“Roma non si vende”

10/05/2012 di Redazione
“Roma non si vende”

Sabato 5 maggio oltre 10.000 persone hanno manifestato per le strade di Roma . Obiettivo far ritirare al Sindaco Alemanno le delibere con cui intende mettere sul mercato i beni comuni della città di Roma a partire dall'acqua. Undici mesi fa la vittoria del sì ai referendum sull'acqua pubblica. In testa al corteo il Forum dell'acqua, che sottolinea quanto sia importante difendere a tutti i costi il risultato referendario: "I cittadini lo scorso giugno hanno espresso la loro opinione in materia d'acqua pubblica e i poteri di questa città fanno finta di niente, dicono dei manifestanti appartenenti alla rete "acqua bene comune", la svendita di Acea è un segnale forte che indica proprio la volontà di andare contro il volere popolare". Non si parla solo di acqua però in questa piazza. Tra le molte realtà, ci sono anche i lavoratori di Atac, i comitati della rete "Zero waste Lazio", i comitati "No Pup" e la rete "Salvaciclisti". All'indomani della manifestazione cade il numero legale durante la discussione sulla delibera 32 del Campidoglio sulle holding per il bilancio 2012 che contiene anche il provvedimento per la cessione del 21 per cento delle quote di Acea. In altre  recenti  dichiarazioni  Alemanno spiega che per non sforare il patto di stabilità il Campidoglio dovrà "vendere il 21% di Acea oppure aumentare le tasse". Tutto per convincere le opposizioni a ritirare i 150mila emendamenti che ostacolano la delibera sulla privatizzazione dell'utility. Intanto potete visitare il sito http://www.dilloadalemanno.it per firmare l'appello promosso dai comitati per l'acqua bene comune e sottoscrivere la seguente lettera: 
"Caro Sindaco,
le scriviamo per ricordarle che il 12 e 13 giugno 2011, ventisette milioni di italiane e italiani sono andati alle urne per fermare la mercificazione dell'acqua e la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Con quel voto la maggioranza dei cittadini ha dato una chiara indicazione: il servizio idrico ed i servizi pubblici, in questo paese, devono essere garanzia di beni e diritti e non fonte di profitto. Fra gli italiani che si sono recati alle urne, c'erano un milione duecentomila cittadini romani, molti dei quali suoi elettori. Vorremmo ricordarlo a lei, che all'indomani delle elezioni del maggio del 2008 si è proclamato "il sindaco di tutti i romani". Vorremmo ricordarle anche qual è il giuramento da lei formulato ad inizio del suo mandato: "Giuro di osservare lealmente la costituzione". Il referendum è sancito dall'art.75 della Costituzione e lei, in qualità di sindaco, ha quindi il dovere di rispettarlo. Pertanto Lei non può operare in contrasto con la chiara indicazione espressa dalla maggioranza dei cittadini che lei rappresenta. La sua decisione di vendere il 21% di ACEA è un chiaro segnale di disprezzo per la costituzione, la democrazia e la partecipazione dei cittadini alle decisioni di questa città. Le motivazioni date a giustificazione della volontà di vendita sono inaccettabili, nonchè inefficaci alla risoluzione dei problemi di cassa lamentati. Per questo parteciperemo a tutte le iniziative che vorranno contrastare questo suo progetto ad iniziare da questa lettera con cui Le chiediamo di fare un passo indietro e di ritirare la proposta di vendita di ACEA prima che arrivi in consiglio comunale.
Cordiali Saluti"