Europa:dallo smaltimento dei rifiuti 2 milioni di posti di lavoro e 150 miliardi di euro

10/05/2012 di Redazione
Europa:dallo smaltimento dei rifiuti 2 milioni di posti di lavoro e 150 miliardi di euro

Oltre agli effetti sulla salute e sulla qualità della vita, il corretto smaltimento dei rifiuti fa bene anche all'economia. Infatti, sono due milioni i posti di lavoro in tutta Europa e un fatturato annuo di quasi 150 miliardi generati dal corretto smaltimento dei rifiuti. La Commissione Europeaha indicato, in uno studio pubblicato nei giorni scorsi, quello della gestione dei rifiuti come uno dei settori maggiormente in crescita e fonte di occupazione e danaro. Un messaggio che in alcuni paesi europei è già stato recepito, ma  che in Italia si stenta a comprendere. Si pensi che nella Capitale la raccolta differenziata si ferma al 22%, per una media nazionale del 31,7% e che, quanto a riciclaggio di rifiuti solidi urbani l'Italia è al penultimo posto tra gli stati dell'Europa occidentale, davanti al solo Portogallo. La Commissione europea lancia un messaggio chiaro: basta discariche, la soluzione passa per un'altra strada. Una strada che non solo è ecologicamente molto più sana, ma porta occupazione e guadagni. "È necessario considerare i rifiuti una risorsa, ha detto il commissario all'Ambiente Janez Potocnik, interrare le risorse in discarica è una politica estremamente deleteria". Nel 2008, dice la Commissione, la gestione e il riciclaggio dei rifiuti in Europa davano lavoro a 2 milioni di persone, per un fatturato di 145 miliardi di euro, pari all'1% del Pil Ue. C'è ancora spazio per crescere, per Bruxelles nel 2020 si può arrivare a un fatturato annuo di 187 miliardi di euro a 2,4 milioni di posti di lavoro, solo applicando a pieno le varie direttive Ue che obbligano gli stati ad approvare a livello di raccolta, gestione e riciclaggio. L'Italia è sotto procedura d'infrazione proprio per violazione delle normative, in relazione alla vicenda napoletana. E nel 2005 ha comunicato un record assoluto di rifiuti in discarica, 10,8 milioni di tonnellate. Il 20% il Lazio con Roma. Lo studio della Commissione ha messo a confronto varie realtà concrete, tra cui, agli posti, spiccano  quella negativa, di Napoli, e quella virtuosa del Brandeburgo. La vicenda della "monnezza" napoletana è ben nota, interessanti sono le stime dei costi economici per l'area: nel 2007 il crollo del turismo a Napoli è costato 64 milioni di euro, nel 2008 la scoperta di contaminazione da diossina nel latte di bufala ha portato al dimezzamento delle vendite delle mozzarelle, un settore che dà lavoro a 20.000 persone. Non basta: l'invio dell'immondizia in Germania è costato 400.000 euro al giorno. Complessivamente, per Napoli il costo è stimato a 24,7 miliardi di euro. Spostiamoci 2.000 chilometri a Nord, in Brandeburgo, nell'Est povero della ricca Germania. Con un aiuto pubblico  si è provveduto a chiudere le discariche principali che sono passate da 100 nel 1990 ad appena 5 nel 2009. Contemporaneamente, sono stati creati 15 impianti di trattamento e riciclaggio. Risultato: nel 2006 delle 730.000 tonnellate annue di rifiuti prodotte dal Brandeburgo solo il 29% è finito in discarica. Secondo la Commissione, grazie alla sola costruzione dei 15 impianti di riciclaggio sono stati investiti 300 milioni di euro e complessivamente sono stati creati 1.800 posti di lavoro. Il business, però, può andare ben oltre, basti pensare all'esempio svedese che punta a trasformare i rifiuti in energia: il solo impianto di Malmö trasforma annualmente 650.000 tonnellate di rifiuti in 1,4 terawatt di calore e 0,3 terawatt di energia elettrica. Esempi analoghi si trovano anche in Olanda e in Germania, non a caso gli altri due paesi "destinatari" dei rifiuti napoletani, oltretutto non "comprati" ma accettati dietro pagamento. La Commissione sottolinea che per l'Italia la speranza c'è, non a caso cita esempi virtuosi, tra cui alcuni proprio in Campania: ad esempio la provincia di Salerno dove la differenziata arriva al 71% ad Avellino al 67%. Si tratta di farne la regola, non l'eccezione: in gioco sono tanti soldi, e soprattutto tanti posti di lavoro.