Siria, la situazione peggiora

07/06/2012 di Redazione
Siria, la situazione peggiora

La settimana scorsa, a seguito del massacro di Hula, nei pressi di Homs, dove l'intervento dei carri armati dell'esercito siriano aveva provocato una strage, 108 persone, tra cui quaranta bambini, gli ambasciatori siriani erano stati espulsi  da 15 paesi occidentali. Ora Damasco, come afferma la tv di stato, decide di dare una risposta, e "seguendo il principio della reciprocità" espelle gli ambasciatori dei paesi da cui erano stati espulsi gli ambasciatori siriani.  Stati Uniti, Canada, Australia, Francia, Gran Bretagna, Italia, Svizzera, Turchia e Spagna. La Farnesina tende a sottolineare che l'Italia ha richiamato l'ambasciatore e tutto lo staff dell'ambasciata già il 14 marzo. Il regime continua a sostenere che gli attacchi alla popolazione civile, compreso il  massacro di Hula, sono realizzati da terroristi pagati e sostenuti dall'Occidente e dai Paesi arabi del Golfo. E mentre tutto il mondo ripensa agli attentati, alle vittime, alla violenza sui civili, il presidente siriano Bashar al-Assad ha nominato l'ex ministro dell'agricoltura, Riyad Hijab, primo ministro con l'obiettivo di formare un nuovo governo, riferisce sempre la televisione di Stato, dopo la "farsa" delle elezioni del 7 maggio. Intanto l'ondata di violenze nel Paese continua e  l'Osservatorio per i diritti umani con sede a Londra parla di un'offensiva lanciata dall'esercito lealista nelle roccaforti ribelli di Idlib e Hama, durante la quale hanno perso la vita 8 persone. Violenti scontri a fuoco si sono registrati anche nelle province di Daraa e Latikiya dove, secondo attivisti siriani citati dalla tv satellitare 'al-Arabiya', ''l'esercito ha cannoneggiato pesantemente la zona di al-Haffa''. Sul fronte internazionale, Cina e Russia si sono dette nuovamente ''contrarie'' ad un intervento straniero in Siria, anche se il vice ministro degli esteri Gennady Gatilov, citato dall'agenzia Itar-Tass, ha precisato che ''mantenere il presidente Bashar el Assad al potere non e' per Mosca una precondizione essenziale per risolvere la crisi''.