Addio a Italo Insolera

30/08/2012 di Redazione
Addio a Italo Insolera

Italo Insolera, nato a Torino nel 1927 si è spentoa Roma il 27 agosto. Architetto, urbanista, docente universitario, ha sempre inseguito l'idea di una Capitale moderna come patrimonio collettivo, bene comune. "Polemista e ambientalista pugnace ha affiancato le più avanzate battaglie ecologiste. Estremamente sensibile al mutare delle città, recentemente aveva sottolineato uno degli errori degli urbanisti progressisti, la fiducia del valore sociale dell'urbanistica. Necessaria la buona architettura, ma da sola non produce buona città, Necessari, indispensabili i Piani regolatori, ma impossibile non notarne lo svuotamento, passo dopo passo, a favore di questo o quell'interesse privato e particolare, se non addirittura di patti a tutto vantaggio dei costruttori", scrive di lui Ella Baffoni da l'Unita del 27 agosto2012. In "Roma moderna" «raccontavo cent´anni di storia urbana - aveva detto a Repubblica nel 2010 - Ma ora mi accorgo che la stagione delle speculazioni di cui fu protagonistala Società Generale Immobiliare, contro la quale si scagliarono Antonio Cederna e L´Espresso, non è mai finita. Anzi si è intensificata. A guardarle oggi le operazioni che al settimanale diretto da Arrigo Benedetti ispirarono il titolo "Capitale corrotta=nazione infetta" sembrano piccole rispetto alle cosiddette "centralità" o agli altri insediamenti nell´agro romano decisi dal nuovo piano regolatore, che in totale prevede 70 milioni di metri cubi in una città che perde 180 mila residenti…Giulio Carlo Argan nel 1988 diceva che "La storia urbanistica di Roma è tutta e soltanto la storia della rendita fondiaria, dei suoi eccessi speculativi, delle sue convenienze e complicità colpevoli". La scena non è cambiata». E ancora:«Dagli anni Ottanta, proprio mentre perdono residenti, le città crescono sprecando terreno e soldi. È saltata ogni forma di pianificazione, per cui si invade la campagna e gli insediamenti che sorgono sono agglomerati di case tirate su a prescindere da tutto, dai servizi, le scuole, i trasporti, il commercio. I beni comuni sono sempre residuali, sono il prodotto occasionale una volta realizzate tutte le parti private, quelle che danno rendita». Modernità, diceva, è far meglio di chi ci ha preceduto: città più armoniose, più belle, più civili, e dunque anche più giuste.