Siria: la guerra civile e il cessate il fuoco continuano

17/05/2012 di Redazione
Siria: la guerra civile e il cessate il fuoco continuano

La situazione in Siria è scomparsa dalla stampa questa settimana. Da Al Arabyia e Al Jazeera sono riportate notizie dettagliate dell'attentato in cui sono stati coinvolti 6 osservatori dell'ONU, di 15 civili passati per le armi in strada dalle forze di sicurezza nelle vicinanze di Homs, di 20 militari vittime di un attacco dei ribelli, di Assad che dichiara che i risultati elettorali che confermano la volontà riformista del popolo siriano. Le forze ribelli siriane stanno ricevendo nuovi armamenti, più forti, tecnologicamente più avanzati, più affidabili per attaccare il regime di Bashar al Assad.  Notizie lanciate dai media internazionali, nonostante  il presidente Barack Obama continui ad assicurare che il supporto americano alla Siria riguarda solo la logistica. "Stiamo aumentando la nostra assistenza non bellica all'opposizione siriana, e continuiamo a coordinare i nostri sforzi con amici e alleati nella regione e altrove per avere il più grande impatto possibile su ciò che stiamo facendo", dice un ufficiale del dipartimento di Stato al Washington Post. "Gli attivisti dell'opposizione che due mesi fa affermavano che i ribelli stavano finendo le munizioni dicono ora che "il flusso di armi", tuttora prevalentemente comprate al mercato nero, è aumentato in maniera significativa dopo la decisione di Arabia Saudita e  Qatar di mettere a disposizione milioni di dollari ogni mese", senza contare la rete dei Fratelli Musulmani, anch'essa al lavoro per finanziare i ribelli. Ci sono grossi carichi che "sono riusciti a passare. Ci sono aree piene di armi", dice una fonte d'opposizione, il che sembra evidente stando alle notizie degli ultimi scontri ad esempio presso Rastan, vicino Homs. "Le forze ribelli hanno ucciso 23 soldati". Non è facile mantenere alta la pressione contro il ricco regime di Bashar Al Assad: ma grazie a questi generosi finanziamenti, la rivolta può continuare. Intanto a Washington sarebbero arrivati alcuni rappresentanti della comunità curda siriana: l'intenzione sarebbe quella di farli scendere in battaglia contro Assad, "per aprire un secondo fronte".