Le donne in Turchia difendono il diritto all’aborto

07/06/2012 di Redazione
Le donne in Turchia difendono il diritto all’aborto

Le donne turche hanno dato vita il 4 giugno a una marcia di protesta contro l'intenzione del governo di cambiare l'attuale normativa sull'aborto.  In migliaia sono scese in piazza a Istanbul per difendere una legge che, da quando è stata introdotta, nel1983, ha peraltro diminuito notevolmente il numero di  interruzioni di gravidanza, anche per la diffusione sempre più ampia dei metodi contraccettivi: secondo dati dell'ONU, nel2008 inTurchia si sono registrati circa 14,8 aborti donne su mille donne in gravidanza, una media ben inferiore a quella mondiale di 28 o alla stessa europea, di 27 aborti ogni mille donne. La manifestazione è stata organizzata dopo le dichiarazioni di esponenti del governo di Recep Tayyip Erdoğan, leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), che ipotizzato una riforma della legge sull'aborto, oggi consentito fino alla decima settimana di gravidanza. C'è ancora molta incertezza sulle future mosse del governo, perché non è stato ancora presentato un disegno di legge in materia, ma l'intenzione pare quella di abbassare il limite, forse fino a quattro settimane. Il mese scorso lo stesso Erdoğan ha detto che "non c'è differenza tra uccidere un bambino nella pancia della madre o quando è già nato" e che l'aborto, insieme ai parti cesarei, è uno dei "complotti segreti" che limitano la crescita della Turchia. Il ministro della Salute turco, Recep Akdag, ha recentemente confermato che il governo presenterà nelle prossime settimane una nuova proposta di legge più restrittiva, che tra le altre cose dovrebbe dare proprio al governo il compito di prendersi cura delle donne rimaste incinte dopo uno stupro. A rincarare la dose il sindaco di Ankara, Melih Gökçek, anch'egli esponente dell'AKP, ha dichiarato in televisione che una madre che ha intenzione di abortire "farebbe meglio a uccidersi".