Tia e Iva, illegittimo il ricarico dell'imposta

17/05/2012 di Redazione
Tia e Iva,  illegittimo il ricarico dell'imposta

Sono circa 7 milioni le famiglie che aspettano da quattro anni la restituzione dell'Iva che hanno ingiustamente pagato sulla Tia, la tariffa di igiene ambientale, negli ultimi dodici anni. Si tratta in realtà di una "tassa sulla tassa", un'imposta al quadrato. Infatti, come ha confermato una sentenza pronunciata dalla Cassazione nel marzo scorso la Tia non è altro che la versione alternativa e opzionale per i Comuni della Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani. Lo Stato rischia quindi di dover sborsare 1,3 miliardi, a tanto ammonta infatti, secondo uno studio della Uil Servizio politiche territoriali, l'Iva pagata illegittimamente. La vicenda nasce all'inizio dello scorso decennio, quando è stato possibile per i Municipi optare trala vecchia Tarsu, una tassa vera e propria, ela nuova Tia, un sistema imperniato sulle tariffe. A partire da allora 1.256 sindaci hanno scelto la strada della tariffa, accantonando la Tarsu e introducendola nuova Tia. Sceglierela tariffa piuttosto che la tassa permetteva, infatti, di scorporare gli incassi dal Patto di Stabilità interno che ingabbia spese e entrate ai fini del controllo delle finanze pubbliche.  Scelta la Tia è quindi scattata anche l'Iva al 10 per cento come per qualsiasi altra prestazione di servizi. Per qualche tempo nessuno ha protestato, ma poi la questione è finita nel mirino di associazioni dei consumatori, semplici cittadini e sindacati che hanno colto l'ingiustizia del "doppio balzello". Così la vicenda è arrivata sul tavolo della Corte costituzionale (nel 2009) e della Corte di Cassazione (sentenza 3.766 dell'8 marzo scorso) che hanno riconosciuto la natura tributaria della Tia, con la conseguenza di non poter essere assoggettata ad Iva. Mentre gas e acqua sono misurabili e dunque "tariffabili", hanno spiegato sostanzialmente i giudici, i rifiuti consumati non si possono misurare, al massimo si può legare la tassa/tariffa ai metri quadrati della casa o al numero di componenti. Dichiarata illegittima la tariffa, sono scattate le istanze di rimborso. Molti cittadini le hanno presentate alle società di gestione della raccolta rifiuti e altri ai Comuni: ma la risposta è stata, da parte di entrambi, che la faccenda riguardava lo Stato centrale giacché i Municipi avevano svolto il ruolo di semplici esattori. Di conseguenza il contenzioso si è trasferito di fronte alle Commissioni tributarie. Nel frattempo però, per quasi un anno, i Comuni sono andati avanti in ordine sparso nel concedere o no i rimborsi e nel continuare o no ad applicare l'Iva, anche perché il Governo non aveva mai preso una decisione definitiva in merito. Negli ultimi due anni il governo ha tentato di disinnescare l'esplosiva questione. Con la manovra del 2010, l'esecutivo Berlusconi, ha stabilito che i contenziosi sulla "tassa sulla tassa" andassero discussi di fronte al giudice ordinario e non semplicemente di fronte a quello tributario. Un particolare non irrilevante, visto che per riavere indietro 208 euro (la media di Iva pagata da ciascuna dei 7 milioni di famiglie che attendono il rimborso) bisognava attivare una pratica che costa almeno altrettanto in bolli. Anche il governo Monti non ha ignorato la spinosa vicenda e per il prossimo anno ha preparato un deciso cambio di rotta la Tarsu e la Tia spariranno e arriverà la Tares, esplicitamente considerata una tassa, dunque al riparo dall'applicazione dell'Iva e dai contenziosi. Ma il nodo vero resta quello delle casse dello Stato: alle imprese ha restituito 2,2 miliardi di crediti Iva, e intanto annuncia una compensazione tra crediti e debiti verso lo Stato. Invece le famiglie dovranno ancora attendere: anche perché l'apposito Fondo restituzione imposte del ministero del Tesoro è stato intaccato per reperire risorse necessarie alla riforma degli ammortizzatori sociali. Sul sito dell'Aduc è reperibile un modulo per la presentazione della richiesta di rimborso da inoltrare al proprio gestore.