Malaria: 655.000 morti ogni anno. Gli appelli delle associazioni

26/04/2012 di Redazione
Malaria: 655.000 morti ogni anno. Gli appelli delle associazioni

Ogni anno nel mondo 655 mila persone muoiono di malaria, una malattia tropicale alla quale è esposta il 40% della popolazione mondiale, prevalentemente nei Paesi poveri. Le ultime cifre Oms parlano di 216 milioni di casi in 106 nazioni. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità sarebbero cinquanta milioni le donne incinte infettate e quindi a rischio di anemia, di nascite sottopeso e di mortalità da parto. Un'altra categoria a rischio è quella dei bambini sotto i cinque anni, perché hanno un sistema immunitario ancora fragile e non in grado di contrastare gli effetti della malattia. Dopo polmonite e diarrea acuta, la malaria è la terza causa di mortalità infantile sotto i cinque anni. "I bambini nei Paesi del sud del mondo costituiscono la catena debole del sistema. Sottoalimentazione, analfabetismo, violenze, assenza di tutela, la vita è spesso scandita da sofferenza, trascuratezza, malattia. Il bambino rischia più dell'adulto essendo predisposto al contagio, alla malattia, alla recidiva, ad indebolirsi sempre di più - spiega Paolo Meo, presidente della Clinica del Viaggiatore di Roma e medico infettivologo tropicalista - Ma la situazione può cambiare radicalmente. Programmi di alimentazione, cibo, allattamento al seno materno, scolarizzazione, programmi di vaccinazioni sempre più diffusi e capillari stando eliminando tante malattie. La malaria è in forte riduzione grazie ai programmi di prevenzione e di utilizzo delle zanzariere trattate". Nonostante ciò ogni 40 secondi nel mondo un bambino muore di malaria, oltre 2.000 ragazzini perdono la vita ogni giorno a causa di una malattia prevenibile o comunque curabile. L'80% dei decessi e delle infezioni si verificano nell'Africa sub-sahariana, dove il 90% dei casi di malaria registrati ogni anno riguarda bimbi sotto i cinque anni. Quello che in Italia è solo un problema marginale, con 600 casi l'anno, è una vera emergenza nei Paesi in via di sviluppo. In occasione della Giornata mondiale della malaria, il 25 aprile, numerose associazioni hanno dato vita a iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica e per raccogliere fondi. Secondo Sylla Thiam, Malaria Programme leader di Amref, la priorità è quella di "creare coalizioni regionali o sub-regionali, per sviluppare strategie comuni e realizzare interventi transfrontalieri. Nei Paesi colpiti i sistemi sanitari devono essere rafforzati e adeguatamente collegati alle comunità in cui operano". Tante le associazioni che operano in questo settore: innanzitutto l'Unicef che ha avviato un progetto a favore in gran parte dei Paesi più colpiti, fra i quali l'Angola, la Repubblica Centrafricana, il Congo, la Repubblica Democratica del Congo, la Guinea, il Kenya, la Nigeria, il Sudan e lo Zimbabwe.  L'obiettivo è la distribuzione di oltre due milioni di zanzariere a lunga durata per proteggere quattro milioni di persone e salvare ogni anno la vita di 11.000 bambini; ma anche per la fornitura di otto milioni di Test di diagnosi rapida e di due milioni di confezioni di antimalarici per curare oltre due milioni di persone. Fra i paesi più a rischio malaria c'è la Repubblica democratica del Congo, dove i casi sono triplicati dal 2009 e la malattia uccide circa 300.000 bambini sotto i cinque anni, ogni anno. In sei province del Paese, il numero di persone curate nei progetti di Medici senza Frontiere è cresciuto del 250% dal 2009. "Il trattamento al di fuori delle città resta particolarmente difficile, a causa dell'inaccessibilità geografica - dice Jorgen Stassijns, specialista di malaria di Msf- In alcune zone l'assistenza sanitaria è semplicemente inesistente. Anche quando il trattamento è disponibile, i farmaci sono talvolta inadeguati od obsoleti". Lancia un appello alla sensibilizzazione sul tema anche Cesvi che da più di dieci anni lavora in Birmania, nella regione dello Shan. Nel Paese asiatico la malaria è ancora la principale causa di morte, in particolare nelle zone rurali, in cui si registrano oltre il 70% dei casi. "In un Paese caratterizzato da servizi di salute pubblica inadeguati e insufficienti, da tensioni etniche, da difficili condizioni di vita e da forti difficoltà negli spostamenti, la popolazione locale ha un accesso molto limitato a servizi sanitari di qualità. In questo contesto il ruolo delle nostre cliniche è cruciale e ben supportato dalle comunità locali", spiega Daniele Panzeri, responsabile Cesvi in Birmania. Anche la Fondazione Cesmet è impegnata in un progetto nella Repubblica Democratica del Congo con l'obiettivo è la realizzazione di un centro clinico sugli altopiani di Kinshasa. Anche Comitato collaborazione medica Onlus fa sentire la sua voce e la sua testimonianza sull'importanza della distribuzione delle zanzariere. Nel 1993 l'associazione ha creato in Burundi un centro trasfusionale per contrastare l'alta mortalità causata da anemia acuta, come conseguenza della distruzione dei globuli rossi da parte del plasmodio responsabile della malaria. Il centro è passato in gestione al governo e continua oggi le sue attività. In Italia il gruppo di lavoro guidato da Paolo Arese dell'Italian Malaria Networksta testando nuovi farmaci antimalarici. Intanto per il vaccino, in fase di sperimentazione, c'è ancora da aspettare. SecondoThe New England Journal of Medicine, se nel 2014 i risultati delle sperimentazioni in corso saranno positivi il primo vaccino contro la malaria falciparum sarà disponibile dal 2015.