Roma non è capitale dell’accoglienza

21/06/2012 di Redazione
Roma non è capitale dell’accoglienza

E' stato presentato il 15 giugno nella sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini il rapporto "Mediazioni Metropolitane. Studio e sperimentazione di un modello di dialogo e intervento a favore dei richiedenti e titolari di protezione internazionale in situazione di marginalita". Il progetto, co-finanziato dal Fondo Europeo per i rifugiati 2008-2013 e promosso dalla CRS-Caritas di Roma in partenariato con l'associazione Centro Astalli di Roma,la Solidarietà Caritasonlus di Firenze ela Fondazione Caritas Ambrosianadi Milano. Il rapporto afferma che la situazione più problematica per rifugiati è nella Capitale. Sono circa 1.500 le persone in condizioni abitative "abbondantemente al di sotto di ogni standard minimo accettabile in relazione alla salute e alla sicurezza". Vivono in zone di emarginazione, all'interno di baraccopoli, tendopoli o occupazioni abusive fatiscenti. Le zone della Capitale dove sorgono maggiori insediamenti sono Ponte Mammolo (baraccopoli), Romanina/Anagnina (edificio), Collatina (edificio), fino ad aprile del 2012la stazione Ostiense(tendopoli sgomberata), e il Centro Ararat di Testaccio (edificio autorizzato a uso 'centro culturale'). Al 16% dei richiedenti e titolari di protezione internazionale è stato rilasciato il permesso di soggiorno nella regione Lazio. All'8,5% dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia e il 13,9% dei richiedenti e titolari di protezione internazionale, il permesso di soggiorno è stato rilasciato a Roma. secondo il Rapporto la crisi del sistema d'accoglienza e delle misure di integrazione nelle grandi città è dovuto al crescente numero di richiedenti e titolari di protezione internazionale. L'alloggio è "obiettivo quasi irraggiungibile" per chi non ha un lavoro o ne ha uno estremamente precario. Questo il motivo per cui, secondo la ricerca, nei grandi centri urbani si è determinato l'insorgere di insediamenti spontanei e di occupazioni di stabili da parte di richiedenti e titolari di protezione internazionale che vi abitano in condizioni di "estrema precarietà socio-sanitaria". La ricerca è stata frutto di colloqui effettuati con 520 richiedenti e titolari di protezione internazionale (di cui 303 su Roma) e dopo aver svolto sopralluoghi in 8 insediamenti spontanei a Roma (5), Milano (1) e Firenze (2), è emerso un "diffuso ed esplicito scetticismo" rispetto alla possibilità di trovare negli enti territoriali una risposta ai loro bisogni. I rifugiati (oltre il 75 per cento degli intervistati è titolare di protezione internazionale e l'11,3 per cento ha ottenuto la protezione umanitaria), insomma, sembrano aver maturato una "profonda mancanza di fiducia" nei confronti di uno Stato che "commette ingiustizie" e non riesce a "garantire ai rifugiati gli stessi diritti che hanno negli altri paesi europei". Secondo la ricerca, i posti disponibili sono "vistosamente insufficienti e la capacità di finanziare percorsi individuali e mirati di sostegno all'integrazione è limitata".