“Le seconde generazioni tra mondo della formazione e mondo del lavoro”

05/07/2012 di Redazione
“Le seconde generazioni tra mondo della formazione e mondo del lavoro”

E' stata presentata negli scorsi giorni la ricerca dal titolo "Le seconde generazioni tra mondo della formazione e mondo del lavoro" promossa da Rete G2 - Seconde Generazioni, in collaborazione con ASGI, Save The Children con il contributo dell'Unar, nell'ambito del progetto R.E.T.E. (Rows Emergencies and Teen Empowerment). Dalla ricerca emerge che sempre più figli di migranti, nonostante gli ottimi voti con cui lasciano le scuole medie, si iscrivono maggiormente a istituti professionali e decidono di non frequentare l'università. Ciò, secondo la ricerca, è dovuto alla necessità di trovare subito un impiego. Lo studio è stato condotto negli istituti tecnici e professionali di sei città del centro-nord dove c'è una concentrazione maggiore di figli di migranti: Roma, Firenze, Milano, Torino, Padova, Vicenza. Il campione intervistato è di 100 ragazzi e 55 ragazze, con entrambi i genitori stranieri o appartenenti a famiglie miste. La maggior parte non sente di avere problemi con la lingua. "Questa è l'ennesima dimostrazione che non è la conoscenza della lingua italiana a creare problemi di successo scolastico", sottolinea il rapporto. Gli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole superiori sono passati dai 130.012 dell'anno scolastico 2008-2009 ai 143.224 dell'anno seguente, salendo complessivamente dal 4,8 al 5,3%. Di questi, oltre centomila studiano nelle scuole professionali e tecniche, dove la percentuale è doppia, intorno al 10%. La maggior parte degli intervistati dichiara di avere una cittadinanza straniera (120 su 155), anche se molti sono nati in Italia. In media i genitori degli intervistati sono arrivati da almeno venti anni in Italia. Prevale tra gli intervistati la provenienza dei genitori dall'Europa dell'Est, seguono Sud America, Asia e Nord Africa. Le professioni prevalenti sono quelle legate al manifatturiero o ai servizi. Tra le madri c'è un 11% che dichiara di svolgere un lavoro impiegatizio; sono interpreti e traduttrici che lavorano a chiamata per tribunali e servizi vari. I titoli di studio dei genitori nella maggioranza dei casi sono alti rispetto al lavoro che svolgono effettivamente.