nessuno si è adoperato per salvarli. "L'Italia, come primo Stato ad aver ricevuto la chiamata di aiuto e sapendo che la Libia non poteva ottemperare ai propri obblighi, avrebbe dovuto assumere la responsabilità del coordinamento delle operazioni di soccorso", si legge nelle conclusioni dell'inchiesta condotta dal comitato per l'immigrazione dell'assemblea parlamentare del Consiglio. Nel documento si sottolineano anche le responsabilità della Nato e dei singoli Paesi che hanno partecipato alla guerra in Libia e che al momento del dramma avevano navi che  solcavano e affollavano quel tratto del Mediterraneo. Si parla di "fallimento collettivo" di Italia, Malta, Onu e Nato "nel pianificare gli effetti delle operazioni militari in Libia e prepararsi per un atteso esodo via mare". Una sottovalutazione che ha portato nel caso in esame alla morte di decine di migranti, tra i quali c'erano anche donne e bambini, costretti alla deriva per due settimane e lasciati morire di fame e di sete. L'inchiesta, firmata dalla senatrice olandese Tines Strik e durata nove mesi, incolpa carenze umane e istituzionali, errori compiuti tanto da navi militari che civili, insieme ad ambigui rimpalli e confusione  sulla responsabilità per i soccorsi. Senza tralasciare le colpe delle autorità libiche in merito alle quali il rapporto sottolinea che, soprattutto in tempi di guerra "uno Stato ha la responsabilità dei civili, sia quando sono sulla terra che quando sono per mare". Inoltre, aggiunge la relatrice, "la Libia ha violato tutti gli impegni internazionali incoraggiando e perfino forzando i migranti e i rifugiati a prendere la pericolosa via del mare".


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