Terrecomuni in Calabria

14/06/2012 di Redazione
Terrecomuni in Calabria

Si è tenuto sabato 9 giugno all'Università della Calabria, a Cosenza, "Terrecomuni in Calabria". Hanno aderito all'iniziativa 83 persone in rappresentanza di comuni (12), Università (20), società civile (50)e un sindacalista. Gli interventi sono stati oltre 40. Ai Calabresi si sono aggiunte partecipazioni dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla Campania e dal Lazio. I lavori sono stati aperti dall'augurio portato dal Preside della Facoltà di Scienze Politiche di Unical  Prof. Piero Fantozzi  ed il suo saluto di benvenuto si è rivelato propiziatorio. L'intervento introduttivo  di Ada Cavazzani, sempre di Unical, ha subito messo in chiaro che la questione delle terre comuni è uno dei temi che sta facendo scoprire l'esistenza della storia passata e delle  vicende di espropriazione e di abusivismo che deprivano e privatizzano le risorse fondamentali per la vita degli abitanti della montagna e della campagna calabrese. Le terre a proprietà collettiva hanno influito sulla formazione delle Comunità locali e su come si sono nel tempo sedimentate e finalizzate alla soddisfazione dei bisogni articolati e complessi dei suoi membri. I processi di mercificazione della terra, ancora attuali oggi anche in forme inedite, procedono dal '700 e dalla fine dell'ancient regime e con le aspirazioni proprietarie della borghesia. Con il richiamo alle lotte delle comunità indigene di tutto il mondo la Cavazzani ha voluto dare la misura epocale delle implicazioni sottostanti al processo di privatizzazioni cui sono e saranno sottoposte le terre comuni in Calabria, come nell'intero paese, ed ha ricordato ai rappresentanti delle numerose organizzazioni di cittadinanza attiva, di impegno solidale e di volontariato presenti che questo loro impegno a difesa dei territori dovrà essere rivolto anche alla ri-scoperta dei frammenti di identità comunitaria resistenti ad ogni tentativo di omologazione. La giornata di intenso lavoro è proseguita, al mattino, lungo una articolata traccia di interventi che hanno fatto il punto sullo stato di avanzamento dell'inventario dei beni protetti  dagli usi civici in Calabria.  Il contributo di tecnici ed esperti di provata competenza ha fornito un intreccio di argomenti di carattere tecnico, giuridico e storico che ha contribuito a far conoscere la complessità delle tematiche connesse alla questione degli usi civici. L'intesa giornata di lavoro e di confronto è stata conclusa  dalla Professoressa Annamaria Vitale, che ha ricordato come grazie a tutti i partecipanti esiste ora molto materiale su cui lavorare e soprattutto la consapevolezza che sulla partita degli usci civici sono aperti almeno due campi di intervento: il primo è relativo ai varchi normativi ed amministrativi che consentono, nonostante tutto, la difesa da parte delle comunità dei beni collettivi  a rischio di privatizzazione; il secondo campo di intervento sarà determinato dalla capacità che avranno le associazioni, i comitati, i cittadini attivi, le amministrazioni locali di costruire comunità e soprattutto di contribuire alla formazione di quella capacitazione di governo che è una proprietà costituente del farsi comunità.