Giornata mondiale del Rifugiato: Dai Choucha camp alle baracche metropolitane.

21/06/2012 di Redazione
Giornata mondiale del Rifugiato: Dai Choucha camp alle baracche metropolitane.

Dalle zone di instabilità politica e di crisi sociale ed ambientale, alle baracche delle metropoli europee, il destino di chi emigra sembra ineludibile. Chi è costretto a fuggire da persecuzioni, violenze e altre gravi forme di violazione dei diritti umani, va spesso incontro ad una sorte non migliore nei Paesi d'arrivo, dove le attese che accompagnano la partenza sono il più delle volte tradite. Molti conoscono la morte durante i lunghi e faticosi viaggi: solo lo scorso anno, e solo nel Mediterraneo, hanno perso la vita oltre 1.500 persone nel disperato tentativo di raggiungere le coste europee. Molti altri vivono anni in campi profughi come quelli del Sudan, o al confine tra Kenya e Somalia, o tra Libia e Tunisia, senza conoscere altra realtà al di fuori di quella del campo. Chi riesce a raggiungere gli Stati europei, poi, si confronta con mancanza di accoglienza, abbandono, insicurezza, violazione delle libertà fondamentali, negazione da parte dei governi degli stessi ordinamenti dei propri Stati. Chi emigra non sempre lo fa come libera scelta. Il più delle volte si è costretti a lasciare ilproprio Paese e la propria famiglia nella speranza di ricostruirsi una vita dignitosa. Spesso, però, si finisce con il sopravvivere. Accolti in modo inappropriato, i migranti, inclusi i richiedenti asilo, si ritrovano a vivere in luoghi degradati e in rifugi d'emergenza come le stazioni, le baracche o altri insediamenti abitativi precari. A questo si aggiunga la violazione di altri diritti fondamentali, come quello alla salute, al lavoro, all'istruzione. Presenze invisibili, dunque. Eppure sono tante. Nel mondo, secondo il rapporto dell'UNHCR "The State of the World's Refugees 2012", sono 43 milioni le persone costrette a movimenti forzati: tra i 15 e i 16 milioni di rifugiati, 27 milioni di sfollati interni e quasi 1 milione di richiedenti asilo. In Italia ci sono circa 55mila rifugiati, e solo nel 2011 le richieste d'asilo sono state 37.350, provenienti principalmente da Nigeria, Tunisia, Ghana e Mali. Questa cifra pone l'Italia al terzo posto all'interno dell'Unione Europea, dopo la Francia con 52mila domande d'asilo e la Germania con quasi 46mila. Con una differenza fondamentale, un tasso di riconoscimento tra i più bassi d'Europa: meno di 1 su 1000 abitanti, in confronto a Paesi come Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, dove i rifugiati sono tra i 3 e i 9 ogni 1.000 abitanti, e la Germania con oltre 7. Nel 2011, ad esempio, del totale delle richieste prese in esame, solo il 9% sono state accolte.  A seguito della Primavera araba, il 2011 è stato un anno che ha visto un notevole incremento, circa il 20 percento rispetto all'anno precedente, delle domande d'asilo. L'aumento più consistente si nota nell'Europa meridionale, da parte di persone provenienti per la maggior parte dal Corno d'Africa e dall'Africa Sub-Sahariana, e giunti via mare dalla Libia dove si trovavano allo scoppio della guerra. Le rivoluzioni democratiche avviate nel Nord Africa e in Medio Oriente rendono ancora più urgenti le attese di chi, per il fondato timore di essere vittima di persecuzioni e violenze, è costretto a lasciare ilproprio Paese: grandi rivolgimenti e instabilità politiche e sociali che intensificano il mai interrotto movimento di persone in fuga da zone di vecchie crisi mai risolte. Questa situazione impone all'UE di non sottrarsi dal dovere di accogliere e garantire asilo. Purtroppo le risposte fornite sono andate in senso opposto: politiche restrittive, controlli alla frontiera, respingimenti in violazione del principio del non refoulement e mancati soccorsi nel Mediterraneo, detenzione illegale nei CIE, rimpatri forzati, trattamenti disumani e mancanza di trasparenza circa l'accesso alla procedura d'asilo. Sono tutte manifestazioni di una grave e perdurante violazione dello stato di diritto e dei principi stabiliti dai trattati internazionali, dalle direttive europee e dalla nostra stessa Costituzione. Nel nostro Paese, in particolare, la mancanza di una legge organica in materia d'asilo non garantisce la tutela di un diritto umano fondamentale, sancito dalla Convenzione di Ginevra sullo Status di rifugiato del 1951 e dal suo Protocollo del 1967, mentre l'Europa è ancora lontana dall'armonizzare le sue legislazioni nazionali e dall'adottare un Sistema Comune Europeo d'Asilo. Quello che si verifica nel Mediterraneo, poi, ci risulta inaccettabile e assolutamente in contrasto con gli auspici che la Primavera araba ci prefigurava. In uno dei mari più sorvegliati dalle forze NATO, si sono verificate gravissime omissioni di soccorso che hanno portato alla morte di centinaia di migranti, e tra loro molte donne e bambini. L'Italia è stata di recente condannata della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per un episodio che ha visto coinvolto uno dei tanti barconi in navigazione  nel Mediterraneo. Esistono ora tutte le condizioni perché, nell'ambito delle necessarie nuove relazioni dell'Italia e dell'UE con i nuovi governi di Tunisia, Libia ed Egitto, non si rinnovino i precedenti accordi criminosi.
Per questo, in occasione della 12° Giornata Mondiale del Rifugiato, noi di FOCUS-Casa dei Diritti Sociali vogliamo ribadire il nostro impegno per una Primavera Mediterranea dei diritti umani, affinché le nostre pratiche di accoglienza siano effettive, umane e solidali. Per ribadire il valore della Convenzione di Ginevra e la necessità di dotarsi di una normativa organica ed adeguata in materia. Per dare futuro ai valori e alle metodologie di solidarietà, intercultura e diritto. Affinché il Mediterraneo cessi di essere un luogo che dà la morte e torni ad essere un mare che invece accoglie, unisce, avvicina gli uomini e le culture. Perché a nessuna delle persone sia negato il diritto d'asilo e la possibilità di realizzare i propri progetti di vita in un nuovo Paese. Perché le rivoluzioni in atto nel mondo arabo abbiano un seguito in termini di libertà, democrazia e diritti, per entrambe le sponde del Mediterraneo.