Viterbo, chiude l’ultimo cinema. La Curia non rinnova l’affitto al “Trieste”

19/04/2012 di Redazione
Viterbo, chiude l’ultimo cinema. La Curia non rinnova l’affitto al “Trieste”

Niente cinema e teatro nelle serate di Viterbo: chiude l'ultima sala cinematografica. Dopo il cinema Lux, L'Azzurro, il Metropolitan, il Corso e il San Leonardo, cade anche il cinema teatro Trieste lasciando una città orfana di cultura ma intenzionata a reagire. La chiusura dell'ultimo cinema è prevista per il prossimo 21 aprile a causa della scadenza del contratto d'affitto con la Curia, non rinnovato. I cittadini del nascente Comitato in difesa del cinema, che cercano motivazioni di tale decisione, l'avrebbero trovata nel tentativo della parrocchia di Santa Maria dell'Edera di evitare il pagamento dell'Imu riconvertendo lo spazio in un luogo di culto. Non si è fratta attendere la risposta della Diocesi che, a mezzo stampa, ha dichiarato: "Considerate le sopraggiunte esigenze pastorali e di culto della parrocchia di Santa Maria dell'Edera, comunicate ai gestori già dal settembre scorso, si è ravvisata la necessità di non procedere al rinnovo del predetto contratto di affitto; cosa questa assolutamente lecita da parte del legittimo proprietario dell'immobile. Tuttavia, ciò non toglie la possibilità da parte di gruppi, associazioni e scolaresche di poter usufruire ancora della struttura, previo accordo diretto con il parroco pro tempore della parrocchia di Santa Maria dell'Edera" e conclude "Questa è la versione dei fatti, che ci auguriamo venga colta nelle sue vere motivazioni. Dispiace, infatti, che si facciano supposizioni e congetture infondate, non sempre rispettose dell'impegno, generoso e costante, della comunità ecclesiale viterbese nella promozione sociale e culturale del territorio". Il Trieste, nel frattempo,  ha salutato i suoi spettatori pochi giorni fa con una proiezione gratuita di "The Artist". Sala strapiena e commozione, racconta l'esercente Michele Sessa, che con il padre Paolo da vent'anni gestiva la sala parrocchiale che tra un film e l'altro ospitava spettacoli e laboratori teatrali. "Il Trieste era rinato nel 1992 proprio con l'idea di assicurare alternative al nulla ai giovani: in accordo con il parroco di allora, don Sebastiano Fasone, lo gestivamo come spazio aperto alla città" ricorda Michele Sessa. "Le mura sono della Curia, hanno diritto di farne ciò che vogliono. Ma tra poco, quando chiuderà per ristrutturazione anche il cinema Genio, di proprietà comunale, qui in città non resterà nulla". Chi vuole vedere un film a Viterbo, infatti, deve prendere la macchina arrivare alla multisala di Vitorchiano, oppure fermarsi al Trento, altra sala parrocchiale dal futuro incerto. Non va meglio per il teatro: quello comunale è chiuso per ristrutturazione, non si sa quando riaprirà. Bisogna spingersi a Tuscania. "Per questo ci stiamo attivando", spiegano gli animatori del Comitato «Cinema Trieste aperto», che hanno attivato un gruppo su Facebook. "Chiudere spazi per la cultura è un danno, la città rischia di morire". Il 21 sperano di chiamare a raccolta tanti viterbesi, fedeli cinefili e non solo. L'amministrazione, raccontano con rammarico, per ora tace, nonostante l'argomento sia stato sollevato anche dal gruppo consiliare di SEl. "La situazione del cinema Trieste è solo il punto di rottura e l'emblema di una situazione nella quale molti spazi sono stati chiusi o sono di fatto inutilizzabili - ha affermato Innocenzi, consigliere di SEL - e le risorse a disposizione delle realtà culturali cittadine sono sempre minori. Si tratta anche di un problema sociale: parliamo di posti di lavoro, un intero settore, particolarmente importante per una realtà come quella di Viterbo". Il Sindaco ha però affermato di non poter intervenire perché si tratta di un caso che riguarda privati. I simpatizzanti del Trieste comunque non mancano e rimbalzano tra radio (se ne sono occupate RadioDue con Caterpillar e Radio Verde) e Twitter, dove Giovanni Veronesi ha lanciato un appello per il cinema Trieste: "non lasciatelo morire". Il regista lancia una proposta: "Dobbiamo farlo riaprire a costo di occuparlo come il Valle". Ma non tutti a Viterbo sono pronti a seguirlo in un'eventuale occupazione e il Comitato precisa "Non siamo contro la Curia, sia chiaro".