India, istruzione per tutti

19/04/2012 di Redazione
India, istruzione per tutti

A partire dal prossimo anno scolastico, le scuole pubbliche e private dell'India dovranno garantire il 25% dei posti a bambini e ragazzi in povertà. Lo ha stabilito una sentenza della Corte suprema, chiarendo uno dei punti più contestati del Right to Education Act, la legge che prevede la scuola obbligatoria e gratuita per tutti i ragazzi dai 6 ai 14 anni. Nel comunicare il verdetto, il giudice SH Kapadia ha ricordato che "negare a un bambino il diritto di avere un'istruzione, significa privarlo del suo diritto a vivere con dignità e libertà di parola ed espressione". La legge approvata due anni fa aveva raccolto forti critiche dagli istituti religiosi, che giudicavano "incostituzionale" l'obbligo di riservare il 25% dei posti ad alunni poveri. "Incostituzionale" perché una simile regola era troppo onerosa per i bilanci di istituti che già accolgono bambini e ragazzi di fasce sociali disagiate. Le scuole riceveranno un sussidio - il 65% dal governo centrale, il 35% da quello statale - che non coprirà l'intera spesa, ma solo il materiale scolastico necessario a ogni studente. Tuttavia, i fondi stanziati a livello locale varieranno da Stato a Stato, a seconda delle rispettive possibilità. Il governo spenderà circa tremila rupie (circa 45 euro) all'anno per ogni bambino della scuola primaria. Secondo dati del 2007-2008 citati dalla Corte suprema, su 1.250.755 scuole di istruzione primaria, l'80,2% sono governative, il 5,8% private che godono di aiuti, il 13,1% private che non ricevono aiuti. Di queste, l'87,2% sono scuole che operano in aree rurali.