Violenza contro le donne in Italia, il rapporto dell’Onu

28/06/2012 di Redazione
Violenza contro le donne in Italia, il rapporto dell’Onu

Luci e ombre nel rapporto delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne in Italia. Dal memorandum elaborato dal  relatore speciale Rashida Manjoo, emerge infatti che nel nostro Paese le leggi per tutelare le donne vittime di violenza ci sono, ma non sempre vengono applicate nel modo adeguato. Le cifre parlano da sole: la violenza in famiglia è una realtà molto diffusa, ma anche poco denunciata. Il 76% delle violenze nel nostro Paese avviene tra le mura domestiche a opera di ex partner, mariti, compagni o persone conosciute. Lo scorso anno sono morte 127 donne, il 6,7% in più rispetto al 2010: di questi omicidi, 7 su 10 sono avvenuti dopo maltrattamenti o forme di violenza fisica o psicologica. E per il 2012 i dati non sono confortanti: fino a giugno sono 63 le donne uccise. Il 34,5% delle donne ha segnalato di essere vittima di incidenti violenti, eppure solo il 18,2% delle vittime considera la violenza domestica un crimine, mentre per il 36% è un evento normale. Allo stesso modo, stando al rapporto, solo il 26,5% delle donne considera lo stupro o il tentato stupro un crimine. L'Italia ha sottoscritto una serie di trattati internazionali (tra cui la CEDAW - Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne), ma la violenza contro le donne resta un problema rilevante. Nel nostro Paese, continua il rapporto, il quadro giuridico fornisce sufficiente protezione alle vittime, ma l'eccessiva frammentazione che lo caratterizza determina spesso inadeguate punizioni per i colpevoli. La conseguenza è che spesso la violenza resta nel silenzio: "l'estrema lungaggine delle procedure penali, il mancato rispetto delle misure di protezione civile, delle sanzioni pecuniarie e della detenzione inadeguata contro gli autori, indebolisce la natura protettiva di tale misura. Inoltre, la mancanza di coordinamento tra giudici dei rami civile, penale e minorile, durante la gestione di misure di protezione, possono emettere sentenze contrastanti". Di qui una serie di raccomandazioni rivolte dal relatore Onu al governo italiano: innanzitutto garantire alle vittime protezione economica e un rifugio sicuro, effettuare una raccolta dati puntuale su tutte le differenti forme di violenze e assicurare la formazione degli operatori che lavorano in questo settore. E ancora, si chiede al governo di ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne e sulla violenza domestica. Infine, di varare campagne di sensibilizzazione su un problema così grave.