Aids: epidemia nell’Europa dell’Est, ma non solo

05/04/2012 di Redazione
 Aids: epidemia nell’Europa dell’Est, ma non solo

E' allarme Aids in Europa, dove si sta diffondendo come un'epidemia, soprattutto nell'Europa dell'Est. In Russia, Ucraina e Bielorussia il numero di persone sieropositive per l'Hiv è oggi triplicato rispetto ai dati rilevati nel 2000, raggiungendo il milione e mezzo, e la mortalità è in aumento. In italia i dati non sono confortanti: un sieropositivo su tre non sa di esserlo.

L'allarme è stato lanciato a Copenhagen in occasione della conferenza internazionale «Hiv in Europe» promossa dall'«Hiv in Europe Iniatiative», un progetto pan-europeo, nato nel 2007 per migliorare la diagnosi e il trattamento precoci dell'infezione da Hiv e diretto da un gruppo di esperti indipendenti. In controtendenza rispetto a tutti gli altri Paesi del mondo dove, invece, la mortalità per Aids si sta riducendo, in Europa il problema è sempre più pressante. La colpa, secondo gli esperti, sarebbe da ricercare nelle scarse possibilità di accesso alle terapie e alla prevenzione, nello stigma sociale e nella mancanza di politiche sanitarie adeguate.

«L'anno scorso lo studio EuroSida - ha commentato il danese Jens Lundgren, co-fondatore dell'iniziativa - ha mostrato che, nei Paesi dell'Europa dell'Est, il 30 per cento delle persone sieropositive per l'Hiv e con un'infezione da bacillo della tubercolosi, muore entro 12 mesi dalla diagnosi e la causa è, nella maggior parte dei casi, proprio questa seconda malattia. Non solo: il dato è probabilmente sottostimato». Spesso, infatti, l'infezione tubercolare è provocata da micobatteri multiresistenti ai farmaci, il che rende l'eventuale terapia ancora più complessa.

Il boom dell'Aids nell'Europa dell'Est è impressionante e richiederebbe interventi immediati come, per esempio, la legalizzazione dei sostituti degli oppioidi per combattere il fenomeno delle tossicodipendenze e quindi il rischio di trasmissione attraverso siringhe infette.

Ma il problema rimane anche nei Paesi dell'Europa occidentale e non va dimenticato. L'Italia sta attivamente promuovendo il test sulla popolazione ed è il primo Paese, in Europa, ad aver approvato un Documento di consenso che riafferma la necessità di eseguire il test. Il testo, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, propone anche specifiche modalità di erogazione dell'esame e individua i destinatari sensibili ai quali rivolgere l'offerta. Un'iniziativa importante proprio perché buona parte delle persone non sa di essere sieropositiva. Adesso spetterà alle Regioni renderlo operativo.

"L'Italia ha compiuto un passo importante - ha commentato Rosaria Iardino, presidente onorario del Network persone sieropositive (Nps) - nell'incentivare l'esecuzione del test, grazie all'approvazione del documento di consenso. Adesso dobbiamo applicarlo. L'unico aspetto che noi non condividiamo è la questione dei «grandi minori»: i ragazzi che vanno dai 16 ai 18 anni. Oggi il documento non permette loro di poter accedere al test senza il consenso dei genitori, mentre prima il consenso era previsto soltanto al di sotto dei 16 anni. In questo modo andremo a perdere una delle fasce più fragili, che non ha una reale percezione dei rischi della malattia".