Censis: Roma "accogliente e inclusiva", almeno 40mila famiglie con tre forme di disagio

28/06/2012 di Redazione
Censis: Roma "accogliente e inclusiva", almeno  40mila famiglie con tre forme di disagio

E' stato presentato, all'interno della gran convention di Alemanno "Stati generali del sociale e della famiglia", il Rapporto del Censis "Il valore del sociale a Roma".
Secondo il Censis Roma è una città "accogliente e inclusiva", più di un maggiorenne su tre (850mila persone) non è nato nella capitale mentre quelli romani di seconda generazione, con entrambi i genitori di Roma, sono 626mila. Gli altri hanno almeno un genitore nato altrove o non sono originari di Roma. La capitale è da sempre una città che accoglie e integra persone provenienti da territori vicini e lontani. 350mila sono gli stranieri residenti, 145mila le persone di almeno 18 anni nate in altri comuni del Lazio, 97mila quelle provenienti dalla Campania e 78mila dalla Puglia. Per quanto riguarda le province di provenienze, prevale quella di Roma (da dove arriva l'8,6% dei non nativi), seguono quelle di Napoli (6,5%), dell'Aquila (3,5%), poi Latina, Foggia, Frosinone e Bari. 

Tutto ruota attorno alla famiglia, più del 50 per cento dei romani con almeno 18 anni abita con i genitori o vive a un massimo di 30 minuti a piedi da loro (un quarto vive a meno di 15 minuti). Il 48 per cento ha parenti stretti a un massimo di 30 minuti a piedi dalla propria abitazione (il 33 per cento a meno di 15 minuti). La famiglia è uno degli attori decisivi del welfare romano, infatti, nella capitale ci sono 45mila famiglie con badanti, 20mila con baby sitter, 265mila contano su forme di aiuto familiare. Si stima che le famiglie spendano per badanti e baby sitter circa 800 milioni di euro all'anno. Ci sono poi le spese per servizi e prestazioni di tutela: in un anno 853mila famiglie hanno sostenuto spese sanitarie private, 508mila hanno pagato le attività sportive, 91mila lezioni private (ripetizioni scolastiche, attività formative, ecc.), 424mila polizze assicurative private (sanitarie, previdenziali, ecc.). Ancora, il Rapporto ci parla del volontariato e dell'associazionismo, quasi 470mila romani dichiarano di dedicarsi in modo regolare (213mila) o saltuariamente (253 mila) ad attività di volontariato informale e organizzato. Si tratta di più di 61mila giovani con età fino a 29 anni, 125mila adulti con età tra 30 e 44 anni, 170mila tra 45 e 64 anni, 110mila anziani. Il 45 per cento dei romani è iscritto o partecipa alle iniziative di varie associazioni (sportive, ambientaliste, culturali, ecc.) presenti in modo capillare sul territorio.
E le forme di maggiore disagio? Secondo il Rapporto è esploso il numero delle persone sole, ci sono 107mila non autosufficienti e 80mila disabili, 74mila giovani che non studiano e non lavorano, 131mila persone che vorrebbero andare a vivere da sole ma a causa dei costi elevati delle case non possono, 63mila disoccupati di lungo periodo, 29mila persone con almeno cinquant'anni alla ricerca di un lavoro, 106mila famiglie a basso reddito, nelle quali si contano 62mila persone che lavorano ('working poor'). Le periferie, però, non sono a rischio banlieue parigine, sempre secondo il Censis. A Roma si stimano in circa 40mila le famiglie in cui si sommano almeno tre forme di disagio. E crescono le vulnerabilità potenziali. C'è stato un vero boom del numero di persone che vivono sole: 303mila in più negli ultimi dieci anni. Dai disagi nasce una domanda imponente di welfare che Roma deve affrontare, con il rischio che i tagli imposti colpiscano in città fino al 40 per cento degli attuali beneficiari di servizi, interventi, prestazioni di assistenza. Espolsivo, quindi, il numerod elle persone sole, che fanno famiglia a se. Erano 292mila nel 2001, sono diventate 596mila nel 2010 (303mila in più), con un ritmo di crescita media annua del 7,4 per cento. I nuclei unipersonali in città erano poco più del 28 per cento del totale delle famiglie romane nel 2001, sono diventati il 44 per cento nel 2010. Nel quinquennio più recente (2005-2010) l'incremento è stato ancora più intenso: +11,7% pari a 62.500 persone in più. Il boom è evidente nel municipio I (+29%, 12mila persone sole in più) e nell'VIII (+36%, 9.200 persone sole in più). Incrementi percentuali a due cifre si sono registrati anche nei municipi VII (+14,6%), XII (11,4%), XIII (+16,5%), XIX (+13%) e XX (+10,8%). Il 55 per cento dei residenti in periferia definisce medio il livello socio-economico della propria famiglia, un dato analogo a quello dei quartieri semiperiferici e del centro. E il disagio a Roma non è concentrato come nelle banlieue parigine. Nei rioni del centro, dice il Censis, ci sono più famiglie con persone non autosufficienti (l'8% contro il 7% della periferia), mentre nei quartieri periferici sono più alti i livelli di disagio nel rapporto con il lavoro (il 6% di famiglie con giovani che non studiano e non lavorano e il 6% con disoccupati di lungo corso). Nella periferia prevale l'eterogeneità sociale, con una robusta presenza di impiegati (il 46% dei capofamiglia contro il 37% registrato in centro), insegnanti (il 6% contro il 10%), liberi professionisti (il 14% contro il 26%). Nei quartieri della periferia le famiglie proprietarie dell'abitazione in cui vivono sono l'82%, rispetto al 71,5% registrato nei quartieri del centro. Il 78% delle abitazioni in periferia ha il collegamento a Internet, il 77% in centro.