Scoperta del bosone “Io lo chiamo addirittura dio”

05/07/2012 di Redazione
Scoperta del bosone “Io lo chiamo addirittura dio”

"Io lo chiamo addirittura dio", questa la dichiarazione di Margherita Hack per commentare la notizia che ha fatto il giro del mondo, la scoperta del bosone di Higgs, soprannonimato la particella di dio. E la Hack continua, "Poichè è la particella che spiega come si forma la materia delle altre particelle e siccome queste sono quelle da cui poi deriva tutto - le stelle, gli elementi che abbiamo sulla terra, compresi quelli che compongono gli esseri umani - questa particella e' veramente dio''. La madre di tutte le particelle ipotizzata nel 1964 con la teoria del modello standard è stata ''riprodotta'' dal superacceleratore Large hedron collider e secondo la Hack, ''questa e' la conferma della teoria di Peter Higgs, una teoria che spiega molto bene i fenomeni che si osservano e gli esperimenti che si fanno con le particelle e che ipotizza la necessità che esista una particella molto più pesante del protone (appunto il bosone di Higgs) in grado di spiegare come tutte le altre particelle vengono create, cioè si formano e prendono massa. Questo bosone sembrava fantomatico. Ci sono stati molti anni di ricerca senza riuscire a scovarlo. Ora sembra certo che esista e quindi la teoria sarebbe confermata''. Quale sarà la prossima scoperta? ''Intanto c'e' il problema di sapere cosa e' la materia oscura e cosa e' l'energia oscura. Probabilmente anche il bosone di Higgs gioca un ruolo in questi due elementi. Poi bisogna cercare di capire perchè l'universo e' fatto di materia e non di antimateria. Oggi l'astrofisica riesce a vedere direttamente come era fatto l'universo 400mila anni dopo l'inizio dell'espansione. Dalle temperature e dalla densità della materia in quel momento, come i fisici, anche noi possiamo risalire ai valori di temperatura e densità della materia a frazioni infinitesimali di secondo dopo il Big bang''. Innovazioni su innovazioni, frutto della collaborazione dell'intera comunità scientifica umana raccolta intorno a un'enorme macchina e a enormi fondi che fungono da catalizzatore per un'impresa senza precedenti. "Le incredibili prestazioni di LHC e di Atlas e gli enormi sforzi di un grandissimo numero di persone ci hanno portato a questo risultato entusiasmante", ha detto Fabiola Gianotti, fisica italiana che ha partecipato alla ricerca, presentando i dati ed è proprio qui che si ritrova il senso e il valore di quello che ruota attorno allo LHC, il Large Hadron Collider (in italiano: grande collisore di adroni) all'ATLAS (A Toroidal LHC ApparatuS), al CMS (Compact Muon Solenoid) e a LHCB ed ALICE (A Large Ion Collider Experiment). Un insieme di esperimenti, di squadre, di scienziati di paesi diversi e di tutte le età senza paragoni.

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