Roma: “I rifugiati invisibili”

17/05/2012 di Redazione
Roma: “I rifugiati invisibili”

A Roma i rifugiati politici con regolare permesso di soggiorno sono 1.700, spesso abitano in luoghi fatiscenti, grandi occupazioni con centinaia di uomini e donne in condizioni abitative precarie che sopravvivono come possono. "Questo solo se si contano le più note: grandi edifici, quando va bene, o immense baraccopoli di cartone e lamiere dove spesso crescono anche dei bambini. Sulle oltre 6.000 presenze di titolari di protezione internazionale, nella Capitale solo 2.000 trovano un posto d'accoglienza, mentre altrettanti vivono un'attesa interminabile nella lista d'attesa dell'Ufficio Immigrazione del Comune". Sono questi i dati che emergono dal censimento "I rifugiati invisibili", realizzato dalla fondazione Integra/Azione, una realtà costituita da Legambiente e cooperativa Abitus. La ricerca si è focalizzata su un'indagine della situazione romana dell'accoglienza di richiedenti asilo, rifugiati politici e titolari di protezione internazionale. I risultati confermano come "a spinta ai margini della società e all'invisibilità senza possibilità d'uscita, sia in costante crescita". L'occupazione Salam in via Arrigo Cavaglieri alla Romanina, quella di via Collatina o di Ponte Mammolo, nonché la tendopoli afgana di Ostiense o il tendone dormitorio di Tor Marancia, rappresentano, secondo il censimento, solo "la punta dell'iceberg di una realtà molto più vasta e frammentata. Situazioni degradanti e marginali, cui si aggiungono centinaia di centri di accoglienza informale che popolano gli angoli più remoti della Capitale. Stabilire con certezza quali siano i numeri dei rifugiati invisibili a Roma è estremamente complesso, anche per i luoghi sempre più marginali dove si cela. Lontano dagli occhi e dall'attenzione dell'opinione pubblica, si nascondono migliaia di rifugiati che sopravvivono in baracche, in scatole di cartone, sotto coperte e fogli di giornale". Questa, spiega Luca Odevaine, presidente di Fondazione Integra/Azione "è un'emarginazione sociale particolarmente grave per uomini, donne e bambini a cui l'Italia dovrebbe garantire una protezione internazionale e un'accoglienza dignitosa". Secondo Odevaine "Un problema tanto vasto e delicato non può e non deve essere improntato soltanto all'ordine pubblico. Aumentare i posti disponibili in accoglienza non può rappresentare una soluzione univoca ed efficace, sia per i costi difficilmente sostenibili che per il rischio di spostare semplicemente il problema nel tempo, senza risolverlo". "Una gran parte dei rifugiati informali- prosegue Odevaine- proviene, infatti, da anni di accoglienza istituzionale, vivendo tra l'uscita da un centro e l'entrata in un altro. Una vita ai margini della città, senza avere quegli strumenti per raggiungere una duratura autonomia abitativa e lavorativa". Il Comune di Roma, oggi, come rende noto lo studio, riesce a garantire complessivamente 2.200 posti d'accoglienza. La fetta più grossa rappresentata dai 19 centri di accoglienza gestiti dal privato sociale in convenzione diretta con il Comune, per un totale di circa 1.250 posti letto. A questi si aggiungono altri 250 posti letto in due strutture sorte per fronteggiare l'emergenza abitativa, ma prestate all'accoglienza dei richiedenti asilo. Il Centro polifunzionale Enea di seconda accoglienza completa il quadro con i suoi 700 posti circa, suscettibili di diventare 800 nei prossimi mesi. Va ricordato poi che, a seguito dello stato di emergenza dichiarato con i decreti del Presidente del Consiglio del 12 febbraio e 7 aprile 2011, nota come "emergenza Nord Africa", sono nati nuovi centri d'accoglienza per ospitare oltre 1.000 nuovi richiedenti asilo. Nel frattempo, il servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), garantisce l'assorbimento dei rifugiati con sempre maggiore difficoltà a causa del mancato finanziamento da parte del governo. "È evidente che solo interventi concreti che garantiscano un serio percorso d'integrazione lavorativa, sociale e abitativa possono rappresentare la via per spezzare l'accoglienza informale di queste migliaia di persone" dice il senatore Francesco Ferrante, vicepresidente di Fondazione Integra/Azione, che continua: "Una situazione drammatica che rischia di esplodere se chiuderanno i centri d'accoglienza aperti con la dichiarazione dello stato d'emergenza umanitaria e in scadenza il 31 dicembre 2012. Un esercito di altri 2170 rifugiati solo nel Lazio, che si troverebbe in mezzo a una strada". In merito a questa situazione Ferrante ha presentato un'interrogazione parlamentare ai ministri degli Interni, Anna Maria Cancellieri, e della Cooperazione internazionale e Integrazione, Andrea Riccardi.