Ponte Galeria, il 27 aprile “LasciateCIEntrare”

26/04/2012 di Redazione
Ponte Galeria, il 27 aprile “LasciateCIEntrare”

L'appuntamento è fissato per il 27 aprile di fronte al Cie di Ponte Galeria. Associazioni, politici, terzo settore, intellettuali, giornalisti e tanti cittadini comuni, tutti insieme si ritroveranno ancora una volta sulla Portuense di fronte ai cancelli del Centro di identificazione e di espulsione in occasione della seconda campagna nazionale "LasciateCIEntrare". L'iniziativa, al suo secondo anno di vita, è nata nell'aprile 2011, subito dopo che l'allora ministro dell'interno del Governo Berlusconi, Roberto Maroni firmò una circolare con la quale vietava l'accesso agli organi d'informazione all'interno dei Cie e dei C.A.R.A. (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) italiani. A un anno di distanza la situazione non è cambiata, anche dopo che il ministro degli interni tecnico, Annamaria Cancellieri, lo scorso dicembre, ha annullato il provvedimento targato Roberto Maroni. L'ultima visita "pubblica" all'interno del Cie di Ponte Galeria è datata 25 luglio 2011. Quel giorno avvocati, giornalisti, sindacalisti e associazioni accompagnarono, rimanendo però fuori dai cancelli, una delegazione bipartisan di parlamentari. Inoltre, ancora oggi, ricostruire dall'esterno un censimento delle persone rinchiuse nel Cie di Ponte Galeria risulta molto complicato. Ancora di più è poi conoscere i giorni di detenzione di ogni singola persona, i motivi, la nazionalità, la provenienza, il sesso e, soprattutto, il loro destino. La campagna2012, inprogramma dal 23 al 27 aprile, toccherà quindi tutti i centri dal Nord al Sud con un solo obiettivo: continuare la protesta e la mobilitazione soprattutto per affermare il diritto di sapere, conoscere e informare le condizioni di vita all'interno di ogni singolo centro italiano. "La decisione del nuovo Ministro Anna Maria Cancellieri di sospendere il divieto è stata accolta con soddisfazione,spiegano gli organizzatori, perchè raccontare ciò che avviene in queste strutture è un diritto e un dovere di chi fa informazione. Questa sospensione del divieto però non rappresenta di fatto ancora la garanzia della libertà di informazione. Ancora oggi capire e raccontare cosa accade in questi luoghi è estremamente difficile a causa della discrezionalità con la quale le richieste di accesso vengono gestite". Il Comitato Promotore ha denunciato come, durante questi anni, non sono stati pochi i casi di persone rinchiuse ingiustamente a causa di errori giudiziari o amministrativi, di rivolte, di mancata assistenza e del mancato rispetto dei diritti umani e civili. Uno dei casi più frequenti, raccontano gli attivisti, è quello accaduto a molti giovani nati e cresciuti in Italia ma finiti dentro un Cie, per poi essere liberati dopo una sentenza, solo perché i genitori, di nazionalità straniera, avevano perso il lavoro e di conseguenza il permesso di soggiorno. Nei Cie e nei C.A.R.A. non è difficile poi imbattersi in potenziali richiedenti asilo, in donne vittime di abusi sessuali, o peggio, comprate e vendute dai clan per alimentare il mercato della prostituzione o addirittura in cittadini stranieri residenti in Italia da anni che dopo aver perso il lavoro non sono riusciti a trovarne velocemente un altro. Ma la denuncia del Comitato non si ferma qui e coinvolge direttamente anche il personale che lavora nei centri e le precarie condizioni di lavoro a cui è costretto e sottoposto quotidianamente. I centri di identificazione permanente non sono una questione solamente italiana ma coinvolgono tutto il Vecchio Continente, per questola campagna LasciateCIEntrareaderisce a quella europea Open Accesnow.