Siria: il fallimento del piano Annan e l’ira dell’Europa

31/05/2012 di Redazione
Siria: il fallimento del piano Annan e l’ira dell’Europa

Linea dura di molti paesi europei e dell'Australia nei confronti del regime di Assad dopo la strage di Hula dove 108 persone, di cui 49 bambini, hanno perso la vita. Ilpresidente francese, Francois Hollande, ha espulso da Parigi l'ambasciatore in Siria, stessa linea seguita dalla Germania, Canada, Australia e dagli Usa e non ultimo anche il Giappone. Hollande ha dichiarato di essere disponibile a iniziare a pensare all'opzione militare pur di risolvere la crisi siriana che dura ormai da 14 mesi. Kofi Annan, inviato speciale di Onu e Lega Araba per la Siria, ha incontrato il presidente Bashar al Assad dichiarando che la Siria "si trova a un punto di svolta" e che "Il popolo siriano non vuole un futuro di violenza e divisione". L'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana ha invece diffuso il commento di Assad "Il successo del piano di Kofi Annan dipende dalla fine degli atti di terrorismo, dall'appoggio che ricevono e dalla fine del traffico di armi". Rimane però da superare l'opposizione russa a qualsiasi iniziativa che possa implicare un intervento militare internazionale. L'agenzia di stampa Interfax, infatti, ha citato il viceministro degli esteri russo Gennady Gatilov che ha definito "prematura" questa opzione e Mosca userà il potere di veto per bloccare eventuali risoluzioni del Consiglio. Solo la Russia quindi sembra mantenere la sua posizione di alleato della Siria o almeno era quello che succedeva ancora qualche giorno fa. Il piano di pace di Kofi Annan avrebbe dovuto implicare un cessate il fuoco osservato sia dalle forze del regime che da quelle ribelli, nonché la liberazione dei prigionieri politici e la garanzia del diritto a libere manifestazioni. Nessuno di questi punti è stato rispettato. Come se non bastasse l'artiglieria inoltre ha continuato a colpire Homs e Hula, mentre secondo i Comitati di coordinamento locali, citati dall'emittente al-Arabiya, a Deir ez-Zor sono stati trovati i cadaveri di tredici persone, uccise con un colpo alla testa. Le vittime sarebbero operai della compagnia elettrica locale, che avrebbero iniziato uno sciopero per protestare contro i massacri compiuti dal regime. Il bilancio degli scontri nelle ultime ventiquattro ore, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, è di 98 morti, tra cui 61 civili, 28 soldati dell'esercito regolare e nove combattenti ribelli.